Un giorno di pioggia a New York, la rivincita di Woody Allen

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New York è sofisticata. New York è incantevole. New York è attraente. New York è romantica. Soprattutto quando piove.

Il 29 novembre 2019 è in uscita la nuova pellicola di Woody Allen, Un giorno di pioggia a New York. Un ombrello nero su cui cadono copiosamente gocce nere, mentre tutt’intorno è uno sfondo bianco. Due protagonisti, Gatsby Welles (Timothèe Chalamet, 23 anni) e Ashleigh Enright (Elle Fanning, 21 anni), una giovane coppia di pupilli alla ricerca di qualcosa che li faccia ufficialmente diventare adulti, che si ritrovano catapultati in una città che frantumerà l’armonia fittizia di un rapporto imperfetto. La storia inizia quando Ashleigh ottiene un’intervista con uno dei registi più celebri del cinema, e dunque corre a New York per incontrare Roland Pollard (Liev Schreiber).

Da qui si origineranno una serie di fraintendimenti che faranno pensare a Gatsby che la sua compagna l’abbia tradito e lasciato, e che sia irrimediabilmente cambiata per via della necessità della fama e del potere, in una città che attrae a sé le giovani menti e i pupilli d’oro, accalappiandoli con le sue promesse fastose. Prende così avvio un circolo di azioni “sbagliate”, basate su supposizioni non vere, che trascina Un giorno di pioggia a New York nel racconto di un equivoco gigantesco, in cui l’ironia di Allen fortunatamente non manca. Nonostante ciò, non sono solo risate: il film trasmette essenza, verità, sincerità nel dimostrare che i personaggi così come le persone reali non sono necessariamente romanzati o per forza convinti saldamente delle proprie idee, ma è la vita che modifica, confonde, rende felici e un attimo dopo dubbiosi i protagonisti, che si lasciano incantare dal fascino semplice della pioggia, che dirige realmente il gioco.

Un giorno di pioggia a New York si distanzia parzialmente dal modello fiabesco (seppur riuscito, come quello di Midnight in Paris), piombando nella realtà con la sua assenza di perfezioni e linearità. Lo stesso Allen deve aver realizzato che troppo facilmente il mondo esterno si arroga diritti basati su mancanza di evidenze, e nulla è più semplice che puntare il dito contro un mostro, mostro che esiste- giustamente- alle volte solo in quanto stereotipo. Allen è stato accusato dalla figlia adottiva, sostenuta da Mia Farrow, di violenza sessuale, ma nonostante non sia mai stato provato nulla e il regista sia stato assolto, molti attori (tra cui Greta Gerwig e lo stesso Chalamet) si sono allontanati da lui oppure hanno devoluto i soldi guadagnati in cause di beneficienza. A rimanere dalla parte di Allen è stata Scarlett Johansson, schierandosi contro il #MeToo, affermando di non aver mai dubitato del suo operato oltre che della persona in sé.

Allen sostiene inoltre di aver sempre pagato in maniera identica sia attori maschi che attrici, e che nei suoi film non c’è mai stato spazio per la discriminazione, figuriamoci per le molestie sessuali. Un giorno di pioggia è dunque la sua piccola vendetta, contro Amazon Studios e chiunque sia facilmente pronto a condannare con tanta facilità. Il film, distribuito dalla coraggiosa Lucky Red, è delicato, sensuale, per nulla scontato, perchè così è il mondo, nei lati belli e in quelli un po’ più irriverenti.

Isabella Garanzini per MIfacciodiCultura

 

 

 

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