Le japonisme: interazioni tra oriente ed occidente

Mostra d’arte a Rovigo (settembre 2019- gennaio 2020)

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Giapponismo, Venti d’Oriente nell’arte europea, ovvero l’interazione tra le esigenze e gli schemi dello stile occidentale con lo spirito essenziale nipponico. La mostra di Rovigo presso palazzo Roverella, curata da Francesco Parisi, ne segue l’evoluzione dal 1860 al 1915, raccontando la reciproca influenza tra  i due mondi.

 

A metà Ottocento, dopo secoli di isolamento, l’impero del Sol Levante aveva riaperto le relazioni diplomatiche e commerciali con USA, Russia ed Europa. L’interconnessione tra oriente ed occidente fu forte e dirompente. Si diffondono, così, le prime xilografie, utilizzate per avvolgere i vasi e le ceramiche per proteggerli durante il trasporto. Stampe, arredi, oggetti laccati, kimono, paraventi, tessuti, lanterne e ventagli, i manufatti asiatici portavano il fascino del mistero e dell’esotico.

Inizialmente gli oggetti giapponesi, erano solo un cammeo per arricchire le tele europee, ma in breve diventarono il simbolo di una nuova visione artistica. L’occidente fu risvegliato da una ventata di rinnovamento, che influenzò numerosi personaggi della letteratura, della poesia, del teatro, della musica, della pittura e della scultura, nonché delle arti decorative, condizionando tutto il mondo dell’Art Nouveau e Liberty.

L’occidente fu portato a reinterpretare i temi, la struttura compositiva, i colori delle stampe ukiyo-e (immagini del mondo fluttuante) che ebbero una grande risonanza su impressionisti e post impressionisti.

La rassegna rovigina conta circa 250 pezzi, molti dei quali provenienti da collezioni private e da musei periferici. Offre percorsi di riflessione, aprendosi e chiudendosi in modo circolare con le suggestioni di De Nittis ed il mondo occidentale che evolve nell’incontro con l’asia. Affascinanti gli esperimenti e le contaminazioni di maestri come Gauguin, Casarini, Toulouse Lautrec, Monet, Degas, Fontanesi, Van Gogh e Klimt.

 

Il percorso è scandito in quattro tappe (come quattro furono le Esposizioni Universali) in ordine geografico e cronologico, dalla Francia, primo Paese ad accogliere le suggestive novità, che si diffusero subito nei vicini Belgio e Olanda; Inghilterra, Austria (con Germania, Boemia e Moravia). Una sezione dedicata al Giappone ed infine all’Italia, che recepì l’arte orientale solo agli inizi del nuovo secolo. Era il 1904 quando la prima rappresentazione di Madama Butterfly di Puccini approdava alla Scala di Milano.

Un’opera d’arte è un angolo di natura visto attraverso un temperamento”, scrive Emile Zola su un kakemono con rami fioriti ed impreziosito da oltre venti firme di artisti dell’epoca, che hanno composto e scritto lo haiku in francese. 

Colori accesi e racconti di altre epoche. Mondi che erano agli antipodi eppure dialogavano nell’arte. Innamorano geishe e samurai, paesaggi pastellati tra fiori e carpe, il monte Fuji in lontananza. Scene di vita quotidiana caratterizzate da colori piatti e dall’assenza del chiaroscuro, dinamismo e linee semplici. Taglio fotografico e prospettiva alta, spesso decentrata, l’interesse per la figura femminile, per il mondo animale e per l’elemento dell’acqua.

La profonda fascinazione tra i due mondi è anche nei preziosi tessuti e negli alberi spennellati velocemente. Una reciprocità che emerge fortemente da tele, oggetti e arredi, cosi’ come in architettura.

Dopo oltre 150 anni dal Trattato di amicizia e di commercio tra Giappone ed Italia (1866), che auspicava pace perpetua ed amicizia costante tra Sua maestà il Re d’Italia e Sua maestà il Taicoun, i loro eredi e successori e tra i rispettivi popoli, la contaminazione tra due mondi così lontani resta ancora motivo di riflessione per il mondo artistico-culturale.

     

Rovigo propone una mostra ben organizzata, atmosfera elegante e culturalmente vivace inserendosi nella rosa delle grandi città d’arte che affrontano l’argomento. Il Mudec di Milano (ottobre 2019-febbraio 2020), ospita due mostre con la stessa tematica: ‘Impressioni d’Oriente. Arte e collezionismo tra Europa e Giappone‘ e ‘Quando il Giappone scoprì l’Italia. Storie di incontri (1585-1890)”. Alla Pinacoteca Agnelli si trova la risposta torinese con “Hokusai Hiroshige Hasui. Viaggio nel Giappone che cambia” (ottobre 2019-febbraio 2020). Infine, “Hokusai, Hiroshige, Utamaro- capolavori dell’arte giapponese” a Pavia (ottobre 2019-febbraio 2020), una mostra che ugualmente pone a confronto il fascino delle stampe giapponesi con gli artisti occidentali di spicco. Peccato non aver potuto riunire tutte le esposizioni per un’immersione totale.

                     

Interessante (e necessaria) l’idea di affrontare le interazioni tra popoli proprio in quest’epoca di grande individualismo ed isolamento. Una riflessione sull’utile dialogo per evolvere e migliorare, guardando anche alle differenze come risorsa e spunto di innovazione. L’incontro tra i due mondi ha dato un risultato spettacolare, fermato solo dalla brutalità della guerra.

 

Fuck Pirlott, let’s rock

Lara FarinonperMifacciodiCultura

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