Sfruttamento minorile in Madagascar: e la colpa è sempre di nessuno

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Uno sfruttamento invisibile, di cui nessuno è a conoscenza. Tutti delegittimano lo schiavismo infantile, ma nei fatti accade quotidianamente che un esercito di 10 000 bambini lavori in condizioni precarie per racimolare una cifra irrisoria.

Solange, 30, descends into a hole in the ground with her 4-year-old daughter Mirela strapped to her back. (Christine Romo / NBC News)

Succede in Madagascar, come testimoniato da NBC News e Terre des Hommes, i quali hanno condotto una ricerca in loco per documentare la situazione di sfruttamento. Dal loro rapporto è emerso che intere famiglie, ridotte in povertà, mandano i propri figli a lavorare nelle miniere per estrarre i piccoli frammenti di mica, un materiale destinato all’esportazione in America, Europa e soprattutto Cina. Si lavora con poco ossigeno e quantità d’acqua ridotte, in cambio di paghe quasi inesistenti. Ne consegue che insorgano spesso mal di schiena e dolori alla testa, con conseguenze a lungo termine. Il dato più sconvolgente è l’ipocrisia di quanto circonda questa situazione, ipocrisia che accomuna tutte le grandi partecipanti che ruotano attorno alla bolgia infernale di bambini: le aziende esportatrici come la Tri-H, che fanno centuplicare il prezzo non appena lascia il Madagascar, e gli acquirenti come la Panasonic (che però si dichiara all’oscuro di tutto).

L’etica e i valori sono osannati da tutti, il baluardo della libertà e il disprezzo per la schiavitù sono condivisi dalla quasi totalità delle persone, eppure non si comprende come mai quando si va oltre le parole, nei fatti, esistano delle realtà che disconoscono questi baluardi. Il girotondo dell’assegnazione delle colpe è pressoché inutile finchè non si mette fine a queste realtà di sfruttamento, indegne per qualsiasi società che possa definirsi civile.

 

 

 

Isabella Garanzini per MIfacciodiCultura

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