Natale: boom di vendite delle cartoline di auguri. Scrivere a mano fa bene

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Indubbiamente il mondo si rincorre con messaggini, suonerie intermittenti e WhatsApp ad informare che sì, proprio in questo istante, ti è arrivato un vocale. Eppure talvolta ci si dimentica che fino a un ventennio fa tutto ciò era inesistente. Per cercarsi bisognava realmente trovarsi. Trovarsi a casa in quello specifico momento, trovarsi sopresi nell’alzare la cornetta e dover rispondere alla voce di qualcuno senza aver il tempo di pensare alla voglia- o meno- di parlare con quel destinatario dall’altra parte dell’apparecchio.

Christmas card with angel and tree. Vector illustration

Lo stupore, la sorpresa, l’imbarazzo stesso, oggi sono rari. Indubbiamente le possibilità di efficienza e di raggiungibilità si sono moltiplicate, e comunicare nei tempi è ormai un gioco da ragazzi. Sfuggire a tutto questo, al contrario, è realmente impossibile. Chi, almeno due volte al giorno, non fissa uno schermo per controllare le e-mail o informarsi su ciò che accade nel mondo? Di fronte a questo scenario, che è intimamente connesso- e concausa- di quei legami liquidi illustrati da Zygmunt Bauman nella società attuale- colpisce quanto ufficializzato dall’associazione Catolibrai (di Confcommercio): quest’anno sono oltre 350 000 le cartoline acquistate per gli auguri di Natale.

Biglietto d’auguri UNICEF

La carta, dunque, quella colorata, quella stampata, quella che rimane. Non basterà un pochino di acqua o una rapida obsolescenza programmata di un telefono o di un pc a far sfumare- d’improvviso e spesso senza possibilità di backup, pardon di “recupero”- quel messaggio. Salvo imprevisti d’acqua o di fuoco (speriamo di no), se lo si desidera si avrà con sé quel bigliettino. Teoricamente anche per sempre, anche se magari un po’ sbiadito. Alcuni psicologi, tra cui James Pennebacker, sostengono che il semplice prendere in mano una penna e l’esercizio della stessa scrittura contribuiscano a creare una condizione di benessere nel corpo e nella mente. 

Come mai? per via del contatto.

Biglietto d’auguri UNICEF

Il solo fatto di impugnare e, a proprio modo, scrivere fisicamente qualcosa, permette di esercitare la propria corporeità. Allontanandola dagli schermi, dalle barriere virtuali, dalla depersonalizzazione costante (fortunatamente sostenuta anche da film in uscita come l’ultimo della Pixar, Soul, contro l’omologazione). Inoltre, scrivere sinceramente un biglietto d’auguri, magari UNICEF, e personalizzarlo con parole o disegni, produrrebbe del bene anche allo scrivente, come avallato dalla recente scoperta dei neuroni mirror. Infatti, esercitare un’azione (es. scrivere) in cui si fa (a parole o fisicamente) del bene a qualcuno produrrebbe a livello cerebrale una reazione identica a quando si riceve qualcosa che allieta e fa piacere.

Pertanto, gli auguri fatti con carta e penna fanno bene sia agli altri che a se stessi, e per un attimo distraggono dalla frenesia delle vibrazioni stordenti della realtà.

Isabella Garanzini per MIfacciodiCultura

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