Editoriale – Ahi serva Italia, ovvero Non è un paese per vecchi

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Non è un paese per vecchi. Ma non stiamo parlando del film. Basta combinare l’effetto Dunning-Kruger con l’aforisma sulla stupidità e le certezze di Bertrand Russell, e abbiamo il ritratto della nostra società. Easy, nevvero? Si capiscono tante cose. Tipo, il proliferare di scuole di scrittura gestite da chi un libro al massimo se l’è pubblicato da solo errori da terza elementare compresi, i life coach il cui successo nella vita consiste nell’essersi messi a fare (e ad autoproclamarsi) i life coach, mental coach che insegnano come gestire lo stress nelle situazioni ad alta performance nello sport la cui esperienza di sport è la fila in posta per spedire una raccomandata. Non è un paese per vecchi: ecco perché abbiamo bisogno dei personal reader, che si suppone abbiano letto tutto lo scibile letterario e siano in grado di consigliare al meglio (ma che vuol dire?) dei perfetti sconosciuti circa le cose da leggere (ma con quale finalità?); ecco perché esistono i personal shopper, che ci dicono come abbigliarci al netto del fatto che loro stessi sembrano essersi vestiti al buio, ma attingendo dall’armadio di Pennywise. Ecco perché abbiamo gli influencers, che non esisterebbero senza i deficienters. Incompetenza e Dunning-Kruger ovunque, conformismo e vigliaccheria.

Non è un paese per vecchi, infatti. Per meglio dire, non è un paese per competenti. E non inganni il fatto che nei posti di comando vi siano torme di vecchi barbagianni: il discrimine, come ci spiega la sociologia del lavoro, non è la competenza, bensì la psicopatia. Il capo perfetto, a questo punto della nostra involuzione, non è né esperto né competente (peggio che mai, entrambe le cose), ma quello psicopatico. Quello capace di negare il diritto all’acqua o alla pipì, per intenderci, e dormire beatamente. Ecco, ci serve anche il principio di Peter, quello che dice che ognuno viene promosso fino a raggiungere il proprio livello di incompetenza, per capire come si produce l’humus (che, fate caso, ha un po’ l’odore dello stallatico) su cui proliferano tangenti&disastri. Ovviamente, non si inventa nulla, nemmeno la paura del potente incompetente che si veda che il re è nudo se arriva un suddito (cioè, sottoposto) a svelare l’arcano. Cosa che ormai, però, non può accadere più, perché la desertificazione mentale sta facendo sì che nessuno letteralmente sia in grado di decodificare le situazioni complesse.

Non è un paese per vecchi, per esperti, per colti, per competenti, per empatici. È però un paese per politici cialtroni, che sparge ignoranza a spaglio e che punta ad avere una base elettorale di ultras invece che di cittadini. Il post-Tangentopoli ha elaborato, con l’attiva complicità di tutte le forze politiche e sociali, una versione genetica del cittadino sempre più ignorante, inconsapevole, egotista, scarsamente dotato in intelligenza e memoria e saldamente convinto che il mondo termini al limite del proprio campo visivo. Di conserva (no, NON stiamo parlando di pomodori) la classe politica si è trasformata in una classe burocratica, attingendo i propri principi da quelli più deleteri dell’economia travisata. Di fatto, e tra le altre catastrofi, stiamo assistendo ad un travaso tra homo politicus ed homo burocraticus; e in ottemperanza alla Legge di Parkinson, secondo la quale scopo di ogni organizzazione burocratica è quello di aumentare le proprie dimesioni. E null’altro, aggiungiamo: altrimenti, non sarebbe spiegabile la comparsa sulla scena politica, ed in qualità di leader, di soggettucoli il cui core business non è nemmeno formalmente (come accadeva post-Costituente e pre-Tangentopoli) il perseguimento dell’interesse pubblico, ma solo la soddisfazione dei propri interessi quali prestigio (anche questo, del tutto frainteso, notiamo con tristezza), potere, autonomia decisionale. Numero di sottoposti-schiavi, e soprattutto quantità di risorse da gestire a man salva.

Se teniamo conto del fatto che il potere non è altro che la facoltà di infliggere arbitrariamente sofferenza senza il rischio di conseguenze negative personali, abbiamo la firma finale a questo desolante quadro che ritrae una serva Italia più serva che mai.

Che Non è un paese per vecchi. Non è un Paese per persone. Non è un Paese per nessuno.

Vieri Peroncini per MIfacciodiCultura

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