J.R.R. Tolkien, padre di Frodo e del Fantasy moderno

0 972

Stati Uniti d’Eurasia, luglio 2217. Driss Mc Chang sta leggendo sul suo OloSkyNet impiantato nell’avambraccio i commenti entusiastici al nuovo romanzo fantasy del scozzo-senegalese Fabian Fly, Gli amici della Collana Magica, secondo volume della programmata ennalogia delle Terre del Nord, dopo il clamoroso successo in tutto il sistema Terramarziano di La signora delle Collane. «Ma guarda questa massa di pascolatori di Sgurz ganimediani – pensa Driss – Gli sembrano originali queste quattro scopiazzature ben confezionate. Ma possibile che nessuno si accorga che è esattamente quello che ha scritto duecento e rotti anni fa l’inimitabile Tolkien nei suoi originalissimi lavori?».

J.R.R. Tolkien, padre di Frodo e del Fantasy moderno
Una bella immagine di Tolkien

Di primo acchito, si potrebbe pensare che intendiamo accusare J.R.R. Tolkien di scarsa originalità, ma in realtà riconosciamo il merito allo scrittore, glottoteta, linguista John Ronald Reuel Tolkien (Bloemfontein, 3 gennaio 1892 – Bournemouth, 2 settembre 1973) di non aver fatto copia/incolla con le leggenda di Gilgamesh, l’Odissea, l’Iliade, l’Orlando FuriosoI viaggi di Gulliver, le storie di Gog e Magog, i cicli bretone e carolingio, le fiabe irlandesi, le leggende Maya e le fiabe:quanto Tolkien scrisse Il Signore degli Anelli, Lo Hobbit, I viaggi di Frodo e quant’altro, il PC non era ancora stato inventato e men che meno l’ambiente Windows ed il mouse, e quindi è evidente che non poteva fare copia/incolla.

Al glottoteta Tolkien, quindi, va il grande merito di non aver preso tutti gli ingredienti già presenti in circa 400 anni di letteratura fantastica e averli copiati pedissequamente, ma di averli presi e sparpagliati con maestria, modo hic, modo illuc: come complimentarsi con uno chef stellato per non aver usato il Bimby, ma aver seguito la ricetta di nonna Pina, passo passo, per fare le tagliatelle al ragù.

Un disegno originale di Tolkien

Ma la biografia di Tolkien, come accennavamo, non si risolve nell’immenso lavoro di puzzle, o collage, dei suoi cicli anellidi. Un glottoteta infatti è una persona che passa il tempo a creare linguaggi artificiali precisi nel minimo dettaglio (fonetica, morfologia e sintassi), la cui utilità pratica si attesta nei dintorni dello zero assoluto, ma in compenso non ha alcuna valenza estetica (come attestato dal successone dell’esperanto, peraltro). Un po’ come fare l’ammaestratore di caciotte: nessuno può dire che tu non sia bravissimo nel tuo settore, no?

Nondimeno, va riconosciuto a Tolkien il merito di aver dato nuova spinta e lustro al genere Fantasy, che da allora prospera forte innanzitutto del successo ultra-sessantennale della saga del Signore degli Anelli, che ribadiamo come al solito, adattato per teatro, radio e cinema millanta volte. In effetti, dai libri di Christopher Paolini a Conan il barbaro, un po’ tutto il genere paga un debito di riconoscenza nei confronti di Tolkien, con più o meno profondità di introspezione dei personaggi e possibilità di lettura allegorica o multipiano.

L’aspetto più importante del lavoro tolkeniano, comunque, rimane la capacità, supportata anche dal talento di linguista e glottoteta di costruire una vera e propria cosmogonia: lo vediamo, più ancora che nella già citata trilogia (ricordiamo, resa filmograficamente con successo planetario da Peter Jackson) e nelle numerose altre opere, in quel monumentale lavoro incompiuto che è Il Silmarillon. In effetti, per tale lavoro a Tolkien va tutta la nostra ammirazione: si tratta di un’elaborazione che il Nostro curò per tuta la vita. Il tentativo, rimasto purtroppo incompiuto, era duplice: quello di sintetizzare la mitologia inglese raggruppandone appunto miti e leggende, e nel contempo creare una mitologia ad hoc per i “popoli” che abitavano i suoi mondi e parlavano le “sue” lingue.

Il Signore degli Anelli, saga fantasy

Tutto questo, al netto di posizioni mutevoli per quanto riguarda il significato dell’opera: lo stesso Tolkien passò, nel tempo, dall’affermare che «Il Signore degli anelli non ha intenzioni allegoriche, morali, religiose o politiche», al sostenere successivamente che «Il Signore degli anelli è fondamentalmente un’opera religiosa e cattolica; all’inizio non ne ero consapevole, lo sono diventato durante la correzione».

D’altronde, forse la percezione della grandezza di Tolkien la possiamo trovare proprio in questa evoluzione contraddittoria: Emerson diceva che «la coerenza è una qualità delle piccole menti… Mi contraddico? Certo che mi contraddico: sono vasto, contengo moltitudini».

Del creatore di Mondi J.R.R. Tolkien non si può dire di meno.

Nicolò Peroncini per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.