Lezioni d’Arte – Così dipingeva De Kooning: come se ogni pennellata fosse l’ultima

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Willem De Kooning, Untitled, 1977

Avete mai osservato da vicino una tela dipinta da Willem De Kooning (Rotterdam, 24 aprile 1904 – New York, 19 marzo 1997)?! La materia è così spessa, vibrante che si avverte una certa lotta che l’artista ha compiuto con i colori, il tessuto, la spatola e probabilmente con se stesso. Ogni movimento, ogni energia sprigionata è stata intrappolata nei suoi dipinti e vivace esplode attraverso i colori impiegati. L’arancio, il giallo, il rosa e l’azzurro. E poi il bianco che tutto invade e tutto coordina.

Il segreto della sua forza comunicativa è stato dipingere come se ogni pennellata fosse l’ultima.

È la città di New York il contesto vivace, dinamico che ispira la sua pittura. Dipingeva tutto il giorno nel suo loft sulla West 22nd Street. Ci pensava tantissimo alle sue tele, soprattutto nel periodo in cui si concentrò sulla raffigurazione umana. Impiegò ben una settimana per ritrarre degli occhi. Eppure non realizzava nessun disegno preparatore, frullava tutto nella sua mente e poi dipingeva quel pensiero direttamente sul supporto, manipolando forme e colore, liberando la sua interiorità. La sua azione era senza freni, ecco spiegata la lotta, l’energia, il movimento liberatorio tipico dell’Espressionismo Astratto.

Willem De Kooning, A tree in Naples, 1960

La serie sulle donne, iniziata nel 1938, è la più discussa ed apprezzata dal pubblico ancora oggi. Appare curiosa. Lui che era riluttante ad ogni impegno affettivo, allergico a qualsiasi forma di controllo sembrava deciso a voler rinunciare nella vita alla compagnia femminile. Riteneva che le donne comportassero una serie sgradita di obblighi e «macchiassero le sigarette con il rossetto». Non è difficile immaginarlo davanti alla prima tela Women I, con al centro incollato un sorriso perfetto preso dalle riviste pubblicitarie, ed immaginarlo agitato e feroce a scagliarvi pennellate tutto attorno. Immaginava donne primitive quasi grottesche, in posa frontale, distorte.

Ci tornava e ritornava più volte sull’opera, graffiava via la tela, realizzava dei segni e poi spesso li copriva, cancellava ed allargava. Seguiva un pensiero poi magari lo abbandonava. Una pittura interminabile.

Nella vita vuole rinunciare alle donne, ma nella pittura diventano il suo tema ricorrente. Fino agli anni Sessanta continuerà, infatti, a dipingere nudi di donne sulla spiaggia in cui la figurazione è scomposta, fluida, un tutt’uno con il paesaggio. I colori chiari utilizzati ci fanno immaginare le calde spiagge di Long Island, dove si è trasferito l’artista all’epoca, su cui si fermava ad osservare il paesaggio e a pescare vongole.

De Kooning, Women I, dettaglio

La donna che lo ha ispirato sarà stata sdraiata lì su quelle spiagge e la sua pelle vigorosa è diventata trama per De Kooning che ammette: «la pelle umana è il motivo per cui è stata inventata la pittura a olio».

Poi qualcosa cambia. Arriva la malattia e arriva forse la malinconia per un destino già segnato. Il tratto si riduce, le tonalità anche, e De Kooning imprime sulla tela solo paesaggi astratti. Opere senza titolo che evocano storie e pensieri lontani, che non hanno bisogno di parole per materializzarsi davanti ai nostri occhi.

Per me le sue opere più belle.

Alejandra Schettino per MIfacciodiCultura

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