Tradimenti

l'arte di evolvere nonostante tutto

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Quanto fa male essere traditi? Probabilmente una delle sensazioni più brutte che l’animo umano possa ricevere da gesto volontario. Ha il sapore di amaro e porta una grande tristezza, molta delusione. Sì delusione, perché di quell’amic@, di quel fidanzat@, di parenti o colleghi, di tutte quelle persone avevamo fiducia e probabilmente avevamo dato loro una parte di noi.

Un’amicizia sciolta o un amore infranto, è così che cambia profondamente l’identità della persona. Muta l’andamento ed il senso dei rapporti, infrange una continuità. Il tradimento arriva sempre da qualcuno vicino, inaspettato. Più grandi sono l’amore, la lealtà, l’impegno, l’abbandono, e maggiore è il contraccolpo. Il sociologo Niklas Luhmann considerava la fiducia come un “Riskante Vorleistung“, ossia un pagamento anticipato rischioso, come dire un gioco d’azzardo.

La promessa fatta non è mantenuta, la parola data viene mancata, la fiducia diviene inganno. Si può tradire per ambizione o arrivismo, per vendetta, leggerezza, per affermare la propria autonomia, per passione o noia. Qualsiasi sia la motivazione, si recidono in modo brusco e repentino vincoli e accordi. Ecco perché chi lo subisce non può sfuggire al senso di vuoto e disorientamento, rabbia e vendetta. Nello stesso tempo chi tradisce, chi abbandona, distrugge tutto ciò che era stato condiviso.

Omissioni o menzogne, realtà distorta o inganni, alla fine la percezione sarà sempre quella di essere stati presi in giro, calpestati ed aver avuto a che fare con persone poco oneste.

Siamo portati a pensare che gli altri si comporteranno come faremmo noi, le aspettative vengono infrante. La frattura porta a definire e ridefinire la nostra identità. Il tradimento ha la forma dell’urto, perché colpisce e fa male, ma al tempo stesso conferma traumaticamente la libertà dell’altro, che ha scelto l’azione di cui è attore.

Da una parte c’è chi decide l’azione, dall’altra chi la subisce. Il risultato si può declinare in due direzioni opposte: la separazione; o la prosecuzione nel rapporto così modificato. Il perdono autentico è raro, ma quando avviene può trasformare la crepa in qualcosa di prezioso, come la tecnica cinese di Kintsugi (oro nelle crepe dei vasi), rendendo diverso ed unico il vaso aggiustato (M.Recalcati).

“Noi scopriamo ciò che ci sostiene veramente, se tutto ciò in cui abbiamo fiducia ci inganna, e non ci sostiene più” (Carl Gustav Jung)

I traditori sono nel pozzo dell’inferno: Dante li colloca nell’ultimo cerchio, nel fondo dell’universo, il punto più basso del cosmo. Per il Sommo Poeta è un peccato ingiustificabile e gravissimo, hanno violato il patto di che la fede spezïal si cria, cioè quello tra persone propense a fidarsi per i vincoli speciali di parentela, di dovere civico, di ospitalità o di benevolenza.

Il tradimento sessuale è quello di cui si parla più spesso, ma ci sono infinite sfaccettature che ledono l’anima silenziosamente. Tra fratelli, genitori e figli, parentele più o meno strette. Colpi bassi e frecce avvelenate in ambito lavorativo, tra amici. Sotto la maschera di scambi di favori o di informazioni, di comunanza di idee politiche o di collaborazioni occasionali.

E se forse è possibile perdonare una trasgressione in amore, nell’amicizia questo non sembra proprio ipotizzabile. Secondo Paolo Crepet, psichiatra e sociologo, il tradimento dell’amicizia fatica a trovare giustificazioni perché è più dogmatica, non accetta sfumature di comodo. Se viene tradita è per sempre e raramente ciò avviene per questioni futili o superficiali. Termina la stima e di conseguenza il rapporto (Elogio all’amicizia).

Il cristianesimo porta diversi esempi di tradimenti, tra gli uomini verso altri uomini, ma anche quello di dio verso suo figlio, che viene abbandonato nel momento della morte.

Uno spunto molto interessante ci arriva dal latino. L’attuale verbo tradire deriva da tradere, consegnare, solo successivamente caricato di connotati negativi. Trado è composto di due morfemi ‘trans’ e ‘do’ (dare), ciò implica un passaggio: dare qualcosa che passa da una mano all’altra. Può intendersi come l’atto di consegnare (in custodia, protezione, castigo), ma anche quello di affidare per il comando o l’insegnamento, tramandare. Nella forma riflessiva rimanda all’abbandonarsi, dedicarsi ad un’attività. Il sostantivo traditio è consegna, insegnamento, racconto, tradizione. Il traditor è, quindi, traditore ma anche colui che insegna.

Questo forse perché, come spiegava James Hillman, psicoanalista, saggista e filosofo statunitense, la fiducia primaria deve essere spezzata affinchè i rapporti evolvano, non essendo possibile crescere all’interno di essa. E’ necessaria una crisi, una rottura. Vivere o amare solo quando ci si può fidare, quando si è sicuri ed accolti, mai abbandonati o feriti, significa restare in una boule de cristal irreale. Se saltiamo dove ci sono sempre braccia per riceverci, il nostro non è un vero salto. La promessa mancata è un’intrusione, uno sgambetto che la vita fa nella sicurezza del Logos, del razionale. Delusioni che ci portano ad imparare.

Dunque, è il trovarsi soli col proprio «Selbst» che permette l’evoluzione e la crescita. Occorre esser soli, non c’è scampo, per fare l’esperienza di ciò che ci sorregge quando non siamo più in grado di proseguire. Soltanto questa esperienza può darci una base indistruttibile (Jung, Psicologia e Alchimia). Lasciarci alle spalle chi ci ha fatto del male un dovere, l’evoluzione un’occasione. Dipenderà solo da noi.

 

Fuck Pirlott, let’s rock

Lara Farinon per MifacciodiCultura

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