assistenti vocali e lo stereotipo di genere

quando i robot hanno la voce femminile, servizievole e remissiva

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Nella solitudine tecnologica servono gli assistenti vocali per riempire i nostri salotti e far finta che siano affollati da idee. Siri che giorno è? Siri dimmi perché.

Un’invenzione che sembra avere successo, rappresentando perfettamente il non-dialogo moderno. Le persone comunicano sempre meno fra loro, ma impartiscono ordini alle intelligenze artificiali, mai più soli. Assistenti tuttofare, che interagiscono con le necessità umane. Inviano messaggi, fissano riunioni, telefonano, fanno acquisti on line. Rispondono alle domande.
Siri, Alexa e Cortana, Google Assistente (nella versione originale in lingua inglese), I.A. che si declinano al femminile nelle parvenze estetiche e nel nome volutamente simbolico, ma anche nella voce con cui si esprimono.

Come nei film di fantascienza, sembra che nell’immaginario comune le voci autoritarie coincidano con il maschile (HAL 9000 di Odissea nello Spazio, KITT supercar), mentre le remissive e servizievoli siano femminili (computer di bordo di Star Trek, Caterina di Alberto Sordi).

Una scelta, questa, che per l’Unesco rafforzerebbe gli stereotipi di genere. Macchine passivamente obbedienti con voci di donne entrano in casa, auto ed uffici. L’argomento è stato affrontato nello studio «I’d blush if I could: closing gender divides in digital skills through education», https://en.unesco.org/Id-blush-if-I-could, da cui emerge che la sottomissione programmata influenza atteggiamenti e pregiudizi del quotidiano.

L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura, congiuntamente al direttore della parità di genere, Saniye Gülser Corat, ricordano che i presupposti del #meetoo, il movimento contro le molestie e i soprusi alle donne, devono valere anche per le voci.

Tra le 145 pagine del rapporto, un’attenzione particolare è dedicata alle risposte delle i.a..Gli assistenti vocali non sono programmati per rispondere o bloccare gli insulti, I’d blush if I could, arrossirei se potessi, la tipica frase che Siri usava per rispondere alle molestie sessuali verbali. Nel 2019 è stato aggiornato con “non so come rispondere”.

Diseducativo anche se fosse a parti invertite. Un pulsante e dei comandi, così si arriva a pensare che tutto sia concesso. Il robottino esegue indipendentemente dal tono o dall’ostilità. Il reale problema, però, affonda le sue radici nell’educazione e nel rispetto. Se tutto è ammesso, compresi i suoni delle caverne al posto dei saluti, quale sarà la prossima frontiera?

A preoccupare allora, non è solo la voce scelta, ma anche la pericolosissima sovrapposizione che può avvenire nella mente, pensando di comunicare con una persona pari requisiti. Una sorta di abitudine che si consolida ripetitivamente minuto dopo minuto, portando poi ad agire nello stesso modo anche nelle conversazioni reali.

Interessante notare come i padri creatori siano appunto prevalentemente di sesso maschile, mentre le loro creature sono quasi tutte femminili.

Nel 1927 il film muto Metropolis (Fritz Lang) raccontava il futuro distopico del 2026, con la storia dell’androide HEL, un robot dalle sembianze della bellissima Maria, inviata dagli imprenditori tra gli operai per controllarli e trascinarli verso una rivoluzione.

Sempre femminile la voce degli operatori telefonici, degli ascensori, degli annunci ferroviari o della metro, così come le voci dei navigatori.

Una ricerca condotta dall’azienda di comunicazione NASS, tra diverse nazioni europee, ha constatato che in quasi tutta l’UE (ad eccezione di Francia, Germania e Gran Bretagna) le voci dei navigatori in auto sono femminili. Il motivo? La voce di donna è più acuta e quindi più chiara, appare più gentile, meno autoritaria. Se si guarda alla storia, già durante la Seconda Guerra Mondiale nelle cabine di pilotaggio degli aerei venivano utilizzate come navigatori, essendo più facili da distinguere rispetto a quelle maschili. Un retaggio che sopravvive ancora oggi nelle cabine di pilotaggio con le “Bitching Betty” (it. Betty la brontolona).

Altri hanno interpellato la scienza, secondo cui il cervello umano si sarebbe sviluppato in modo da preferire la voce femminile, fin dal grembo materno.

Attingendo dalla psicologia, il timbro maschile viene percepito come un comando, intimorisce e crea inferiorità, innescando i meccanismi della competizione tra gli uomini. Commercialmente parlando, è molto più facile trovare una voce femminile che piaccia a tutti.

Dall’altra parte, c’è anche il caso dello stereotipo che porta al rifiuto della voce femminile. E’ quanto accaduto, per esempio, in Germania ai clienti BMW, alla fine degli anni ‘90. La compagnia automobilistica è stata costretta a ritirare dal mercato i propri navigatori, dopo essere stata sommersa da reclami e lamentele degli automobilisti (Clifford Nass, The Man Who Lied to His Laptop). Una donna che forniva indicazioni sul percorso non era compatibile con la guida di un uomo tedesco a bordo della sua BMW.

Ma quanto è discriminatorio l’uso pressoché esclusivo di voci femminili nell’industria tecnologica? Il fatto che la voce del gentil sesso venga associata con la docilità e la sottomissione la dice lunga sull’immagine delle donne, che riflette (ancora) gli stereotipi sociali. Nel 2009, durante il suo Radio 6 Music Sunday Show in onda sulla BBC, Bob Dylan aveva intavolato una discussione con le aziende automobilistiche, volendo dare la sua voce ai sistemi gps. Negli anni successivi, per il TomTom in America, Homer Simpson è stato ufficialmente il primo a prestare la voce ad un navigatore, mentre Siri oggi ha una voce tutta sua, che, in inglese, è quella della doppiatrice Susan Bennett.

Il futuro sarà genderless https://youtu.be/t6g5KPkZjLU. Q è la voce che non ha timbro maschile né femminile. Per crearla sono state fuse 22 voci transgender, manipolando elettronicamente il risultato per comprimerne la tonalità in una banda di frequenze che oscilla attorno ai “neutrali” 153Hz.

Nel frattempo, sui testi scolastici si trovano ancora esercizi e racconti discriminatori. “La mamma stira, il papà lavora“. Può capitare che i genitori deridano un bambino che si cimenta nella ginnastica artistica; o chi distingue tra libri per maschi e femmine. “Le ragazze sono vulnerabili, i ragazzi sono forti e indipendenti”. Un mito che si rinforza nelle aspettative del genere sessuale e che è collegato anche ai rischi di salute per adolescenti e adulti (Journal of Adolescent Health).

Numerosi i progetti e le iniziative per abbattere i muri dei pregiudizi, una giornata internazionale dedicata (25 novembre, contro la violenza di genere). Eppure, nonostante tutto, l’umanità ha ancora grosse difficoltà ad accettarsi, si spaventa per le differenze anziché guardare ad esse come una risorsa. E’ così che i cyborg, surrogati di amici e famiglia, vengono creati a nostra immagine e somiglianza: con voci remissive e servizievoli che fittiziamente sembrano a disposizione del loro padrone. 

Un sintomo che rivela solo in parte il malessere. L’uomo moderno anela oggi più che mai a qualcuno che lo capisca. Trova conforto in una dolcezza lontana, sperando che si prenda cura di lui. Ha sete di contatti umani, di relazioni e compagnia.

Ma questa è l’epoca moderna, dove gli individui sono sempre più soli, gli oggetti diventano tesori irrinunciabili mentre le persone sono deumanizzate, sempre più spogliate del loro status umano.

 

Fuck Pirlott, let’s rock

Lara Farinon per MifacciodiCultura

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