Editoriale – Eccellenza italiana, quando l’odio social non risparmia nemmeno la disabilità

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Che cosa significa l’espressione, così in voga oggi, Eccellenza Italiana? Con queste due parole siamo soliti raffrontarci col mondo, in chiave positiva; certo, a livello epidermico è immediatamente comprensibile che ci si riferisca a qualche campo dello scibile umano in cui eccelliamo come Nazione. Ma siamo veramente e sempre titolati a farlo? Il vero eccellere declinato non è un problema, ma siamo proprio certi di potervi appioppare l’aggettivo italico? L’ultima circostanza in cui l’abbiamo visto utilizzare è stata relativamente alla schermitrice paralimpica Bebe Vio, che ha vinto l’ennesimo trofeo della sua luminosa carriera. C’è confusione, evidentemente, sull’Italia, l’italianità e l’italiano: crediamo infatti che si dovrebbe definire eccellenza italiana un qualcosa che effettivamente eccelle nel mondo, ma la cui eccellenza appunto derivi da un modus operandi connaturato a quello che fino a non molto tempo fa vedevamo definire come Sistema Italia, ovverosia un quid che compendia tradizione, istituzioni, istruzione, spirito italiani, e non già solo un’occhiata alla carta di identità per verificare la cittadinanza. Le eccellenze italiane di qualche anno fa nel tennis femminile emergevano da una combinazione di impegno economico individuale e allenamento in Spagna: era lecito definirle Eccellenze italiane per una pura questione di ius soli?

Quella che sicuramente è un’eccellenza italiana è la capacità di arrampicarsi sulle spalle altrui, di sfruttare il lavoro fatto in precedenza a fini personalistici, tanto che ci sentiamo di lanciare la proposta che l’animale-simbolo d’Italia divenga il cuculo. Ma tant’è, noi pensiamo anche che in qualsivoglia caso la definizione di eccellenza italiana non andrebbe speso per il singolo, bensì per un sistema: ad esempio, potrebbe essere un’eccellenza italiana il sistema di cura e valorizzazione delle risorse diversamente abili, fermo restando che gli Alex Zanardi e le Bebe Vio (per far nomi arcinoti) emergono e sarebbero emerse anche in altri sistemi, a patto di non venire scientemente emarginati ed ostacolati. Cosa che ovviamente non succederebbe in un paese civile.

E invece, proprio Bebe Vio è stata a suo tempo al centro di polemiche furibonde, naturalmente sui social, sia per il modo di vestirsi, per la cena alla Casa Bianca, per la posizione a favore delle vaccinazioni. Recentemente, abbiamo visto una perla di intervento “social”, nel quale un illuminato signore evidenziava la fortuna della ragazza relativamente al fatto di non avere la possibilità di drogarsi: mancandole le mani, sottintende cotanto raffinato umorismo. Ecco che emerge prepotentemente un’eccellenza italiana: mentre da un lato la parte civile di una società ormai incivile tenta effettivamente di diventare un’eccellenza italiana, l’altra lavora, in modo eccellente peraltro, per diffondere la stupidità più becera.

Da un lato, la cronaca ci propone sempre più spesso episodi di resilienza, dando prova della validità della scelta linguistica di passare, e non già solo per questioni di political correctness, da una definizione di disabilità a quella di diversamente abile: i successi sportivi nell’ambito dello sport paralimpico non si contano, ma vi sono anche esempi illuminanti di successi in campo imprenditoriale – pensiamo alla realtà magistralmente illustrata da Giulio Manfredonia e Claudio Bisio nel bellissimo Si può fare del 2008, oppure alla realtà nel campo della ristorazione messa in luce in una delle trasmissioni dello chef Antonino Cannavacciuolo.

Eppure, l’eccellenza italiana sembra essere proprio quella dell’intolleranza, dello scherno, della noncuranza, della violenza fisica e morale. Dell’esclusione dalla vita relazionale e scolastica, agli abusi sui mezzi pubblici, senza dilungarsi negli esempi. Tranne uno. Quello di Valerio Catoia, ragazzo con la sindrome di Down, atleta paralimpico nel nuoto. Al centro del bersaglio degli haters per aver salvato una bambina in procinto di annegare in mare. Per natura, ci verrebbe da ironizzare sulla passione che hanno gli odiatori professionali circa l’annegamento, evidentemente modalità di decesso fascinosa; ma l’argomento è troppo serio e triste, e sommamente squallido, per desiderare scherzarci su. Il giovane Valerio, peraltro insignito di una medaglia al valor civile dal presidente Mattarella, si vede augurare la morte addirittura da pagine social che sembrano dedicate alla sua persecuzione. E quindi, Valerio è ri-assurto agli onori della cronaca per essere l’involontario testimonial della vera, ultima e più evidente eccellenza italiana, che colpisce Liliana Segre e Valerio Catoia, Michela Murgia e Bebe Vio, i meridionali di qualunque sud del mondo e qualsiasi diversamente pigmentato e chiunque altro. Haters stessi compresi.

Perché diciamolo, quanto vi odiate, per essere delle nullità che non sanno fare altro che stare appesi ad uno schermo a vomitare insulti e anatemi?

Perché tanto odio?

È l’eccellenza italiana, bellezze.

Vieri Peroncini per MIfacciodiCultura

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