Albert Camus: esploratore dell’assurdo tra genio e rivolta

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Albert Camus: esploratore dell’assurdo tra genio e rivolta

camusVilleblevin, 4 gennaio 1960. Una Facel Vega viene ritrovata dilaniata, ai piedi di un platano impotente sulla strada per Parigi.
«Albert Camus, scrittore, nato il 7 novembre del 1913 a Mondovi, dipartimento di Costantine, Algeria», così dice il documento nella tasca di uno dei due uomini morti trovati all’interno della vettura: al suo fianco, il corpo dell’ editore Michel Gallimard. Gli agenti, accorsi sul posto, si trovano davanti ai resti umani di uno dei più grandi pensatori francesi del secolo.

Albert Camus, lo scrittore che spostò il concetto di Assurdo al centro della ricerca esistenziale morì proprio nel modo che definiva più assurdo: un incidente automobilistico. Ad aggiungere bruma letteraria alla sua morte nelle sue tasche fu ritrovato anche un biglietto ferroviario non utilizzato, segno, forse, di un ripensamento dell’ultima ora. E coerentemente per l’uomo che più forte di Sartre, suo collega diventato poi oppositore ideologico e politico, puntò il dito sulle angherie dell’assurdo, fu un metateatro di intrecci bislacchi a portarselo via.
Grazie agli appunti del poeta ceco Jan Zábrana, solo recentemente vengono chiamati in causa i servizi segreti di Mosca, in particolare il ministro degli esteri Shepilov, come mandante dell’omicidio punitivo dello scrittore a causa di un suo discorso contro l’invasione sovietica in Ungheria.

La vita di Albert Camus la puoi leggere come un romanzo, come le sue opere, frammenti di cuore votati all’assurdo.

Francese sì ma nato in Algeria, a Mondovi, il 7 novembre 1913, francese non continentale ma d’oltremare che vive tra gli arabi e da loro osteggiato per i privilegi dati dalle sue origini europee, intellettuale ma figlio di una modesta famiglia di lavoratori, dispensato dalla guerra perché da sempre ammalato di tubercolosi. Per tutta la vita Camus si sentì uno straniero e, non a caso, una delle opere che lo consegnò all’immortalità porta questo titolo: Lo straniero, in cui fissa su carta il più vagabondo dei temi ovvero l’estraneità dell’uomo all’universo intero.
Essere straniero nel profondo, tra coscienza e DNA, stimola la riflessione continua, poiché la mente non si ferma sopra piedi erranti e questo basta a spiegare come il figlio di un cantiniere e di una donna analfabeta, entrambi immigrati, “ebbe tanti doni” e arrivò a sfondare “l’irriducibile segreto della creazione letteraria“.

camus-peste-quatrieme-couvertureFu contrario alla Guerra d’Algeria poiché nessuno manderebbe a morte la propria madre affettiva come quella biologica (poco prima della consegna del premio Nobel, del 1957, a Stoccolma rispose allo sputo verbale di uno studente algerino: «Amo mia madre e la giustizia, ma fra le due scelgo mia madre») e totalmente avverso alla pena di morte per gli independentisti, poiché se non esiste una divinità manichea neanche lo Stato può esercitare il ruolo di giudice del bene e del male.

La duplicità ricade anche nel suo essere scrittore e insieme uomo, difatti  quando nel 1942 pubblica Lo straniero le parole d’esordio del protagonista confondono per tanta apatia: «Oggi la mamma è morta. O forse ieri, non so. Ho ricevuto un telegramma dall’ospizio: «Madre deceduta. Funerali domani. Distinti saluti.» Questo non dice nulla: è stato forse ieri.»

Solo nel 1945  uscirà La peste, vera risposta al muto deserto del libro d’esordio, una risposta che il lettore di Camus bramava. Solidaire ou Solitaire: questo è il bivio a cui si trova davanti. Si muore e si guarda morire, o si lavora, si agisce per sanificare, detergere, guarire, non per costruire un mondo migliore, non è possibile, ma per rivoltarsi all’assurdo.
Afferma:

Esiste la bellezza e l’inferno degli oppressi, per quanto possibile vorrei rimanere fedele ad entrambi.

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Con l’amico-nemico Jean-Paul Sartre

Queste le coordinate principali di un uomo estraneo al mondo, ma che lo abita profondamente. Concetto rafforzato con il saggio L’uomo in rivolta: la rivolta viene vista come l’unico modo per combattere l’assurdità e l’ingiustizia della vita e dà una nuova interpretazione all’essere umano («mi rivolto, dunque siamo»).
«Vivere – ha scritto ne Il mito di Sisifo è far vivere l’ assurdo. Farlo vivere è soprattutto guardarlo. Al contrario di Euridice, l’assurdo muore soltanto quando se ne distoglie lo sguardo». Tra la schiavitù accettata e la violenza rivoluzionaria, la vera libertà è la creazione.

Torneranno però i temi del cinismo, del vuoto e dell’indifferenza nell’ultimo romanzo, La Caduta: il protagonista è quella che potrebbe essere definita una persona perfettamente normale, ma completamente vuota emotivamente e spiritualmente, totalmente materialista, concentrata solo sui propri piaceri e desideri. Tutta questa indifferenza rimane rigorosamente senza spiegazioni, senza ragioni e tanto meno soluzioni: è una verità “negativa” quella cui arriva Camus, forse non definitiva ma comunque essenziale per giungere ad una consapevolezza reale di sé.

Lo-straniero-riassunto-CamusRisultano così profetiche le parole conclusive del protagonista de Lo straniero:

Non ho guardato dalla parte di Maria. Non ne ho avuto il tempo perché il presidente mi ha detto in una forma strana che mi sarebbe stata tagliata la testa in una pubblica piazza in nome del popolo francese. Mi è parso allora di riconoscere il sentimento che leggevo su tutti i volti; credo proprio che fosse del rispetto. I gendarmi mi guardavano con molta dolcezza. Io non pensavo più a nulla. Ma il presidente mi ha chiesto se avevo qualcosa da aggiungere. Ho riflettuto. Ho detto: «No». È allora che mi hanno portato via.

Immaginando i pensieri di Camus poco prima dello schianto, potremmo scrivere così:

Mentre la macchina cedeva sotto il peso delle ruote squassate e andavo all’incontro con l’albero posto dalla morte o dal destino, la mia stessa coscienza serafica mi chiedeva se avessi qualcosa da aggiungere. “No” e solo allora, sazio, me ne sono andato.

Federica Marino per MIfacciodiCultura

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