Editoriale – L’uomo forte e lo sfrenato ottimismo della senatrice Segre

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È vero, lei ha provato sulla sua pelle, senatrice Segre. Non solo l’uomo forte, ma anche orrori che la quasi totalità di noi non può nemmeno immaginare. Poi, c’è l’attualità; quasi altrettanto orribile, quasi un nuovo antefatto, nuovi prodromi di nuovi orrori: le polemiche, gli attacchi verbali, l’odio sui social, le cittadinanze onorarie concesse ma soprattutto quelle negate, il disprezzo per ciò che ha passato nel lager. Mezzo senato o giù di lì che non si alza a renderle omaggio. Tutto sommato, chi più di lei avrebbe motivo di lasciarsi andare ad un cupo pessimismo, sul futuro e sulla natura dei suoi connazionali, dell’uomo in generale addirittura?

E invece, senatrice Segre, lei non manca mai di darci lezioni, con una maieutica connaturata alla sua natura che non manca di stupirci, per la dignità e la compostezza con cui affronta tutto questo, sia il bene che il male che si ripropone. Una grandezza d’animo a cui c’è ben poco da aggiungere. E allora, abbiamo deciso di darle torto: nella fattispecie, riguardo ad una delle sue dichiarazioni circa lo stato del ritorno del fascismo in Italia. È un darle torto oltremodo rispettoso e carico d’affetto, evidentemente; nondimeno, sentiamo l’esigenza di precisare la sua affermazione secondo cui «Chi vuole l’uomo forte è perché non l’ha mai provato». Nessuno nega che lei non sia una degli italiani più titolati a esprimere un parere in merito agli anni del fascismo e alle sue realtà. Eppure, relativamente alla sua affermazione, ci sentiamo di dire che lei è preda di uno sfrenato, meraviglioso ottimismo.

Non è così, senatrice Segre. Non sempre serve la prova empirica. Non abbiamo bisogno di fare uno scontro frontale con l’auto per sapere che non desideriamo farne un secondo. Al massimo, l’esperienza ci dà la portata della negatività di un evento da non desiderare, non la sua gravità in sé. Il fatto, ben diverso, è che chi chiede l’uomo forte (detestabile locuzione sinonimica per “dittatore’) è intimamente convinto di poterne godere. La storia sociale del fascismo e del nazismo lo insegna: le uniformi, le medaglie e soprattutto una distribuzione capillare di un potere anche minimo ha causato un’adesione entusiastica dei tedeschi al nazismo.

Magari lei lo avrà sentito, senatrice Segre, Winston Churchill, pronunciare il suo famoso aforisma «Date un briciolo di potere ad un idiota e avrete creato un tiranno». Statistiche e studiosi oggi ci dicono che l’italiano è ai vertici nel mondo per ignoranza, altri affermano che la quasi totalità è stupida. Dell’aforisma di Churchill quella importante è la prima parte, quel “date” e quell’aggettivo “idiota”, che da soli meriterebbero una riflessione a sé stante, e che rimandiamo ad un’altra volta.

Ma così è, senatrice Segre: siamo circondati da una moltitudine di idioti desiderosi di potere, e nel contempo di una sottomissione che gli consenta di sentirsi, alla fine delle nefandezze, deresponsabilizzati. Esecutori di ordini? Certo, ma entusiasti. Come si capisce leggendo Etienne de la Boetie, e poi Hannah Arendt.

E oggi succede la stessa cosa, senatrice Segre: la richiesta del ritorno al fascismo nasconde quella di potere distribuito, il che consiste essenzialmente nella facoltà di far del male agli altri senza conseguenze. Altri, possibilmente nostri vicini. Anche l’uomo più forte, lo si capisce, non può dare personalmente l’olio di ricino a tutti, e noi ci offriamo entusiasticamente di farlo al posto suo. Nei fascismi, il pericolo non è l’uomo forte, è l’uomo comune: posto che, come ci insegna la filosofia fin dai tempi di Biante, la maggioranza degli uomini è cattiva. La quasi totalità, in effetti.

E lei, senatrice Segre, lei è sfrenatamente ottimista e fiduciosa, a pensare che basterebbe che questa gente senza cultura né empatia provasse questo “uomo forte” per accorgersi che la peggiore delle democrazie è infinitamente preferibile alla migliore delle dittature. Questa gente, quella che le bercia in faccia, lo sa bene cosa potrebbe comportare l’uomo forte: la possibilità per loro di dar sfogo ai più vomitevoli istinti che li governano. Veder bruciare il mondo standosene al sicuro.

Non c’è ragionamento o prova che tenga, con costoro, senatrice Segre.

Abbiamo incontrato il nemico, e siamo noi

 

Vieri Peroncini per MifacciodiCultura

1 Commento
  1. vfferry dice

    Ineccepibile, ma con una precisazione: l’uomo comune aspira al “privilegio” rispetto ad altri in qualunque forma di governo….. ecco perchè le utopie del tipo “tutti uguali” sono sempre miseramente fallite.

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