Novecento letterario: André Gide e il suo viaggio verso la libertà

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André GideIl 22 novembre 1869 nasceva a Parigi lo scrittore, poi premio Nobel per la letteratura, André Gide. Una personalità cardine nel periodo che intercorre tra le due guerre mondiali, un’ispirazione e un punto di partenza per i protagonisti del panorama letterario francese ed europeo di tutto il Novecento, romanziere, saggista, critico ed anche uomo di teatro, la sua produzione corse parallela alla sua vita: ne seguì le svolte, gli slanci, i ripensamenti, le tensioni proprie di una personalità di transizione.

Gide nasce in una famiglia di tradizioni ugonotte e puritane. Rimane precocemente orfano di padre e viene allevato nella rigida e conservatrice educazione materna. La prima parte della sua vita, quella degli anni giovanili, è tesa verso un’esaltazione dei valori religiosi in cui l’autore è nato e cresciuto: sono anni dedicati allo studio delle Sacre Scritture e a pratiche spirituali come l’ascetismo. Gide coltiva queste passioni condividendone gli slanci con la cugina Madeleine, di cui si invaghisce e che sposerà nel 1895 nonostante la sua omosessualità, pochi anni dopo la morte della madre. Un amore coltivato fin dall’infanzia che non verrà mai consumato, rimanendo essenzialmente spirituale.

Questi sono soprattutto gli anni di una prima fondamentale svolta. Nel 1891 aveva infatti conosciuto Oscar Wilde, rimanendone affascinato, oltre che intimamente spaventato. Un incontro che è anche rivelazione diventando unamicizia irreversibilmente devastante: lo scrittore inglese lo avvia verso una liberazione dalle pastoie della tradizione puritana proiettandolo verso nuove prospettive di libertà, una libertà che è innanzitutto sessuale. Le sue rinnovate posizioni vengono rafforzate da un primo viaggio in Africa, che l’autore parigino intraprende nel 1893, in cui acquista maggior consapevolezza di sé, allentando i lacci morali della religione familiare e proiettandosi verso un’idea di liberazione edonistica dell’essere ottenuta assecondando quegli impulsi da tempo repressi dalla morale puritana.

André GideÈ una svolta che incide fortemente sulla sua produzione letteraria. Formatosi in ambiente simbolista, soprattutto per l’influenza esercitata dal francese Mallarmé, dal 1897 Gide riversa nelle sue opere questi rimescolamenti spirituali. Les norritures terrestre (Nutrimenti spirituali) è una prima testimonianza di quell’edonismo liricamente e filosoficamente ricercato: una raccolta di riflessioni e aneddoti legati tra loro dal file rouge di epifanie morali e vitali esperite dall’io. Lavora parallelamente ad una serie di testi teatrali, tra cui, il più significativo, Les Prométhée mal enchaine, rivela una reinterpretazione del mito greco di Prometeo in chiave autobiografica. Su questa scia di liberazione dell’io si impongono come tappe fondamentali le due opere di inizio Novecento: L’Immoraliste (1902) e La porte étroite (1909). Due racconti che manifestano il viaggio dell’essere verso la libertà. Due opere che possono coincidere quanto opporsi nel contenuto, a dimostrare quell’eterna indecisione che tormenterà per tutta la vita lo scrittore francese, un conflitto interiore che lo trattiene in una sorta di limbo, diviso tra immoralismo e “ritorno all’ordine” religioso e morale.

Gide resa in un primo momento sconosciuto al grande pubblico, che rimane distante dalla sua produzione letteraria. Inizia però a farsi strada in ambito intellettuale: nel primo dopo guerra fonda la rivista Nouvelle Revue Française, entrando in contatto con le personalità culturali del tempo, con le quali intreccia rapporti professionali e d’amicizia. Emerge totalmente dall’anonimato nel 1924, con la pubblicazione del racconto Corydon, un saggio decisivo per l’autore, in cui confessa e difende apertamente la sua omosessualità. La sua fama continua a crescere: in poco tempo diviene uno dei punti di riferimento nel periodo tra le due catastrofi mondiali, una figura di spicco della moderna letteratura di introspezione e di aperta confessione del disagio interiore.

A ciò segue anche una presa di coscienza politica e sociale. Dopo un viaggio in Congo, durante il quale matura un’avversione nei confronti delle spietate politiche coloniali, aderisce all’ideologia comunista con cui però rompe precocemente dopo un viaggio in URSS: un contatto con la realtà sovietica intriso di delusione, interamente documentato nel libro Retour de l’URSS del 1936.

André GideAndré Gide si presenta come uno scrittore instancabile, autore di numerosissime opere tra racconti, resoconti di viaggio, romanzi, saggi, opere teatrali. Diario si presenta come suo ultimo capolavoro: una narrazione autobiografica la cui prima parte esce nel 1939, raccontando gli anni dal 1889 al 1939, e che l’autore continuerà a scrivere fino alla sua morte, avvenuta il 19 febbraio 1951 a causa di una congestione polmonare.

La vita di André Gide è un viaggio verso la libertà. Un viaggio fatto di contraddizioni ed ambiguità mai risolte, ma soprattutto un viaggio fatto di coraggio. Un coraggio che gli permette di fare i conti con la propria interiorità, di scandagliare a fondo la natura umana e di farsi punto di riferimento per tutto il Novecento letterario. Ma non solo. Egli va oltre, rendendosi attuale. Diventa un esempio e regala speranza a qualsiasi uomo che, intrappolato in lacci troppo stretti (siano essi morali, religiosi, politici o culturali), possa intraprendere anch’egli un viaggio che lo renda libero da qualunque pregiudizio.

Deborah Gressani per MIfacciodiCultura

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