Company Parade, romanzo degli anni ’30, brillante manifesto dell’emancipazione femminile

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Fu una suffragetta, Margareth Storm Jameson. Tra le altre cose: perché fu anche giornalista e antinazista; prima donna a laurearsi a pieni voti con una borsa di studio al King’s College, prima presidente donna della sezione britannica dell’organizzazione per la libertà di stampa Pen, prima traduttrice e commentatrice inglese del Diario di Anne Frank. E, ovviamente, scrittrice: di una sessantina di opere di varia natura e stile, tra le quali il romanzo Company Parade.

Il quale data al 1934, ed è il primo, introduttivo episodio di una trilogia-saga; e il fatto che oggi sia stato ritradotto e portato all’attenzione del lettore italiano da Fazi Editore è l’ennesima conferma della predilezione di questa bella realtà editoriale italiana per le opere importanti, per la narrazione di ampio respiro e quindi appunto per le saghe (sull’argomento, abbiamo recentemente recensito Mazo de la Roche); nelcontempo, conferma anche la tendenza encomiabile ad una sorta di archeologia letteraria, al recupero di autori già importanti e di successo ma oggi sostanzialmente negletti – cose che non possiamo che stimare in modo enormemente positivo.

Contrariamente alle nostre abitudini, abbiamo iniziato parlando dell’autrice piuttosto che dell’opera; il fatto è che molti autori della scuderia Fazi meriterebbero attenzione, per assurdo, a prescindere dalle opere, in modo aprioristico, e Margareth Storm Jameson non fa eccezione nella sua eccezionalità come donna, giornalista, autrice. Dopodiché, quando ci si accinge alla lettura, di Company Parade nella fattispecie, ci si accorge di aver fatto un’ottima scelta.

La storia ruota attorno alla figura di Hervey Russell, che nel 1918, quindi dopo l’armistizio che segna la fine della Grande Guerra, si trasferisce a Londa dalla Yorkshire. È di maggior peso ciò che lascia dietro rispetto a quello che porta con sé: o meglio, con sé porta uno sfrenato desiderio di affermarsi come scrittrice, ma nello Yorkshire lascia un marito e soprattutto un figlio, al quale spera di riuscire ad assicurare, col proprio lavoro e talento, un futuro migliore. Company Parade è quindi la storia dell’ambientamento a Londra di Harvey: un romanzo di formazione di una giovane ingenua ma determinata da un lato, un affresco sociale di una parte della Londra degli anni Venti. Londra che la giovane Harvey percorre in lungo e in largo, in senso fisico e morale, etico e sociale – almeno rispetto all’ambiente che Margareth Storm Jameson – Hervey Russell sceglie di porre sul vetrino sotto al microscopio.

È facile intuire infatti che la protagonista di Company Parade ha molto in comune con l’autrice, e che il romanzo ha molto in comune con la vita della stessa, ponendosi come testimone delle trasformazioni politiche e sociali della propria epoca. Evidentemente, scegliendo il mondo culturalmente elevato dell’ambiente letterario ed editoriale londinese dell’epoca, Storm Jameson fa di Hervey anche – e vorremmo dire soprattutto – un’eroina da manifesto dell’emancipazione femminile. Quella di sorta di manifesto programmatico è infatti la terna natura che ci sentiamo di attribuire a Company Parade, connaturato alle scelte, sicuramente forti, singolari, che Hervey mette in atto e persegue, a partire dal rapporto col marito (che ogni tanto riappare nella storia) per proseguire con le relazioni, magistralmente descritte, con tutto il mondo fondamentalmente maschile che Hervey si sceglie come habitat.

Ad aggiungere modernità all’impianto narrativo, gestito magistralmente e con una ricchezza inusitata dal punto di vista linguistico-lessicale, il fatto che nell’attesa del successo come scrittrice Hervey sbarca per così dire il lunario lavorando nel settore pubblicitario. La parola, quindi, è doppiamente al centro della vita di Hervey – Margareth, strumento di lavoro, tavolozza dell’arte, doppiamente mezzo di sopravvivenza sia economica che sociale, da gestire accuratamente per riuscire a sopravvivere in un mondo tendenzialmente maschile e ostile.

Margareth Storm Jameson

Company Parade ci delizia quindi dal punto di vista stilistico, e può appassionare anche semplicemente dal punto di vista dell’intreccio (come accade a tutte le saghe), per non parlare della freschezza della carrellata di personaggi che popola il romanzo. Nondimeno, come si diceva, è la sua importanza ed attualità a renderlo importante al limite dell’imprescindibilità: ché negli anni ’30 Margareth Storm Jameson poteva a buon titolo ed assoluta verosimiglianza scrivere di una giovane donna forte ed indipendente come Hervey, capace di scelte anche difficili familiarmente, lavorativamente e socialmente. Mentre qui, ora, diciamo che stiamo assistendo ad un ritorno degli uteri alla Patria ed ai ringraziamenti al marito che “permette” alla propria donna di partecipare ad una trasmissione televisiva. Aspettiamo il resto della trilogia di Hervey Russell, ma non dubitiamo che uno dei significati ultimi che vi ritroveremo sarà che le conquiste, anche quelle sociali, non sono mai da dare per scontate, e che i diritti acquisiti sono tali solo finché qualcuno non cerca di metterli in discussione.

See you soon, Hervey.

Vieri Peroncini per MIfacciodiCultura

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