Lezioni d’Arte – Gustave Moreau ossessionato dalla Salomè

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Moreau, L'Apparizione, 1876
Moreau, L’Apparizione, 1876

Il racconto di Salomè, la danzatrice dai veli trasparenti, strumento della morte di Giovanni Battista, è tra i più rappresentati, perfetto per l’arte sacra come per quella profana. Il carattere, infatti, drammatico e simbolico della vicenda è stato determinante per la fantasia degli artisti ed è diventato perfetto per i gusti ornamentali e simbolici di Gustave Moreau (Parigi, 1826 – Parigi, 1898). Il pittore francese ritrasse come un’ossessione la protagonista del mito biblico, simbolo della lussuria e della sensualità, tanto da meritarsi l’appellativo di Pittore delle Salomè.

La storia di questo personaggio, crudele e sensuale, raccontata dall’evangelista Marco si inserisce in uno scontro epocale tra il fascino e l’astuzia femminile e l’uomo schiavo dei suoi stessi desideri. Salomè è la figlia di Erodiade, colei che aveva sposato Erode Antipa, fratello di suo marito. Giovanni Battista per aver criticato questo comportamento amorale del re Erode fu imprigionato. Durante un ricco banchetto Salomè incantò tutti con la sua danza provocante, soprattutto il re che preso dall’entusiasmo promise alla fanciulla di esaudire ogni suo desiderio. Sotto la richiesta incessante della madre, la fanciulla richiese su di un vassoio la testa di Giovanni Battista. Seppur triste e preoccupato della reazione dei suoi seguaci, Erode dovette acconsentire alla richiesta, inviò un sicario in carcere e fece decapitare il Battista.

Decollazione di San Giovanni Battista, Caravaggio, 1608

Proprio come viene rappresentato con forza dal Caravaggio.

Il soggetto della Salomè assume nel tempo quel ruolo che ispirò tanti pittori e letterati, di carnefice, di donna potente in grado di trascinare l’uomo alla morte con la sua seduzione ed il suo inganno. Un personaggio affascinante e contrastante che si crede forte, ma che a sua volta viene utilizzato ingenuamente per compiere i piani astuti di sua madre.

Salomè ritorna costante in moltissimi quadri di Moreau, spesso lasciati anche incompiuti. Prima ritratta come unica protagonista poi inserita in uno scenario sempre più complesso, in cui l’artista fonde il mito e la storia in un’ambientazione sempre più suggestiva e mistica. Il pittore riesce a far apparire davanti ai nostri occhi tutte le sue fantasie, esotiche ed erotiche, derivanti dalla narrazione biblica.

dettaglio, Apparizione

Il viaggio immaginario della Salomè si conclude nell’opera l’Apparizione del 1876 in cui il pittore raggiunge l’apice del suo stile pittorico. È immortalata in primo piano alla fine della danza, sinuosa e sensuale, su una pozza di sangue. Il suo braccio alzato indica l’apparizione che si palesa al centro, la testa del Battista circondata da raggi e poggiata di profilo su di un piatto, sospesa come l’ostia nella dottrina cristiana. Nell’altra mano in alcune versioni regge il fiore di loto, simbolo di una nuova vita per i defunti.

Salomè è riccamente abbigliata, gioielli e ornamenti dorati la fanno scintillare e rendono la scena piena di suggestioni, incarnando a pieno il gusto simbolista di fine Ottocento. Rilegati sullo sfondo, in un palazzo sontuoso e tipicamente orientale, appaiono Erodiade con mani arcigne e irrequiete ed Erode, fisso sul trono che assiste alla scena acconsentendo.

Nella visione è tutto sospeso, si percepisce il conflitto, il dramma appena avvenuto e si allude ad uno scontro tra i due personaggi che si sfidano, l’uno di fronte all’altro.

Uno scontro tra due antipodi tra luce e tenebra, tra ragione e istinto, tra sacro e profano.

Alejandra Schettino per MIfacciodiCultura

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