“Japonisme”: i termini intraducibili che celebrano il rapporto uomo-natura

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In psicologia viene chiamata restorativeness theory, in giapponese viene sintetizzata nell’aforisma Kachou fuugetsu, che significa “fiore, uccello, vento e luna, conoscendo se stessi”. Il tema della natura è stata la tematica principale dei pittori-ascoltatori del Romanticismo, da Friedrich a Turner, così come il fulcro delle poesie che narrano le vicende dell’Ulisse nel mondo e del ritorno alla casa natìa. Molte parole e tinte policrome sono state spese, ma vi sono alcune parole giapponesi intraducibili in italiano che restituiscono appieno l’essenza del rapporto uomo-natura, il connubio primordiale per eccellenza e immortale per definizione. Li descrive Erin Niimi Longhurst nel libro Japonisme, Ikigai, bagno nella foresta, wabi-sabi e molto altro.

  • Komorebi: il calore dei raggi del sole che filtrano tra le foglie della foresta
  • Kogarashi: il freddo invernale, ma non quello gelido della bufera. Si tratta più di un soffio sottile che scuote le foglie degli alberi, facendole cadere dolcemente a terra
  • Kawaakari: il modo in cui la luce- per eccellenza quella lunare- trova il suo riflesso nell’acqua di un fiume, creando bagliori, riflessi e luccichii. E’ il gioco danzante tra luce e acqua

Due strade trovai nel bosco e io, | io scelsi quella meno battuta. | Ed è per questo che sono diverso (Robert Lee Frost)

La teoria della restorativeness è confermata da dati scientifici, che attestano quanto stando in spazi verdi- o con sola vista su parchi o aree dedicate, specie negli anziani che risiedono nelle case di riposo- il livello di stress aumenti in conseguenza di una minor produzione di cortisolo. Inoltre, gli alberi rilasciano i fitoncidi, degli olii essenziali che stimolano l’attività di un gruppo di leucociti (globuli bianchi), i quali agiscono a favore del sistema immunitario. Il profumo del cedro, il contatto con il legno e anche solo la vista di luoghi verdi rimano istintivamente la mente a una sensazione di pace e tranquillità, che nella frenesia del quotidiano non può che essere un’alleata.

Isabella Garanzini per MIfacciodiCultura

 

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