Georges Méliès, l’illusionista che creò l’illusione del cinema

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Georges Méliès, l’illusionista che creò l’illusione del cinema

Georges Méliès, l'illusionista che creò l'illusione del cinemaChi sia anche minimamente cinefilo, all’espressione cinema pionieristico ha un riflesso pavloviano e rievoca due immagini: il treno che va verso gli spettatori e dà l’impressione di uscire dallo schermo e il razzo che si conficca nell’occhio di una luna antropomorfa. La prima immagine è quella di una sequenza realizzata dai fratelli Lumiére, dal titolo L’Arrivée d’un train en gare de La Ciotat, 45 secondi in b/n e muto, girato nel 1895.

Il secondo, fa parte di Viaggio nella Luna, è del 1902 ed è di Marie-Georges-Jean Méliès, conosciuto semplicemente come Georges Méliès (Parigi, 8 dicembre 1861 – Parigi, 21 gennaio 1938). Lo ammettiamo, siamo pessimisti: in un’epoca tritatutto che confonde, l’ignoranza con l’opinione, il diritto con la prevaricazione, la prevaricazione con la politica ed i cinefili con i cinofili, quanti avranno sufficiente fame epistemica da avere qualche conoscenza di quello che è ritenuto universalmente il secondo padre del cinema (dopo i fratelli Lumière, appunto); che da molti critici viene considerato l’inventore in senso stretto della regia cinematografica per l’introduzione e la sperimentazione di numerose novità tecniche e narrative?

A Méliès è attribuita l’invenzione del cinema fantastico e fantascientifico, anche perché  inventore in senso letterale di numerosi trucchi cinematografici tanto da venire riconosciuto il “padre” degli effetti speciali; e a lui diamo anche la paternità di tecniche, in particolare del montaggio, la caratteristica più peculiare del nascente linguaggio cinematografico (il cinema è al 50% montaggio). Scoprì accidentalmente il trucco della sostituzione nel 1896 e fu uno dei primi registi a usare l’esposizione multipla, la dissolvenza e il colore (dipinto a mano direttamente sulla pellicola), tanto che il critico e storico del cinema Georges Sadoul lo definì Il Giotto della settima arte.

Georges Méliès, l'illusionista che creò l'illusione del cinemaParlare di Méliès, premesso quanto sopra, è illuminante: se credessimo nelle coincidenze esplicative, potremmo persino notare che il regista-genio era anche, inopinatamente, un illusionista. Addirittura, Méliès dirigeva il celebre Teatro Robert-Houdin e vi si esibiva in qualità di prestigiatore e illusionista: fu dunque una persona che maneggiava per mestiere e inclinazione le illusioni, a dare un impulso decisivo all’arte dell’illusione, ad una magia che oggi è possibile grazie ad un fenomeno psicologico conosciuto come sospensione dell’incredulità, che fa vivere sentimenti veri («guarda come ti posso far soffrire con una canzone», canta Vecchioni) basandosi su storie inventate. «Potenza della lirica, dove ogni dramma è un falso»: Méliès ha dato un contributo decisivo alla nascita e alla diffusione planetaria dell’arte più innovativa del XX secolo, e magari qualche volta si sarà illuso, l’illusionista, di assurgere ad un qualche empireo: invece, l’illusione del tempo, che in realtà non scorre ma non scorrendo cancella comunque, farà ingiusta giustizia anche di Georges Méliès, già ora argomento per cinefili, lemma nei dizionari di Storia del Cinema.

Il resto, si sa, è cronaca, statistica e aneddotica: Méliès che dirige più di 500 film tra il 1896 e il 1914, della durata da uno a 40 minuti; il film più noto Viaggio nella Luna (Le Voyage dans la Lune), del 1902 (questo e altri suoi film richiamano direttamente o indirettamente l’opera di Jules Verne e sono considerati i primi film di fantascienza); Le manoir du diable che rappresenta il  primo prodromico esempio di genere horror; Méliès che sdoppia se stesso sette volte nel film L’homme-orchestre; Méliès vittima del primissimo caso di pirateria con Thomas Edison che stampa centinaia di copie di Viaggio nella Luna per proiettarle a New York, senza pagare nulla all’autore (evidentemente certi comportamenti Edison li aveva nel DNA); la “tematica” dell’illusionismo e del gioco di prestigio nei film; il montaggio scoperto per caso, la cinepresa che si inceppata accidentalmente e riparte ripartita facendo scomparire una carrozza ed apparire un carro funebre; i problemi economici e il progressivo allontanamento dal cinema; la Legion d’Onore consegnatagli nel 1931 direttamente dalle mani di Louis Lumière.

Georges Méliès, l'illusionista che creò l'illusione del cinemaCreatore di quelle che definiva fantasmagorie, Méliès usò praticamente sempre il montaggio per creare effetti strabilianti, quindi in modo ben diverso da come viene interpretato oggi; ma oltre alle già citate, invento anche altre tecniche quali il mascherino-contromascherino, il quadro animato come tecnica di narrazione ad episodi indipendenti, la colorazione a mano, lo spostamento della cinepresa avanti e indietro per ingrandire e rimpicciolire un soggetto, appunto l’arresto della ripresa e quella a noi più caro, definito scatto singolo o più modernamente a passo uno, la tecnica che anacronisticamente usa ancora quel geniaccio di Tim Burton per i suoi memorabili film di animazione.

Méliès, in realtà, trattò anche temi di attualità come l’affare Dreyfus, racconti storici come la storia di Giovanna d’Arco, o storie classiche come Cenerentola, Barbablù, Amleto, Faust: ma lo spirito era sempre lo stesso, e la tendenza al sovvertimento delle regole praticamente incoercibile, il che ce lo rende oltremodo simpatico: pensiamo a Le tripot clandestin (1905), dove i poliziotti puniscono i malfattori, salvo poi mettersi a fare le stesse infrazioni poco dopo.

Con uno spirito di sintesi non comune, il regista Jean-Luc Godard disse che i fratelli Lumière avevano scoperto “lo straordinario nell’ordinario”, mentre Méliès aveva trovato “l’ordinario nello straordinario”: assieme, abbiamo la nascita del cinema, senza dimenticare mai che la distinzione non è poi così netta e che comunque tutto, assolutamente tutto, è un’illusione. Una vera illusione.

Vieri Peroncini per MIfacciodiCuiltura

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