Joseph Conrad, il dantesco autore di “Cuore di tenebra”, viaggio nell’inferno del cuore umano

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Ci sono collegamenti, a volte anche improbabili, a livello personale, che stabiliscono unioni indissolubili, sì che fatti, concetti e/o personaggi distinti vivono nella nostra mente un’esistenza di coppia al di là di qualsiasi cronologia: basta un’assonanza, un colore, un profumo. Quando invece un scrittore credeva che «Gli uomini producono il male come le api producono il miele», ed un altro che «Non c’è bisogno di trovare alcuna origine soprannaturale al male: gli uomini sono per loro natura capaci di ogni nequizia» la spiegazione di un binomio virtuale non è poi così ardua, né necessaria addirittura: nella fattispecie, parliamo di sir William Golding per la prima citazione, e di Joseph Conrad per la seconda.

Joseph Conrad assieme al suo capolavoro, Cuore di Tenebra

Lo sappiamo, è anacronistico incaponirsi a parlare di scrittori come Conrad, polacco naturalizzato britannico divenuto celebre come romanziere anche per la varietà del linguaggio nonostante l’inglese fosse soltanto la sua terza lingua, in un’epoca in cui si considera libro una raccolta di post-it o le pagine bianche di Fabio Volo. Ancora, probabilmente presto diverrà illegale parlare di uno scrittore in buona sostanza extracomunitario, visto che la parte della Polonia in cui nacque è oggi nel territorio dell’Ucraina; e in pratica un migrante economico, stante la sua biografia, avventurosa quanto sfortunata nella parte iniziale dell’esistenza, orfano di padre a tredici anni e affidato allo zio che lo fa partire per la Francia nel momento in cui il nipote corre il rischio di essere arruolato nell’esercito zarista – quindi a ben vedere un disertore, come si usa interpretarla oggidì, in epoca illuminata.

Prima che romanziere, Józef Teodor Nałęcz Konrad Korzeniowski (Berdyciv, 3 dicembre 1857 – Bishopsbourne, 3 agosto 1924) fu un navigatore, avendo prestato servizio prima come Ufficiale di Coperta e successivamente come Capitano per la Marina Britannica nei mari di tutto il mondo. La qual cosa influenzò pesantemente la sua opera, da Nostromo a Il negro del Narciso, da Cuore di Tenebra a Racconti di mare e di costa, da La linea d’ombra a Tifone – e altro ancora. Nel corso della sua vita di navigante fu peraltro a bordo di una nave che naufragò a seguito di un incendio, costringendo il futuro scrittore a passare più di dodici ore su una scialuppa di salvataggio. L’esperienza gli servì da spunto per il breve racconto Youth, ma nelle diverse opere che parlano della vita di mare non risulta ci siano tematiche legate all’abbandono dei naufraghi in mare, o al loro soccorso condizionato alla nazionalità.

Ma attenzione, Joseph Conrad non può certo definirsi un buonista, come d’altra parte la citazione ci cui all’inizio è buona prova; anzi, le biografie lo vogliono uomo incline al pessimismo, insicurezza e depressione, anche per il fraintendimento dei suoi scopi di romanziere, che egli stesso sintetizzò fin dai tempi del Narciso: «…attraverso il potere della parola scritta, di farvi ascoltare, di farvi sentire… ma prima di tutto di farvi vedere. Questo è tutto, e nulla più. Se ci riuscirò, troverete qui, secondo i vostri desideri: incoraggiamento, consolazione, paura, fascino – tutto quello che domandate – e, forse, anche quello scorcio di verità che avete dimenticato di chiedere». Invece, in vita e per lungo tempo anche dopo la dipartita, avvenuta per arresto cardiaco, Conrad venne identificato come autore di romanzi d’avventura, cosa che fu per lui fonte di costante frustrazione e per noi di estrema perplessità, ancorché avvezzi al fatto che, in letteratura, il fraintendimento è spesso compagno proprio delle opere di maggior valore artistico.

Cuore di tenebra secondo Coppola, è “Apocalypse now”

Addirittura, si può trovare una parte della critica che definisce “controverso” il capolavoro assoluto di Conrad, quel Cuore di Tenebra (Heart of Darkness) che incarna concetto il capolavoro assoluto, poi attualizzato, contestualizzato ed ulteriormente universalizzato da Apocalypse Now di Francis Ford Coppola. D’altra parte, se ci si sofferma all’esteriorità, è indubbio che Conrad ebbe la capacità di rendere magistralmente le atmosfere esotiche, peraltro favorito dalle tematiche archetipiche del viaggio e del mare (e facilitato anche dalla particolarità del suo inglese): ma ritenere che il valore della riflessione di Conrad sulla natura dell’animo umano sia da considerarsi in relazione al confronto tra l’uomo e l’ambiente inospitale e selvaggio significa non comprendere altro che la crosta più esterna rispetto al pianeta-Conrad. È altresì vero che molti elementi (ma per gli stessi motivi legati al fascino esotico) in Conrad sono definibili come romantici, ma è maggiormente vero che il massimo valore lo scrittore lo ottiene con la sua galleria di anti-eroi, che lo rendono un precursore della letteratura moderna e che giustificano la sua influenza su autori come Hemingway, Lawrence, Greene, Burroughs.

Nostra opinione, tornando all’incipit, è che vi sia un fil rouge che lega anche Golding a Conrad, rappresentato dalla visione del cuore dell’uomo, e che ci fa paragonare, mutatis mutandis, Il Signore delle Mosche appunto a Cuore di Tenebra. Ma se di Joseph Conrad, se appena possibile, andrebbe letta l’opera omnia, l’epopea di Marlow e Kurtz rimane il libro che porteremmo con noi se fossimo costretti e leggere e rileggere un’opera sola per il resto dei nostri giorni.

O forse, sarebbe Uomini e Topi? La malinconia o l’Orrore?

Ah, ma era già qualcosa, se non altro, di potersi almeno scegliere il proprio incubo!

Marlow, Cuore di Tenebra

Vieri Peroncini per MIfacciodiCultura

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