Fiaba e mito: due modalità di interpretare il mondo

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La fiaba e il mito, due modalità di rappresentare il mondo che all’apparenza possono apparire simili tra loro. E invece così non è, e come spiega lo psicoanalista austriaco Bruno Bettelheim nel libro Il mondo incantato: uso, importanza e significati psicoanalitici delle fiabe, vi sono delle peculiarità riconducibili a ognuno di esse, oltre a delle differenze marcate.

La fiaba narra con parole semplici le avventure, e le complicazioni, a cui i protagonisti vanno incontro, con gli antagonisti le cui motivazioni sono chiare anche a chi non parteggia con le loro opinioni. Parole semplici e scenari immediati, senza mistificazioni eccessive: questo favorisce l’immedesimazione dell’ascoltatore, sovente un fanciullo che sul far della sera, avvolto nel manto beige di un fagotto caldo. Come uno dei manichini di Giorgio de Chirico, il bambino ascolta gli echi e i riverberi del mondo esterno che tramite la fiaba si fanno strada nelle stanze color pastello e nelle culle tinteggiate di bianco e nero dalla matita di Alberto Savinio, e iniziano ad anticipare ciò che i dialoghi degli adulti sussurrano dietro le quinte.

 

 

E poi c’è il mito, che rimanda a una visione più complessa, in cui i protagonisti sono meno vicini alla realtà quotidiana che è invece tipica delle fiabe, tanto che sovente abitano in realtà non esistenti, come gli dei che dimorano nell’Olimpo e hanno compiti specificatamente diversi da quelli che s’incontrano nel vivere quotidiano. I discorsi nel mito sono spesso complessi e non sempre facilmente comprensibili dal bambino, c’è un rimando a gesta eroiche (e tragici epiloghi) che nelle fiabe non è presente, e premiazioni fuori da comune. E’ raro che il mito termini con un lieto fine e un “vissero per sempre felice e contenti”, cosa che nelle favole invece, sostiene Bettelheim, è la prassi. Talune volte capita che degli scrittori trasmettano morali anti-convenzionali, come ad esempio Hans Christian Andersen che raramente concesse ai suoi protagonisti un epilogo nemmeno lontanamente sereno, mentre il mito non si fa scrupoli e racconta a suon di metafore delle verità crude.

La morale nelle fiabe e la metafora nel mito: entrambe rivelano parti del mondo che il fanciullo ancora non conosce, e che impara ad apprendere tramite le piccole avventure che gli adulti trasmettono attraverso la lettura e il racconto. Ogni fiaba propone dei temi peculiari e delle modalità per affrontare concretamente i problemi, abilmente sondati dalla psicoanalista svizzera Marie-Louise von Franz, e il mito è la realizzazione ancora più elevata di tali precetti. Insieme, sono una sintesi perfetta della crescita, che parte con il fornire un accogliente gruzzolo in cui ad ogni imprevisto si può provvedere adeguatamente e termina con la comprensione massima che l’eroe risiede dentro la persona stessa, ma non sempre è destinato a vincere. E questo, nella vita, va compreso.

Isabella Garanzini per MIfacciodiCultura

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