Chiude il Villaggio di Natale: la demonizzazione (violenta) dei social

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Doveva durare fino al 6 gennaio, ma non è stato necessario attendere l’arrivo della Befana, perché il Villaggio di Natale aperto a Milano (dopo il successo a Torino, e poi a Venaria) che doveva essere il più grande d’Italia ha chiuso il giorno della Vigilia. La gente ha cominciato ad esprimere sui social il disappunto già per l’apertura tardiva il 5 dicembre (seguita alla violazione di alcune norme infortunistiche e all’eccessiva pioggia che aveva annacquato il terreno dell’Ippodromo) per proseguire poi già tre giorni dopo l’apertura per le lunghe code (anche 40 minuti per attrazione) e i prezzi eccessivi (15 euro per entrare nella casa di Babbo Natale). E così, tempo qualche settimana e il passaparola virtuale ha letteralmente distrutto un sogno, o almeno la sua idea.

Il Villaggio di Babbo Natale a Venaria

Un sogno che, dicono gli utenti, era stato venduto come tale ma era una mera illusione. Se dunque possono essere considerate legittime le richieste di rimborso per la mancanza di quanto effettivamente promesso (doveva essere un luogo in cui un trenino, tra le nebbie di dicembre, avrebbe condotto in un luogo pieno di luci, le musiche di Natale, con la Casa degli Elfi e quella dei Giocattoli, la torre con gli orologi), ciò che è difficile comprendere sono i toni utilizzati. I soldi verranno resi (specificano gli organizzatori, sia a chi è già andato ed è deluso ma anche a chi aveva anticipatamente acquistato il biglietto nel periodo compreso tra il 24 dicembre e il 6 gennaio 2020), ma gli insulti violenti che su Facebook circolano senza limiti non vengono “chiusi”.

Il Villaggio di Babbo Natale a Venaria

L’esagerazione distrugge qualunque magia, ed è corretto che per un flusso di notizie mediatico si arrivi a demonizzare- schernendo con commenti volgari e incivili- chi comunque ha investito (seppur male e con tempi sbagliati) in un ideale di felicità? Peraltro, gli organizzatori, tra cui Richi Ferrero, specificano che uno dei motivi per cui il Villaggio non era esattamente come promesso è stata la pioggia. «Nel solo mese di novembre sono caduti 244 millimetri a fronte di una media di circa 100 millimetri, e per rimuovere il fango che aveva letteralmente coperto tutta l’area del villaggio abbiamo dovuto ritardare l’apertura. Di più non potevamo fare». Si dichiarano aperti alle critiche, ma ringraziano chi ha utilizzato toni civili e garbati.

Chiudiamo con amarezza ma col ricordo delle migliaia di bambini dai volti estasiati e sorridenti all’uscita della casa di Babbo Natale. Un ricordo che il fango non è riuscito a coprire

La verità è che la magia, per chi davvero ci crede, alle volte è semplicità, e si può incontrare in uno scenario che magari non corrisponde esattamente alle aspettative (forse troppo alte), ma accontentarsi di quello che si ha può essere già sufficiente. Ciò che è certo è che, comunque, nessuna magia potrà mai esserci nelle parole violente di chi, adulto, non comprende che le parole hanno sempre e comunque un peso. Al di là che si abbia o meno ragione. Per dirla con le parole degli organizzatori:

Isabella Garanzini per MIfacciodiCultura

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