“Le migrazioni del cuore”: storia dell’iconografia del Cuore Sacro

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Le migrazioni del cuore è una pubblicazione molto interessante di Giuliano Zanchi: pubblicato da Edizioni Dehoniane, indaga un particolare quanto antichissimo oggetto di devozione, ovvero l’immagine del Sacro Cuore di Gesù.

Le migrazioni del cuore

Le pagine che si susseguono sembrano un colorato viaggio alla scoperta dell’iconografia del Cuore Sacro tra effigie modaiola, oggetto di ironia, cinema, pubblicità, arte e storia. Dalla devozione, intima e religiosa, alla street art. L’opera è divisa sette capitoli che raccontano una storia lunga secoli che ha influenzato l’immaginario popolare: 1. Con il cuore in mano, 2. Immagini mentali e icone devote, 3. Resistenza dell’immagine devota, 4. Borsette, parure e cuori sacri, 5. L’anima del commercio, 6. Pop Heart, 7. Suggestioni devote e arte contemporanea.

L’iconografia del cuore fece la sua comparsa nel 1400 nelle miniature dell’effigie di Sant’Agostino di Ippona che viene rappresentato mentre impugna, con la mano destra, il proprio cuore fiammeggiante, simbolo di amore e sapienza. Ma è nel 1673 che il culto diviene popolare: in quell’anno la giovane monaca Margherita Maria Alacoque rivela di aver avuto un’apparizione, il Sacro Cuore di Gesù circondato da fiamme e «da una corona di spine e sormontata da una croce». È questo il momento in cui il cuore diventa anche espressione di devozione popolare, adottato come vessillo di venerazione contro le nascenti filosofie illuministe e moderne.
Verso la fine del Settecento, dopo accesi dibattiti sul tema, si è affermato, in maniera totale, un particolare culto all’immagine del Sacro Cuore. Il cuore sacro diventa emblema dell’amore e della purezza, rappresentazione di affetto e di vita pulsante, ma anche simbolo esoterico e spirituale di sofferenza, creazione e morte. Il cuore trafitto è divino ma anche estremamente umano, espressione di luce e salvezza e della caducità del ciclo vitale. Ed è proprio attraverso le svariate rappresentazioni iconografiche che lo scrittore rivela come il cuore sacro da oggetto di particolare devozione, è adesso simbolo universale di appartenenza da esibire anche su abiti e borse. Perché è vero che le immagini, come suggerisce Zanchi, hanno «più vite dei gatti». Ne Le migrazioni del cuore Zanchi si sofferma anche sull’immediatezza dell’immagine del Sacro Cuore, che riesce a raggiungere la parte più intima e semplice dell’animo umano. Spiega infatti che:

La semplice figura del cuore, apparsa nella devozione con sembianze organiche sempre più precise, con le sue arterie e suoi ventricoli in vista, ha preso la via dell’immaginario comune, che ha fatto del muscolo cardiaco il vettore di una rassegna emblematica ricca dei più disparati significati: vitalità, energia, passione, determinazione, resistenza, vulnerabilità, dedizione e molto altro.

Giuliano Zanchi, direttore del Museo Bernareggi e del Museo e tesoro della cattedrale di Bergamo, è segretario generale della Fondazione Adriano Bernareggi. Licenziato in Teologia fondamentale e sistematica alla Facoltà teologica dell’Italia Settentrionale, si occupa di temi al confine fra l’estetica e la teologia. Tra i suoi libri recenti, pubblicati da Vita e Pensiero: Il Genio e i Lumi. Estetica teologica e umanesimo europeo in François René de Chateaubriand (2011), Prove tecniche di manutenzione umana. Sul futuro del cristianesimo (2012) e L’arte di accendere la luce. Ripensare la chiesa pensando al mondo (2015).

Valentina Certo per MIfacciodiCultura

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