Lezioni d’Arte – Il colore. Chi ha inventato cosa e la guerra del pigmento

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Vantablack
Vantablack

Il bello dell’arte contemporanea è che spesso genera dei dibattiti assurdi. Se gli artisti del momento possiedono poi un account social, in un attimo tutto ciò che dicono e fanno diventa virale e fa il giro del mondo più velocemente delle loro opere. Ultima discussione? La guerra del pigmento combattuta con gestacci a suon di colore tra due artisti, Anish Kapoor e Stuart Semple.

Dopo l’annuncio infatti di Anish Kapoor (1954) di aver acquistato i diritti esclusivi su di un colore, il mondo dell’arte aveva già aperto un vivace dibattito. È giusto che solo un artista possa utilizzare un colore perché ha partecipato alla sua creazione?! Kapoor insieme alla società britannica Surrey NanoSystems ha approfondito le possibilità del Vantablack il nero più nero, originariamente creato per scopi militari (per rendere gli aeroplani invisibili ai radar) e ne ha comprato tutti i diritti, diventando l’unico possessore al mondo di questa particolare tonalità di colore. Un nero così profondo che sembra risucchiarci dentro di esso, come fosse un vero buco nero, in grado di assorbire il 99,9 per cento della luce.  

L’esilarante risposta di Anish Kapoor alle critiche?! «Tutta invidia. Il vantablack è un colore così profondo e intimo che fa desiderare a tutti di possederlo. Se fosse stato bianco a nessuno sarebbe importato».

Questo assurdo monopolio ha fatto scattare nell’artista inglese Stuart Semple (classe 1980) una vendetta a suon di pigmento. Ha così creato Pink, il rosa più rosa, con una clausola ben precisa: per comprarlo non bisogna essere Anish Kapoor o qualcuno a lui vicino. La scelta del colore non è casuale, il rosa shocking è infatti l’opposto del profondo nero.

Oggi esistono i social per esprimere tutto il nostro dissenso ma chissà nel passato cosa è accaduto tra i grandi maestri creatori dei primi colori. Per quanto ne sappiamo anche allora c’era una certa concorrenza tra gli artisti.

International Klein Blu
International Klein Blu

Nel medioevo il colore diventa una cosa seria perché simboleggiava la divinità. Più era luminoso ed intenso e più era sacro. Il colore blu era considerato “il più nobile” e sono infatti molti gli artisti che nel corso delle varie epoche hanno fatto a gara alla ricerca della tonalità più preziosa. Gli sfondi blu erano utilizzati al pari dell’oro nelle tavole ed era strettamente legato al manto della Madonna. La preziosità del pigmento dipendeva anche dalla difficoltà del suo reperimento: l’oltremare (il più maestoso) derivava dal lapislazzulo, una pietra proveniente da molto lontano e di difficile lavorazione. In alternativa c’era la meno cara azzurrite.

Non sorprende dunque che tutti cercarono di imitare la tonalità profonda del blu dopo aver visto il cielo degli affreschi di Giotto, nella Cappella degli Scrovegni. Klein porterà avanti il lavoro, brevettando nel 1960 l’International Klein Blu, una tonalità brillante con la quale coprì tutte le sue opere diventando inconfondibile. Ci aveva provato anche la De Lempicka coniando la tonalità del blu più chiara, usata da uno scenografo russo e spacciata come propria, tanto da denominarla Blu Lempicka.
All’epoca, come oggi, anche Klein causò una polemica per l’invenzione del suo blu. Édouard Adam il chimico che lo aiutò nella creazione, ma che non venne mai menzionato, amareggiato confessò: «Yves ha chiamato il colore IKB, International Klein Blu, il solito sbruffone. Senza di me, non ci sarebbe arrivato».

Alejandra Schettino per MIfacciodiCultura

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