Gotthold Ephraim Lessing: tra tolleranza e innovazione

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Quando si parla di Illuminismo non è possibile fare a meno di menzionare uno dei suoi esponenti più rappresentativi, cioè lo scrittore e filosofo tedesco Gotthold Ephraim Lessing (Kamenz, 22 gennaio 1729 – Braunschweig, 15 febbraio 1781), la cui opera si contraddistingue per il forte di spirito di tolleranza. Figlio di un pastore luterano sassone, Lessing conosceva sin dalla tenera età la Bibbia e il Catechismo del padre della Riforma, ma, probabilmente, l’incontro decisivo per la sua futura carriera letteraria è quello con il cugino Christlob Mylius, influenzato dalla filosofia spinoziana e, conseguentemente, radicalmente tollerante, aperto e laico.  La parresia dell’autore di tedesco si manifesta nella sua strenua difesa di Gerolamo Cardano:

Da un giudice non si può pretendere altro che si egli schieri dalla parte che sembra avere il maggior diritto […]. Se si comporta diversamente, allora è chiaro che egli stravolge la verità a proprio tornaconto e la vuole rinchiudere negli angusti limiti della propria pretesa infallibilità  

Lessing
Lessing

L’opera dove Lessing mostra il suo afflato illuministico e anche fortemente pedagogico è il celeberrimo e bellissimo Nathan der Weise (Nathan il Saggio, 1779). Il testo è ambientato durante la terza crociata (1189-1192). Ciò che rende questo testo esemplare è la Parabola dell’anello, non soltanto omaggio a una novella dal contenuto simile di Boccaccio, ma un manifesto della possibile e doverosa convivenza delle tre religioni rivelate: Cristianesimo, Islam ed Ebraismo. Nathan racconta appunto a Saladino questa novella, sollecitato dalla domanda del sultano su quale sua secondo l’unica vera religione. La storia vuole che una famiglia fosse in possesso di questo anello capace di rendere il possessore gradito agli occhi di Dio: ogni padre, dunque, dona il cimelio al figlio. Si giunge però a questo uomo con tre figli. Questi promette a tutti e tre l’anello in eredità: fa quindi due copie identiche. Nessuno dei figli alla sua morte sa dunque quale sia quello vero: l’unica soluzione è quindi comportarsi in modo virtuoso e fingere che ognuno di loro abbia l’originale.

Un’affermazione essenziale in un’epoca in cui i tre monoteismi sono in continuo conflitto tra di loro per meschini giochi politici e interpretazioni fanatiche dei testi sacri. Il padre dell’opera di Lessing non vuole che nessuna religione prevalga, ma, sopratutto non vuole fare preferenze nei confronti dei suoi tre figli e fa creare un altro anello. Non solo nessuno dei tre monoteismi è dichiarato superiore all’altro, ma non esistono favoritismi nei confronti dei tre figli: sono amati dal padre allo stesso modo. Ecco il Lessing pedagogo, che elabora una vera e propria religione dell’umanità: tutte e tre le religioni hanno la loro dignità e nessuna deve prevalere sull’altra. Sarebbe opportuno che i demagoghi europei (non c’è bisogno di far nomi: li conosciamo purtroppo bene) apprendessero la tolleranza di Lessing, invece di far guerra all’Islam, di minacciare di togliere la cittadinanza agli Ebrei e di difendere i crocifissi nelle scuole invece di applicare gli insegnamenti di Cristo. 

Lessing non è soltanto fine letterato, ma anche uno dei più significativi teorici dell’arte e della letteratura del XVIII secolo in Europa. Nel 1766 egli affronta la spinosa questione dell’ut pictura poesis nel saggio Del Laocoonte: dei limiti della pittura e della poesia. Sintetizza lo scrittore tedesco che pittura e poesia sono regolate da regole e da ambiti di azione diversi: la pittura opera nello spazio e nella stasi, mentre la poesia opera nel tempo. Egli affrontò anche questioni relative all’estetica del teatro nella sua Drammaturgia di Amburgo (1767-1769), una raccolta di saggi che rivoluzionò la produzione teatrale in Germania. Lessing osteggia fieramente  il teatro francese seicentesco (quello di Corneille e Racine) e caldeggia invece la riscoperta di William Shakespeare. Contestualmente focalizza il suo teatro sulla fine drammatica delle sue eroine tragiche, su tutte la celebre Emilia Galotti, vittima dei giochi di potere tra la borghesia e l’aristocrazia. 

Lessing
Nathan Il saggio

Il percorso letterario di Lessing è aperto ai cambiamenti, come ogni buon illuminista dovrebbe fare. Egli non accetta rigide categorizzazioni e schematizzazioni, ma anzi svecchia il teatro tedesco grazie al modello shakespeariano.

Ciò che ho sempre apprezzato dello scrittore tedesco, tuttavia, è il suo invito alla tolleranza. In un momento in cui, dicendola con Amleto, «il mondo è fuor di sesto», Gotthold Ephraim Lessing dà ai fruitori della sua opera un’importante sicurezza: se riuscite a convivere in pace, a rispettarvi e a tollerare l’altro e il diverso, il mondo sarà senza ombra di dubbio un posto migliore.

Del resto i suoi pronunciamenti non sono troppo distanti da quelli di quel Gesù Cristo che diciamo tutti di rispettare, ma, de facto, non lo facciamo.

Andrea Di Carlo per MifacciodiCultura

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