Psicologia: attaccamento, l’importanza del legame per Bowlby e Ainsworth

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John Bowlby
John Bowlby

Il Sé è in formazione continua, in un viaggio che prende avvio dalla nascita e termina solo con la morte. Durante l’infanzia, ci sarebbero due dimensioni in grado di influenzare, più o meno positivamente, la personalità della persona: il calore e il controllo. John Bowlby, psicoanalista britannico, teorizzò anche l’importanza dell’attaccamento, che è da considerarsi «una specifica relazione tra madre e bambino, e si riferisce a un particolare schema di comportamento manifestato dal bambino per indicare un attaccamento». Inoltre, per Bowlby, l’attaccamento «è quella forma di comportamento che si manifesta in una persona che consegue o mantiene una prossimità nei confronti di un altro individuo differenziato o preferito, ritenuto in genere più forte e più esperto, in grado di affrontare il mondo in modo adeguato. Questo comportamento diventa molto evidente ogni volta che la persona è spaventata, affaticata o malata, e si attenua quando si ricevono conforto e cure». 

Mary Ainsworth

Anche un’altra psicologa, la canadese Mary Ainsworth, concentrò le sue riflessioni e gli studi sull’infanzia, teorizzando l’importanza del caregiver, ossia quella figura che si prende cura del bambino fin dalle prime fasi fino all’adolescenza. In questa fase vengono a crearsi delle dinamiche tra l’adulto significativo e il bambino, dinamiche che si basano sulla percezione di vicinanza e sulla sensazione di sicurezza. Il caregiver può presentarsi come una base sicura, come fonte di sostentamento e calore, ma al contrario può trasmettere anche un sentore di instabilità e precarietà, oltre a non affetto.
Le tipologie di attaccamento che legano la madre e il bambino possono essere:

• stile “sicuro”: il bambino esplora l’ambiente e gioca sotto lo sguardo vigile della madre con cui interagisce. Quando la madre esce e rimane con lo sconosciuto, il bambino è visibilmente turbato. Al ritorno della madre si tranquillizza e si lascia consolare.
• stile “insicuro-evitante”: il bambino esplora l’ambiente ignorando la madre, è indifferente alla sua uscita e non si lascia avvicinare al suo ritorno.
• stile “insicuro-ambivalente”: il bambino ha comportamenti contraddittori nei confronti della madre, a tratti la ignora, a tratti cerca il contatto. Quando la madre se ne va e poi ritorna risulta inconsolabile.
stile “disorganizzato”: il bambino mette in atto dei comportamenti stereotipati, ed è sorpreso/stupefatto quando la madre si allontana.
Altri studiosi parlano anche di “attaccamento preoccupato” (con ansia, ambivalenza, possessività, bassa autoefficacia o accennano a un attaccamento rifiutante (evitamento e sfiducia) o timoroso (paura del rifiuto).

Ciò su cu gli psicologi dello sviluppo si ritrovano concordi è l’importanza dell’attaccamento madre-bambino, che fin dagli esordi (secondo alcuni anche già prima della nascita) riveste un ruolo di fondamentale importanza. All’inizio e per tutta la vita.

Isabella Garanzini per MifacciodiCultura

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