Voodoo Child: Jimi Hendrix, il chitarrista sciamano

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Voodoo Child: Jimi Hendrix, il chitarrista sciamano

Voodoo Child: Jimi Hendrix, il chitarrista sciamanoÈ l’alba del 18 agosto 1969. Jimi Hendrix (Seattle, 27 novembre 1942 – Londra, 18 settembre 1970) indossa un paio di jeans a zampa di elefante, una casacca bianca a frange e una bandana rossa. Imbracciando la sua Fender Stratocaster Olympic White, si appresta finalmente a calcare il palco di uno degli eventi più iconici della storia della popular music: il Woodstock Festival. È il culmine di un’era che sta per finire. L’evento che ha rappresentato una generazione. E quel lunedì 18 agosto è l’ultimo giorno del Woodstock. Il concerto di Hendrix e della sua band sarebbe dovuto essere il gran finale che tutti aspettavano la sera prima. La pioggia, però, ha rovinato tutto. C’erano più di 400000 persone, a Bethel, durante i tre giorni di “peace, love and music”. Ora, ce ne sono meno di 200000. Ma non importa. Farà comunque ciò che è destinato a fare. Un’esibizione di due ore, una delle più lunghe della sua carriera. Qualcosa che tutti, nei giorni a venire, ricorderanno.

Lo speaker presenta la sua band come Jimi Hendrix Experience, ma il chitarrista lo corregge subito: il nome della band è Gipsy Sun And Rainbows. L’avventura con la Jimi Hendrix Experience – con il bassista Noel Redding (in realtà, un chitarrista) e il produttore Chas Chandlers, che suonò il basso negli Animals – è ormai finita. Ad essere rimasto è il batterista Mitch Mitchell, presente sul palco nell’ibrida formazione dei Gipsy Sun And Rainbows (che poi assumerà il nome di Band of Gypsys). Insieme alla Jimi Hendrix Experience, il virtuoso chitarrista aveva inciso tre album che sarebbero diventati fondamentali per il futuro del rock: Are You Experienced? nel 1967, Axis Bold As Love sempre nel 1967 e Electric Ladyland nel 1968. I loro concerti funambolici erano diventati leggendari; intorno alla figura di Jimi si era ormai formato un alone mitico. Era sempre stato lui al centro dell’attenzione. Lui e la sua chitarra, una chitarra per destri che lui rovesciava, essendo mancino: la Fender Stratocaster. Un binomio che talvolta diventa un tutt’uno. La chitarra è una proiezione di se stesso, una parte del suo corpo, feticcio e libagione. Come quella volta a Monterey, il 18 giugno 1967, quando, durante un’incredibile (e, per l’epoca, a dir poco sconcertante) esibizione di Wild Thing, il suo rapporto con lo strumento divenne quasi fisico, viscerale, sessuale; fino all’estrema azione finale: il rogo della chitarra. Jimi stesso la bruciò, di fronte ad un pubblico attonito. Con le mani sembrava richiamare lui stesso quel fuoco, incitarlo a divampare.

Jimi Hendrix è uno sciamano. Uno stregone che, invaso dalla trance, evoca storie torbide, visioni mistiche e universi psichedelici; le distorsioni della chitarra si fondono con la sua voce profonda e la sua gestualità teatrale, carismatica. Jimi sembra trasformarsi nel personaggio ritratto in Electric Ladyland, Voodoo Child.

Well, I stand up next to a mountain
And I chop it down with the edge of my hand […]
Well, I pick up all the pieces and make an island
Might even raise just a little sand
‘Cause I’m a voodoo child

Voodoo Child (Slight Return)

Voodoo Child: Jimi Hendrix, il chitarrista sciamanoHendrix e la sua band, praticamente, improvvisano. Non c’è stato tempo, o forse un’organizzazione adeguata, per completare il soundcheck; forse, questa non sarà la sua migliore esibizione. Eppure, è uno di quei concerti che passerà alla Storia. Message to Love, Spanish Castle Magic, Foxy Lady, sono solo alcuni dei brani presenti nella lunga scaletta; il culmine giunge verso il finale, quando Hendrix si imbarca in una vorticosa versione di Voodoo Child (Slight Return), di oltre 13 minuti. Ma a colpire l’immaginario collettivo, sarà l’inno degli Stati Uniti, Star-Spangled Banner. Hendrix lo distorce, lo plasma, lo trasfigura. L’assolo si incastra a sound effects prodotti dalla stessa chitarra − bombe, mitragliamenti, sirene di contraerea. È un messaggio tanto chiaro quanto terribile. Non sono necessari video o fotografie, per riportare alla mente il Vietnam. A concludere la performance non poteva che essere la leggendaria Purple Haze, dopo la quale il virtuoso della chitarra, colui che è da molti (compresa la rivista Rolling Stone) considerato il miglior chitarrista di tutti i tempi, si congederà dal festival. Lasciando indelebili ricordi a chiunque c’era, e pallide registrazioni a tutti gli altri. Jimi Hendrix ha 26 anni. Chissà se già lo immagina, che gli rimane poco da vivere. Era nato a Seattle, il 27 novembre del 1942.

Well, the night I was born
Lord I swear the moon turned a fire red […]
Well my poor mother cried out “lord, the gypsy was right!”
And I’ve seen her, fell down right dead

Voodoo Child

Morirà l’anno successivo, a soli 27 anni. Ci chiediamo inutilmente cosa avrebbe potuto ancora fare, dove avrebbe osato spingersi, se fosse rimasto in vita. Eppure, nel suo breve corso, Hendrix ha tracciato una via indelebile. Forse lo ritroveremo nell’isola delle rock star scomparse, insieme ad Elvis, John Lennon, Jim Morrison. Forse, se non lo abbiamo incontrato in questo mondo, beh, lo ritroveremo in un’altra dimensione.

And if I don’t meet you no more in this world
Then I’ll, I’ll meet you in the next one
And don’t be late, don’t be late
‘Cause I’m a voodoo child

Voodoo Child (Slight Return)

Lorena Alessandrini per MIfacciodiCultura

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