Il simbolismo di William Blake tra poesia e incisione

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Il simbolismo di William Blake tra poesia e incisione

Cain Fleeing Abel William Blake, 1826
Cain Fleeing Abel William Blake, 1826

William Blake fu poeta e pittore inglese considerato tra i più grandi artisti del XX secolo. Altamente sottovalutata in vita, la sua opera viene oggi lodata come fondamentale per l’arte poetica e pittorica, soprattutto a causa della sua espressività ed originalità. Al centro del pensiero di Blake vi era una forte fiducia nell’immaginazione umana, vista come il principale modo per superare la barriera dei cinque sensi e raggiungere una nuova visione, quasi divina.

William Blake nacque a Londra, più precisamente al 28A di Broad Street, il 28 novembre del 1757. Terzo di sette fratelli, non frequentò le scuole ma studiò a casa, denotando fin da giovane un interesse per la pittura e frequentando così anche corsi di disegno. All’età di quattordici anni firmò un contratto di apprendistato con un incisore, iscrivendosi poi più tardi, nel 1778, anche alla Royal Academy. L’interesse per la poesia si sarebbe sviluppato poco dopo, con la pubblicazione nel 1783 della sua prima raccolta di scritti Poetical Sketches (in italiano: Schizzi poetici). Da quel momento i due interessi continuarono di pari passo, per cui Blake cercava non solo di imparare nuove tecniche pittoriche e di incisione ma anche di leggere il più possibile e trovare fonti di ispirazione letteraria.

Una delle opere pittoriche più famose di Blake è l’illustrazione della Divina Commedia, cominciata nel 1824 e interrottasi il 12 agosto 1827 a causa della morte dell’artista, che lasciò 102 acquarelli, in vari stadi di preparazione, risultati poi in un totale di sette incisioni. Queste illustrazioni rileggono l’opera dantesca con un occhio critico, non limitandosi solamente ad un accompagnamento del testo, ma commentando gli aspetti morali e spirituali della Commedia. Il poeta condivideva la sfiducia di Dante verso il materialismo, ma non condivideva la sua ammirazione per i testi dell’antica Grecia, oltre a guardare con senso critico il macabro umorismo e la apparente gioia provata dall’autore nell’assegnare ai vari condannati le loro punizioni.

Blake 3L’opera poetica di Blake fu costantemente legata alle visioni che egli sosteneva di avere avuto per tutto il corso della sua vita, veri e propri contatti con il mondo celeste e con Dio. Per questo motivo sottolineava l’importanza dell’immaginazione, in grado di rivelare le relazioni mistiche tra il soprannaturale ed il terreno. Le tematiche affrontate dal poeta si rivolgono in direzione di un rifiuto di ogni tipo di limitazione e repressione, sia dal punto di vista politico e sociale che religioso: benché fosse uomo molto spirituale, infatti, non aveva una grande considerazione per la Chiesa d’Inghilterra. Scopi dell’uomo dovevano essere l’esuberanza e l’eccesso, mentre criticava la schiavitù e il moralismo che negava l’amore fuori dal matrimonio e la disparità dei sessi. Dal punto di vista stilistico, benché Blake non utilizzi mai direttamente il termine simbolo, il lavoro del poeta richiede un’interpretazione fortemente simbolica, nella ricerca di una lettura del mondo aperta e creativa attraverso l’utilizzo di un linguaggio concreto, aperto a differenti interpretazioni.

L’apprezzamento per le opere di Blake fu postumo, per tutta la sua vita i suoi acquirenti venivano spinti da sentimenti di amicizia nei suoi confronti più che da un effettivo interesse per le sue capacità artistiche. Fu solo grazie ai preraffaeliti che egli venne riscoperto, tanto da essere poi citato come fonte di ispirazione dai grandi poeti del Novecento quali Ungaretti, Ginsberg e Joyce.

Eleonora Rustici per MIfacciodiCultura

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