Lezioni d’Arte – Gauguin fa nascere Cristo… in Polinesia

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E se Cristo non fosse nato al freddo e al gelo di una grotta di Betlemme ma nelle calde e paradisiache isole della Polinesia?! In Te tamari no Atua, La nascita di Cristo, figlio di Dio del 1896, Paul Gauguin (Parigi,1848 – Hiva Oa,1903) trasporta l’immaginario cattolico nel mondo polinesiano come solo lui sa fare.
Una Natività diversa da quella a cui siamo abituati dalla tradizione iconografica, semplice e diretta, capace di farci arrivare il messaggio più puro del significato del Natale.

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Gauguin, La orana Maria

In un letto dall’intenso colore giallo, familiare e accogliente che diventa un’enorme bagliore di luce, giace distesa e affaticata la Madonna. È una donna tahitiana, bellissima, coperta solo da un pareo che riposa nella capanna. Al suo fianco due donne si stanno prendendo cura del bambino appena nato, lo stanno lavando. Sullo sfondo, in una mangiatoia, ci sono due buoi e l’asinello, un richiamo alla tipica Natività. Assente è Giuseppe: nella Sacra famiglia, non è ammesso alcun uomo alla scena. Non c’è però da meravigliarsi, in molte rappresentazioni della Natività la sua figura è o assente o di spalle in disparte, proprio ad evidenziare l’assoluta estraneità al concepimento. In Gauguin poi, le vere protagoniste delle sue tele sono sempre le donne genuine, primitive, polinesiane.

Se non fosse per le due aureole che cingono i loro capi sarebbe un’ordinaria scena di una nascita. In questo modo invece l’evento è continuamente sospeso tra il sacro e il quotidiano. La Madonna sembra quasi sognare, ci chiediamo dunque se la scena è realmente accaduta o se è un sogno materializzato al bordo del letto.

La Natività è ispirata ad un evento reale della vita del pittore: nel dicembre di quell’anno, infatti, la sua seconda moglie Pahura, una ragazza tahitiana giovanissima, è in attesa di un bambino e ne sogna la nascita. Gauguin unisce le paure e l’attesa personali agli eventi sacri seguendo il filo conduttore delle sue ricerche più intime che lo portano a trovare molte affinità tra il cattolicesimo e le religioni orientali. Inserisce nel letto un totem dipinto, simbolo esotico dei miti religiosi e di unità del sacro.

La sua Natività è profondamente umana. Maria è una donna semplice, toccata dalla divinità simboleggiata dall’aureola intorno al capo, ha tutta la purezza e la sacralità degli uomini giusti pur essendo raffigurata nuda. Sogna la maternità, ai suoi piedi un gatto bianco, dello stesso colore dell’abito della donna con in braccio il bambino. L’altra sembra quasi un angelo, con le ali generate dalle pennellate energiche del pittore. Questa nascita rappresenta l’amore, la maternità, il dono di una nuova vita nata senza peccato. L’artista ha conosciuto l’innocenza e l’integrità del popolo polinesiano e ci tiene a mostrarlo sulle sue tele, in quel mondo tutto è innocente e puro.

La Nascita di Cristo diventa un evento quotidiano, terreno, tra evocazione e sogno. Maria è uguale a tutte le donne, una giovane madre che sogna, spera e mette al mondo un bambino. Ogni nascita è sacra, ogni bambino conserva l’innocenza più pura e vera. È questo il senso di quello che rappresenta per tutti Natale, come ha immaginato Gauguin con la sua laicità e come ci racconta Papa Francesco: è l’uomo il vero Natale, quello che dovremmo incontrare tutti i giorni, la nascita della speranza e della purezza in ognuno di noi.

Un buon Natale a tutti coloro che assomigliano al Natale.

Alejandra Schettino per MIfacciodiCultura     

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