Lezioni d’Arte – La Venere libera di Pistoletto, si alza e se ne va

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Per secoli è stata considerata l’ideale della bellezza, associata all’amore, alla sensualità, alla perfezione divina. L’abbiamo ammirata riversa su lettini o in piedi al centro della scena, coperta solo da veli. Pudica, ammaliante, sacra. È Venere, l’emblema della vita. Negli anni Sessanta però le contestazioni e i cambiamenti politici hanno colpito anche lei. Venere si alza e se ne va.

Con ancora il pomo in mano, che ha sancito la sua vittoria come la più bella, abbandona il banchetto degli dei. Ci gira le spalle, non vuole essere ammirata, non le importa, ha altro da fare… deve pensare alla vita vera!

Venere con mela, Thorvaldsen, 1805
Venere con mela, Thorvaldsen, 1805

Michelangelo Olivero Pistoletto (Biella, 1933), autore dell’opera La Venere degli stracci (immagine di copertina), l’ha immaginata proprio così nel 1967. Copia in finto marmo la Venere con mela di Bertel Thorvaldsen, artista neoclassico, e più che una scultura realizza un’istallazione. Con la Venere, infatti, vengono assemblati anche degli stracci, vestiti abbandonati e consumati, che creano una montagna colorata nella quale la statua sembra immergersi. Un’opera tutta concettuale realizzata con materiali poveri. Gli stracci, raccolgono frammenti di vita, passata, sconosciuta. Un’onda di persone con una storia da raccontare, magari da lasciare alle spalle e abbandonare, proprio come questi vestiti ammassati. Un’individualità che si perde nella folla, nella moltitudine, dove nessuno spicca ma tutti si conformano.

Pistoletto è considerato uno dei protagonisti dell’Arte Povera, quell’arte concettuale degli anni ’60 che inneggiava alla libertà, alla creazione svincolata da ogni imposizione in cui non era importante la forma ma il contenuto.

Arte come responsabilità sociale e come libertà. Secondo Pistoletto la libertà dell’arte è e deve essere una guida per la società e può cambiare le cose. Ognuno di noi da uomo libero può diventare più responsabile e insieme possiamo condividere e fare, costruire un mondo migliore.
Si nasconde tutto questo dietro il gesto di Pistoletto.

Rappresentare la vita vera: la vivacità della collettività umana, tutta diversa, abbandonata, consumata, sciupata opposta al bello ideale. Non esiste la perfezione. L’arte contemporanea deve guardare al presente e per questo non può non occuparsi della sua comunità. Un grido di speranza, ancora molto attuale che all’epoca rappresentava il richiamo all’attenzione sociale in un periodo di cambiamenti dovuti al boom economico, alle questioni morali e popolari e alla grande lotta tra lavoro e capitale. Oggi invece ritorna più forte per porre l’attenzione sulla questione dell’immigrazione. Proprio per questo lo scorso settembre La Venere degli stracci di Pistoletto è stata voluta a Lampedusa, in occasione del Prix Italia.

Cinquant’anni fa ho realizzato la Venere degli stracci. Gli stracci rappresentano il passaggio delle persone dentro tutti questi vestiti, questi vestiti ormai degradati. La Venere, venendo dal passato come simbolo di bellezza e di speranza, ridà vita, rigenera questi stracci.

Un’opera sociale sempre pronta a sensibilizzare l’animo umano a recuperare tutto ciò che viene abbandonato e rifiutato dalla società.

Alejandra Schettino per MIfacciodiCultura

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