Ogni civiltà ha la spazzatura che si merita

sommersi dai rifiuti

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Attualmente nel mondo vengono prodotti circa 4 miliardi di tonnellate di rifiuti ogni anno (International Solid Waste Association). A conclusione della XI edizione della Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti (16-24 novembre 2019- SERR), voluta e patrocinata dalla Commissione Nazionale Italiana Unesco, il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, si è rivelata necessaria una riflessione sul come produrre meno rifiuti, riciclare e riutilizzare.

I dati odierni fanno vergognare la specie umana: danni ambientali non quantificabili, ingenti emissioni di CO2 sia per produrre che per smaltire, ben sei isole Trash Vortex che inquinano oceani e distruggono l’ecosistema. Un disastro che si ripercuote sulla terra, sulle falde acquifere e sugli animali, vale a dire ci stiamo avvelenando.

Matt Groening ci aveva già anticipato il futuro: rischiano di diventare proposte di sopravvivenza il lancio nello spazio del pianeta tutto rifiuti di Futurama e la fuga dalla città-discarica dei Simpson.

Cupidigia e menefrghismo ci stanno portando alla distruzione. Occorre un’immediata inversione di tendenza, cui ognuno nel suo piccolo può dare un contributo fondamentale.

Riciclare e differenziare, riutilizzare, riparare o regalare: le parole d’ordine della nuova strada da percorrere. La soluzione è nell’economia circolare. Le buone abitudini dei nonni non possono che schiacciare questo consumismo esasperato. Ripreso il grande insegnamento del non sprecare, ritornare alla semplicità e a materiali naturali.

I rifiuti mandano un doppio crudele messaggio: ci dicono che le cose vengono usate con economica brutalità, senza comprensione e sintonia, e che tutto ciò che non conserva l’abbagliante luccichio del ‘nuovo di zecca’ è semplicemente da buttare: che terribile oracolo: l’usa e getta come canone fondamentale della nostra società!

(Alexander Langer)

Necessario produrre meno rifiuti, in primis partendo da imballaggi e contenitori. Occorre limitare se non azzerare l’uso (e abuso) della plastica monouso e agire tempestivamente sull’inefficienza dei processi di smaltimento. Secondo la Plastic Pollution Coalition, il 33% di tutta la plastica viene usato una sola volta e gettato via; il 70% dei rifiuti in plastica che finisce nell’oceano proviene da imballaggi per alimenti e bevande.

Nasce in quest’ottica l’idea delle bio plastiche, sviluppate in più direzioni.

La ventitreenne Lucy Hughes per la tesi di laurea ha inventato MarinaTex, una bioplastica con gli scarti del pesce (Università del Sussex). L’idea è parsa subito buona, tanto che a novembre ha vinto anche l’internazionale James Dyson Award 2019 (https://www.domusweb.it/it/product-news/gallery/2019/11/26/la-vincitrice-del-james-dyson-award-2019-vuole-risolvere-il-problema-della-plastica.html).

Il materiale che si ricava è in fogli flessibili e traslucidi, richiede poca energia e temperature inferiori ai 100 gradi. Biodegradabile in 4-6 settimane, si adatta al compostaggio casalingo e non rilascia sostanze tossiche, eliminando alla base il processo di smaltimento.

La Commissione Europea ed alcune aziende private hanno dato vita al progetto Biosmart, a cui prende parte anche l’Italia, già approvato per la commercializzazione nell’UE. Impiegati materiali compostabili, biodegradabili o riciclabili, con un valore aggiunto: gli imballaggi possono monitorare tramite sensori, antimicrobici e antiossidanti bioattivi ed estendere la durata di conservazione dei cibi. Un’idea volta a ridurre inquinamento e sprechi di cibo.

Il futuro sarà verso il packaging sostenibile, commestibile e biodegradabile.

Dal londinese Skipping Rocks Lab arriva un’invenzione che è già sul mercato. Pensando di sostituire le bottigliette d’acqua distribuite nelle manifestazioni sportive, l’inglese ha creato le Ohoo, piccole sfere d’acqua rivestite da cloruro di calcio e alghe. Le Ooho Balls hanno consistenza gelatinosa, completamente commestibile e biodegradabile; sono ecosostenibili e molto economiche (costo di produzione per una bolla 2 centesimi).

Il Merck Forest e Farmland Center, ha creato EcoCradle imballaggi biodegrabili e commestibili, organici a base di funghi, coltivati utilizzando gli scarti dell’agricoltura, come i semi di cotone, il truciolo o la buccia del grano saraceno. In questo caso il risparmio di energia è del 98% in meno rispetto a quella normalmente necessaria per la produzione in polistirolo.

Un’altra strada arriva dal Wyss Institute dell’Università di Harvard che ha visto interessanti prospettive nel chitosano, sostanza naturale derivata dalla chitina, presente in gusci e corazze di crostacei ed insetti. Unito ad una proteina della seta, ha dato vita a Shrilk, una pellicola alimentare 100% biodegradabile. Materiale molto simile alla plastica, ma completamente naturale e presente in grandi quantità in natura. Shrink può essere utilizzato per la realizzazione di imballaggi organici, sacchetti dell’immondizia, pannolini, così come oggetti in 3D dalla forma complessa.

Un’innovazione tutta italiana è quella di Biocopac Plus, considerata tra i 15 migliori progetti per i LIFE Awards 2019 (impianto pilota a Canneto sull’Oglio, in provincia di Mantova). Si tratta di una vernice ecologica creata dagli scarti delle bucce di pomodoro ed utilizzata per il rivestimento delle lattine di prodotti alimentari in scatola.

Dall’’Indonesia nasce la startup Evoware, che produce imballaggi di alghe marine biodegradabili al 100%, commestibili; stabili fino a due anni e solubili in acqua calda. 

Tomorrow Machine è uno studio di design svedese con sede a Stoccolma e Parigi, che rivede l’idea classica dell’imballaggio: questo dovrebbe essere duraturo come il cibo che contiene. L’olio è in un contenitore che si rompe come un uovo, fatto di zucchero caramellato rivestito di cera. Quando l’involucro viene aperto, la cera non può più proteggere lo zucchero e si scioglie a contatto con l’acqua. I frullati sono dentro tetrapack di un gel di alghe agar-agar e acqua, adatti per tutte quelle bevande a breve conservazione che devono essere refrigerate. Il riso è contenuto in pacchetti di cera d’api biodegradabile, da aprirsi pelandoli. Tomorrow machine ha sfruttato anche le potenzialità della nanocellulosa e di un rivestimento particolare, per creare delle stoviglie autopulenti. Possiamo dire addio a detersivi e lavastoviglie. La nanocellulosa è trasparente ed atossica, ricavata da scarti e sottoprodotti della lavorazione del legno, come la segatura. Possiede, inoltre, una forza elastica fino ad otto volte superiore all’acciaio inossidabile. Un’idea volta a limitare inquinamento e sprechi, riducendo il consumo dell’acqua, evitando l’uso di detersivi ed elettrodomestici, risparmiando così anche in termini di energia.

Cosa manca per deciderci a condurre una vita eco-sostenibile?

Fuck Pirlott, let’s rock

Lara Farinon per MifacciodiCultura

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