Soul, il nuovo film della Pixar che valorizza l’anima, contro l’omologazione

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«Disponiamo di un tempo limitato sulla terra. Vuoi diventare la persona che eri destinato ad essere?”: sono le prime parole del trailer di Soul, il nuovo film d’animazione della Pixar che uscirà nelle sale italiane nell’autunno del 2020. I fotogrammi di New York si susseguono, le giornate trascorrono tutte uguali, finchè non capita di porsi l’interrogativo più importante di tutti gli altri:

Per cosa vorresti essere ricordato? Qual è la tua vera essenza?

Napoleone disse che avrebbe preferito non esistere affatto piuttosto che non essere ricordato, ed è proprio su questo che s’incentra Soul, diretto da Pete Docter, il quale con otto nomination e premio Oscar per il miglior film d’animazione (Up nel 2010 e Inside out nel 2016), oltre che essere il produttore di Monsters & Co e Toy Story 4, si attesta come il regista d’animazione più in voga del momento. Il protagonista della storia è un uomo che svolge quotidianamente la sua routine asettica, animato però da una grande passione per il jazz. Un giorno, per via di un incidente, accade qualcosa d’insolito: il corpo e l’anima si scindono, ed è seguendo il viaggio di quest’ultima che Joe Gardener approderà in un mondo realmente peculiare. Raggiungerà lo You Seminar, che è un centro di apprendimento per le anime (“soul” in inglese significa appunto “anima”). Ve ne sono di tutti i tipi, giovanissime (come quella di 22, che diventerà amica di Joe) e anziane, tutte connesse da un unico obiettivo: cogliere la loro unicità, riconoscersi come entità inimitabili e speciali nelle loro singole essenze.

Pete Docter

In Soul, Docter affronta discorsi importanti, facendolo tramite quesiti affidati all’animazione, che coi suoi colori coinvolge grandi e piccini. Così come avvenuto con Inside out e con Up, in cui la celebre scena dei nonni abbracciati ha stretto il cuore di chiunque, è importante porre l’attenzione su argomenti innovativi e profondi. Come la connessione embodied tra la mente e il corpo, che sono in relazione continua e s’influenzano costantemente, e poi l’unicità della propria identità, che pensa, vive, spera, fantastica in maniera estremamente personale. Al centro di tutto c’è il Sé, che è una macchina estremamente complessa, che non ha soltanto una visione di sé, quanto un diagramma complesso di rappresentazioni (Sé ideale, Sé realistico ecc…).

Film come Soul fanno riflettere, e ammettere che vi sono domande a cui nemmeno gli adulti potranno mai dare totalmente una risposta (cosa accade realmente alla mente quando fa un incidente? E’ possibile che vi siano delle realtà parallele, come sostenuto dalla fisica quantistica? Oppure è “solo” il cervello che in talune contingenze traumatiche evoca scenari peculiari?). Forse in un futuro si potrà , ma per ora l’importante è comprendere che ciò che conta è come ci si pone il quesito, e questo avviene in maniera diversa dentro l’anima di ognuno di noi.

Isabella Garanzini per MIfacciodiCultura

 

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