It’s time to take down the Mona Lisa: togliete la Gioconda da Louvre

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Solo pochi giorni fa, sulle autorevoli pagine del New York Times, il critico d’arte Jason Farago ha parlato del potere distruttivo della Gioconda, probabilmente l’opera più conosciuta, chiacchierata e analizzata di tutti i tempi; tra le righe del giornale americano, ha lanciato una provocazione apparentemente bizzarra, ma che in realtà potrebbe nascondere del buono:

It’s time to take down the Mona Lisa ( Per la Mona Lisa è arrivato il tempo di andarsene: toglietela dal Louvre).

Farago è un giovane critico -se vi immaginate un anziano signore con la barba bianca e gli occhiali rotondi e dall’aria conservatrice, vi basterà una rapida ricerca su Google Immagini per essere clamorosamente smentiti- che vantando importanti collaborazioni (non solo il NYT, ma anche The Guardian e numerosi saggi pubblicati), può certamente dire la sua: e lo fa piuttosto bene.

Leonardo Da Vinci, Gioconda

Sul NYT, ha definito così l’opera più famosa di Leonardo:

La Mona Lisa è la Kim Kardashian della ritrattistica italiana del XVI secolo: bella, ma solo moderatamente interessante

(o interessante, ma solo moderatamente bella, questo poi dipende dai punti di vista, aggiungo io). Sul ritratto di questa donna -la cui identità non è stata ancora del tutto chiarita, poichè alcuni esperti continuano a nutrire dubbi sul fatto che si tratti di Lisa Gherardini, moglie di Francesco del Giocondo, nobile fiorentino- sono stati scritti fiumi di inchiostro, ed è fuori di dubbio che attorno ad esso sia stato creato un “mercato” ad hoc. In generale attorno alla figura di Leonardo ruotano enigmi e misteri, reali (o presunti?) ma certo, su nessun’altra opera al mondo si sono cercati significati nascosti e dietrologie come nel caso del ritratto di questa elegante signora.

Varrebbe la pena di chiedersi però, se tutti questi misteri che ruoterebbero attorno a questo dipinto -che, non dimentichiamolo, secondo alcuni è l’opera d’arte più sopravvalutata della storia- siano giustificati, oppure se non siano il frutto di una buona operazione di marketing ante litteram, che da un certo momento in poi, ha iniziato a sfuggire di mano.

Paolo Veronese, Le Nozze di Cana, 1536

Evidentemente deve pensarla così Farago, che da buon esperto e appassionato di arte, ha a cuore le opere che hanno davvero qualcosa da dire, come ad esempio Le Nozze di Cana, tela datata 1536 e firmata niente meno che da Paolo Veronese, che offre un maestoso tripudio di colori, un virtuosismo pittorico raro, raffinatissimi dettagli architettonici e che si trova proprio nella parete di fronte alla Gioconda, ma di cui nessuno parla e che forse, quasi nessuno guarda davvero, impegnato com’è a cercare di scrutare qualcosa di ineffabile ed originale, negli occhi di “Lisa”.

Farago, provocatoriamente -ma forse neanche troppo- propone di dedicare alla Gioconda uno spazio espositivo tutto suo (che abbia come tema di fondo Leonardo), cosìcchè i visitatori del Louvre, possano finalmente godere delle oltre 3000 opere racchiuse nel Museo: La Venere di Milo, datata 130 a.C, testimonianza archeologica della maestria greca. La zattera della Medusa di Gericault, che racconta il naufragio della nave francese avvenuto nel 1819 al largo della Mauritania. La Sfinge di Tanis, scultura egizia risalente al 2600 a.C, che abbiamo conosciuto grazie a Beyoncè e Jay-Z, poichè ospite d’onore al party modaiolo che hanno fatto le pop star nel loro più celebre video, Apesh**t. La pietà di Rosso Fiorentino. E molto altro.

Le parole del critico americano nascondono senza dubbio del buono, fanno trapelare una difesa sincera nei confronti dell’arte, della bellezza, della genuinità dei veri capolavori, che fanno parlare solo i loro colori ed i loro tecnicismi; ma senza dubbio, la provocazione di Farago sarà destinata a cadere clamorosamente nel vuoto: la Gioconda viene vista in media 80 volte tanto la tela del Veronose sopra menzionata: eh si che Le Nozze di Cana ha una dimensione 10 volte superiore a quella della Gioconda: ah il potere del marketing…

Ilenia Carbonara per Mifacciodicultura 

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