Gustave Flaubert, l’erede illegittimo del male di vivere romantico

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Il 12 dicembre 1821 nasceva a Rouen, in Normandia, Gustave Flaubert. L’enfant du siècle, parente (ma solo in senso letterario) del grande Chateaubriand, riceveva alla nascita un’eredità non facile da gestire: la malinconia irrimediabile, il male di vivere, dello scrittore romantico. Nonostante l’influenza che questa tradizione ebbe su di lui, non si deve confondere lo stile di Flaubert, sui generis, con il soggettivismo e il bisogno di effusione sentimentale dei primi romantici. L’autore di Madame Bovary, infatti, per il carattere innovativo dei suoi romanzi, per il modo in cui tratta la noia del vivere, l’infelicità irrisolvibile dell’essere umano, così come per la finezza psicologica dei personaggi ritratti, può essere considerato come il padre della modernità letteraria.

Studente con poca voglia di studiare, Flaubert intraprende gli studi di diritto che tuttavia trascura per dedicarsi alla propria vera passione: l’arte. Frequenta gli ambienti letterari e artistici dove fa la conoscenza di Victor Hugo e, nel 1843, inizia a scrivere L’éducation sentimentale, romanzo basato in parte sulla propria esperienza amorosa giovanile, ma che sarà ultimato e pubblicato solo nel 1869.

Spirito tormentato e affetto da nevrosi, Flaubert si consacra all’arte perché questa costituisce per lui l’unica consolazione della vita, la quale altrimenti apparirebbe come una “triste plaisanterie”, uno scherzo, una facezia. D’altronde è sempre lui a dichiarare:

Tre cose occorrono per essere felici: essere imbecilli, essere egoisti e avere una buona salute; ma se vi manca la prima, tutto è finito.

Louise Colet

Eppure è proprio il grande teatro della vita, la banalità dei suoi meccanismi e la meschinità dei suoi attori che Flaubert ritrae nelle proprie opere, descrivendo nei suoi romanzi la società piccolo-borghese.

Da buon romantico, l’amore costituisce per lo scrittore una musa privilegiata e una fonte di incessante stimolo artistico. Questa musa porta un nome preciso: Louise Colet, donna di lettere molto celebre che ebbe varie relazioni con alcuni intellettuali dell’epoca. Lo scrittore francese le rimarrà legato dal 1846 fino al 1855 da una passione travolgente, sempre accompagnata da una fitta corrispondenza. Nelle centinaia di lettere che si scrivono Flaubert analizza poesie, espone teorie letterarie, evoca le opere in gestazione (d’altronde, ognuno concepisce l’intimità a proprio modo!).

Nel 1856 esce il grande successo letterario e lo scandalo del suo tempo: Madame Bovary. Per scriverlo, Flaubert impiega quasi cinque anni e un mastodontico ammasso di carta annerita – bozze, revisioni e rifacimenti. Madame Bovary è infatti il primo romanzo da lui pubblicato e l’inizio della sua carriera letteraria, ed è stato lungi dall’essere facile. Due anni prima di cominciarne la stesura, l’autore aveva conosciuto un grande fallimento scrivendo un dramma filosofico, la Tentazione di sant’Antonio, che era stato apertamente condannato dai suoi amici: bisognava gettarlo al fuoco e non riparlarne mai più. Fu proprio uno dei suoi amici a consigliargli di prendere spunto da un fatto di cronaca per scrivere una nuova opera: la storia di Eugène Delamare, all’epoca sulla bocca di tutti in Francia. La vicenda costituirà l’ossatura del romanzo Madame Bovary. Tuttavia le difficoltà non finirono con la pubblicazione di quest’opera, perché la sua uscita determinerà il processo di Flaubert a causa dei contenuti licenziosi e scandalosi.

Nonostante il clima rigido della Francia di Napoleone III, in cui moltissimi scrittori dovettero subire sorti ancora peggiori (Hugo era in quel tempo in esilio), Flaubert verrà assolto. Nel 1869 pubblica Salammbô, di tutt’altro genere rispetto alla pittura dell’ambiente borghese del suo romanzo più conosciuto. Salammbô è infatti un romanzo storico ambientato nella Cartagine del III secolo a.C., che risponde più al gusto romantico, al fascino dell’immaginazione, a quella tentazione per l’esotico che non abbandonerà mai Flaubert fino alla fine della sua vita.

Gustave Flaubert, che muore l’8 maggio 1880 nella città francese di Croisset in seguito a un attacco di epilessia, è un autore che è stato a lungo oggetto di controversie, soprattutto a causa del suo stile. Questo infatti presenta persino delle scorrettezze grammaticali, ma la genialità dello scrittore sarà riconfermata più tardi dallo stesso Marcel Proust. Secondo Proust, è necessario riconsiderare i nostri canoni estetici e abbandonare il punto di vista normativo: la fortuna della letteratura sta proprio nello scarto rispetto alla norma, cosa che Flaubert poté dimostrare con la potenza del suo stile. Perché, per riprendere il motto di Flaubert stesso: «lo scopo dell’arte, è il bello innanzitutto». Un bello che, in un’epoca non classica, non corrisponde più a un canone fisso.

Consuelo Ricci per MIfacciodiCultura

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