John Carpenter, regista eclettico e critico

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John Carpenter, regista eclettico e critico

John Carpenter nato il 16 gennaio del 1948 a Carthage, artista complesso e istrionico, nella sua vasta carriera ha ricoperto il ruolo di sceneggiatore, regista e compositore. Amante della musica, ha perfino creato colonne sonore ricercate e innovative per i propri film.

La carriera cinematografica di Carpenter è ampia e poliedrica, in lui c’è una commistione di generi e di intenzioni, ma tipica della sua filmografia è la figura dell’anti-eroe. È molto critico rispetto a quello che è il sistema capitalistico americano con le sue regole e i suoi limiti: questa contrarietà la ritroviamo in molte sue pellicole tra cui Distretto 13 e 1997: Fuga da New York (1981), tra la fantascienza e il western, dove la società è sotto la morsa della violenza e schiava di una demagogia imperante.

Carpenter è uno spirito libero: non tutti i suoi film hanno ottenuto un successo ampio di pubblico poiché non segue le regole dello star system ma ha un suo modo peculiare di fare cinema. Eclettico e sempre pronto ad esplorare nuovi generi, passa dall’horror della trilogia dell’Apocalisse, La Cosa (1982), Il seme della follia (1995), Il signore del male (1997), al fantawestern di Fantasmi da Marte.
C’è sempre anche un tono parodistico nelle sue opere: si ride di questi antieroi che non hanno, per esempio, la valenza salvifica propria dei kolossal americani, ma sono dei normali esseri umani, con il loro difetti e le loro zone d’ombra.

Il cinema di Carpenter è di rottura, elemento tipico del cinema indipendente, ha diverse chiavi di lettura e di interpretazione, prima fra tutte sicuramente la critica ostentata e palese al sistema americano. I suoi film sono una fuga dalla realtà, ma al contempo ci danno gli strumenti per capire quella che è la società, di quali schemi è vittima, cosa si nasconde dietro la facciata di perfezione del Potere.

Molti dei suoi film sono considerati dei cult movie dai cinefili e le sue atmosfere in un certo senso ricordano il miglior Blade Runner (1982), film fantascientifico che ha precorso la cultura cyborg e il mito alieno: da un disordine iniziale a volte si ricrea una specie di equilibrio interno, order from disorder, come il principio della termodinamica caro anche alla sociologia.

Kurt Russel in “1997: Fuga da New York”

Con l’avvento del terrorismo, i suoi film sono ancora più attuali, in fondo il seme della violenza è dato da un sistema planetario con troppe falle e Carpenter è un vigile osservatore di quegli errori di fondo propri della nostra società. In Carpenter si immaginano mondi futuri possibili in chiave fantascientifica, come il miglior Ubik di Dick o 1984 di Orwell: questi autori iperrealistici ci hanno fornito decenni or sono gli strumenti per comprendere il nostro momento storico.

Entrare nei film di Jonh Carpenter è come entrare in una realtà alternativa e sfigurata che rappresenta in maniera esaustiva quello che è il disordine propria della nostra Era moderna.

Margherita Adduci per MIfacciodiCultura

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