Music & Poetry – “Le cose da salvare”, fondamenta emotive di ognuno di noi

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Music & Poetry – Le cose da salvare, fondamenta emotive di ognuno di noi

Luca Barbarossa e la sua chitarra, una delle cose da salvare

Qualcuno, diceva di aver ereditato la terra da suo padre, terra che erano le sue parole. Qualcun altro, un po’ alla Borges, mi diceva che tutto quello che mi lascerà di valore saranno i libri che ha letto e soprattutto le sottolineature e le note a margine. Sia in un caso che nell’altro, queste saranno nel mio album personale, che tutti abbiamo, che si intitola Le cose da salvare.

Le cose da salvare, ovviamente, è anche il nostro brano di oggi, uno dei lavori migliori di quel poeta sottovalutato che cantava il cielo di Via Margutta, adesso e qualche tempo fa, che sicuramente è nel novero delle sue cose da salvare, anche se ne Le cose da salvare (tratta dall’omonimo album del 1994) non compare. Luca Barbarossa, uno degli autori più sensibili e poetici del nostro panorama cantautorale, tocca corde facili: certo, facili se sappiamo di cosa sta parlando, altrimenti assolutamente incomprensibili. Dobbiamo, dovremmo sapere di cosa parla, quando ci canta dei gol in bianco e nero di Pelé, o dei pugni che tirava Cassius Clay, per commuoverci come l’idea richiede, o dell’astronave con un uomo che scendeva giù durante una notte intera passata davanti alla tivù.

Dobbiamo? Certo, non sarebbe male (ma non lo sarebbe in valore assoluto) sapere perché per Barbarossa l’Italia del 25 aprile è tra Le cose da salvare,ed Enrico Berlinguer tra le persone: probabilmente, non serve uno sforzo particolare per capire perché tra Le cose da salvare ci sono Picasso, Van Gogh, Marquez (lo scrittore, per amor del cielo), Hemingway. La musica la fa da padrona, tra Le cose da salvare di un musicista, Beatles, Hendrix, Nat King Cole, Sinatra: ma noi, persone sensibili, ben sappiamo che la musica è quel processo emotivo che, assieme agli odori, con maggior immediatezza stimola la corteccia cerebrale e non ci fa ricordare, ma ci riporta letteralmente nella situazione legata al ricordo stimolato.

Un’astronave, un uomo che scendeva giù

Parla di cose da salvare, quelle specifiche, Luca Barbarossa? Sì, certamente; e naturalmente no, tra Le cose da salvare di tutti noi ci sono ricordi collettivi, che assumono una valenza individuale, e ricordi strettamente individuali: questo ci canta il Barbarossa, che tutti abbiamo un elenco di cose da salvare, tutti abbiamo una chitarra, degli stivali da rodeo, che per alcuni sono libri e film, o una bicicletta chiamata Silver, tutti abbiamo momenti collettivi che sono diventati una pietra miliare della nostra anima, un film, il primo concerto del nostro idolo. Tra le nostre cose da salvare può non esserci un culo portato in giro come un trofeo, ma c’è di certo un portico della casa di tua madre dove mi hai detto che mi avresti aspettato per sempre, o un giro in macchina con tuo padre e 10 centesimi per comprargli il giornale.

Potremmo, potremo non capire di cosa parlano gli altri quando ci fanno l’elenco delle loro cose da salvare: cantanti che non ci piacciono, oggetti rotti che non significano niente per noi, film che abbiamo trovato noiosi (ma chi non ama i guai di Paperino e Charlie Brown?), non amare Alberto Sordi e Totò e magari nemmeno Chaplin. Forse, ci riesce difficile immedesimarci, capire che alcune cose che troviamo assurde oggi, saranno domani i ricordi su cui si baserà tutta l’esistenza, la personalità e la nostalgia di chi è giovane o giovanissimo oggi.

Le cose da salvare, copertina dell’album

Ma di questo ci canta Luca Barbarossa: tutti siamo delle cassettiere di ricordi, siamo dei futuri ambulanti che non ci sono ancora e dei presenti che non esistono, basati su cassetti e cassetti di ricordi che non ci sono più ma che sono qui presenti. Le cose da salvare sono radici: tutti ne abbiamo, i più fortunati ci convivono e evolvono con loro, altri ne rimangono imprigionati per sempre. E non ha senso pensare che Le cose da salvare che mi definiscono siano superiori alle tue: nessuno sceglie Le cose da salvare che lo definiscono: siamo tutti a sud di nessun nord, e quando siamo tristi andiamo tutti a cercare una canzone ancora più triste che ci dica che è così per tutti, che non siamo soli: una canzone che, ovviamente, esce dal cassetto delle cose da salvare.

Ho messo tra le cose da salvare
i quadri di Picasso e di Van Gogh
Cent’anni di solitudine, il vecchio e il mare
la voce di Frank Sinatra e Nat King Cole
le note di Michelle e Yesterday
i pughi che tirava Cassisu Clay
e quella notte davanti alla TV
un’astronave e un uomo che scendeva già.

Ho messo tra le cose da salvare
i goal in bianco e nero di Pelé
l’ Italia del 25 aprile
Benigni che tiene in braccio Berlinguer
l’armonica di Blowin’ in the wind
il sogno di martin luter king

Ho messo tra le cose da salvare
un vecchio gira dischi che non va
una valigia di parole nuove
la nostra voglia la nostra voglia di libertà 
di libertà 
di libertà

Ho messo tra le cose da salvare
La dolce vita e singin’ in the rain
Pertini e la sua pipa da mondiale
gli assoli di Jimi Hendrix e John Coltrane
I gui di Paperino e Charlie Brown
La carica dei 101 e Peter Pan
la mia chitarra e i mie stivali da rodeo
e quel sedere che porti in giro come un trofeo

Ho messo tra le cose da salvare
i baffi ed il ballone di Charlot
i tuoi sorrisi da fotografare
i film di Alberto Sordi e di Totò 
Ho messo tra le cose da salvare
la nostra vespa che non muore mai
e tutti i baci che mi hai dato
e tutti quelli che ancora mi darai
che mi darai

Ho messo tra le cose da salvare
un vecchio gira dischi che non va
una valigia di parole nuove
la nostra voglia la nostra voglia di libertà 
di libertà

Nicolò Peroncini per MIfacciodiCultura

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