Vinicio Capossela, un menestrello aperto al mondo

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Vinicio Capossela, un menestrello aperto al mondo

03Artista impegnato, vincitore di quattro targhe Tenco, osannato dalla critica. Stiamo parlando di Vinicio Capossela, il polistrumentista, cantautore e scrittore italiano, nato il 14 dicembre del 1965.

In un periodo come il nostro, in cui il migrante è considerato merce di scambio, talvolta indesiderato, Capossela è il prototipo dell’emigrato doc: nato ad Hannover, è irpino d’origine ed emiliano d’adozione. A detta del padre, il nome Vinicio deriva sia dal personaggio del kolossal Quo Vadis sia al fisarmonicista omonimo in voga negli anni ’70. Il suo immenso talento lo porta ad incidere il suo album d’esordio del 1990: con All’una e trentacinque circa vince la prima Targa Tenco come migliore opera prima.

Il successo commerciale per Vinicio Capossela arriva con Camera a Sud (1994), che contiene forse la sua hit più famosa, Che coss’è l’amor, inserita nella colonna sonora del film di Marco Bellocchio L’ora di religione e nel film d’esordio del trio Aldo Giovanni e Giacomo Tre uomini e una gamba. Fonti d’ispirazione sono stati Tom Waits – in epoca giovanile – e gli italiani Paolo Conte e neanche a dirlo, Luigi Tenco.
Nel tempo Vinicio produce vere perle del panorama musicale internazionale, le quali attingono al folk, ai miti della cultura classica e della tradizione popolare di chiara matrice mediterranea. Forse con l’album Canzoni a manovella del 2000, l’artista dimostra la sua propensione verso gli incroci culturali, in cui passato e futuro si mescolano in un caleidoscopico sogno onirico, sospeso tra il Novecento appena terminato e il domani alle porte.

Vinicio Capossela, un menestrello aperto al mondoTra i numerosi riconoscimenti ottenuti in carriera, Capossela annovera anche il prestigioso Premio De André alla carriera, il Premio Fernanda Pivano e il Premio Piero Ciampi, a testimonianza non solo di una musica ricercata e di non facile ascolto ma anche di testi che nel panorama artistico italiano non sono abituali.

Il suo eclettismo è certificato non solo in ambito musicale ma anche il quello letterario. Tra il 2004 e il 2015, i libri scritti da Vinicio Capossela sono 4, a testimonianza di un’urgenza comunicativa che non predilige uno specifico canale. Il suo album Canzoni della Cupa, del 2016, è un ritorno alla terra, a quella paterna dell’Alta Irpinia, abbandonata per cercare fortuna all’estero. Un viaggio che tocca il cuore dei miti rurali, quelli più reconditi ed ancestrali del profondo Sud. Ventotto canzoni che forse non ampliano la strada battuta dall’ultimo Capossela, ma che comunque registrano una notevole vena compositiva di uno tra i più ricercati cantautori che il Belpaese possiede.

Dario Cataldo per MIfacciodiCultura

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