Lo scambio imperfetto, quando il delitto è “solo” il catalizzatore di un grande romanzo

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Lo scambio imperfetto. Non è un titolo da thriller, men che meno da romanzo giallo, ché di solito quest’ultimo ci tiene a far sapere da bel principio che si tratta di un episodio della serie: “Maigret e questo”, “Ellery Queen e quell’altro”. Mario Balzic e lo scambio imperfetto, ecco, questo sarebbe un titolo da romanzo giallo. Per la fidelizzazione del lettore, si sa, che è meglio non affidare al solo autore.

Però, i romanzi di K.C. Constantine non sono “semplici” thriller, men che meno semplici romanzi gialli, posto che c’è anche il nostro eroe, l’ispettore Mario Balzic appunto, e ci sono indagini e ci sono omicidi. E di che cosa potremmo parlare in fondo, se non di amore e di morte? Anche per “giustificare” romanzi che sono ben più dell’apparenza, come questo Lo scambio imperfetto di K.C. Constantine, autore del quale abbiamo già parlato a proposito de Il mistero dell’orto di Rocksburg, primo episodio della saga hard boiled che ha protagonista Blazic, edito fortunatamente in Italia da Carbonio editore.

Di solito, non esiste nulla che possa farti incazzare più rapidamente della realtà, amico mio

Fitti di ironia, i dialoghi di Balzic dipanano la trama gialla, spargono ironia al borde della comicità (senza mai slittare nel grottesco), tratteggiano figure borderline indimenticabili di un sottobosco umbratile di una città devastata, come i suoi abitanti, dalla crisi economica. E qui sta il punto, già esplorato in Episodio 1 di Rockburg: Constantine utilizza l’occasio di un omicidio per tratteggiare un’umanità dolente da un lato, e una società allo sbando dall’altro. Nella fattispecie, un’America Oggi della fine degli anni ’70, vista con gli occhi di immigrati di seconda generazione, impastoiata in una crisi economica postindustriale, disoccupazione, alcool, cattivo cibo e tempo da perdere, sebbene non seduti sui docks della baia.

K.C. Constantine

Ha quindi senso parlare della trama, di Lo scambio imperfetto? Abbiamo una giovane sconosciuta a cui è stato sparato in pieno volto, e dei lussuosi appartamenti gemelli che sono stati saccheggiati senza che la cosa venisse denunciata: da qui, l’investigatore se la deve vedere con un sedicente reverendo tenutario e spacciatore, e interagire con i tagli al personale, e con la politica, mirabilmente rappresentata da un sindaco neoeletto che non ha idea di cosa gli accada intorno né del guaio in cui si è volontariamente cacciato andando a farsi eleggere.

«È incredibile quante persone pensano di sapere come vengono fatte le leggi e come viene mantenuto l’ordine, qual è l’iter giudiziario, esattamente come lei, e invece non ne sanno nulla e non ci capiscono nulla. Lei sta confondendo una specie di moralità – Dio solo sa quale – con il successo nella persecuzione di gravi crimini».

Sovviene nulla? Scatta qualche riconoscimento? Col nostro presente, ma giù giù fino all’Apologia di Socrate: la grandezza di K.C. Constantine sta nel proporre in modo per nulla didascalico degli archetipi comportamentali, la prevalenza del cretino, l’incompetenza, la faziosità e gli interessi personali della parte decisionale del consesso umano. Il che, accidentalmente, si attaglia perfettamente al nostro momento presente e, di conseguenza, ai personaggi che popolano il nostro panorama politico-culturale (si fa per dire).

Dalla critica, K.C. Constantine è stato giustamente definito uno scrittore à la Faulkner, come si diceva, ossia un giallista che utilizza il delitto come catalizzatore ed espediente per raccontare il resto. Un resto che è molto incentrato su legge, legalità e giustizia: come nei migliori film, sebbene Lo scambio imperfetto non sia ancora stato girato, abbiamo dialoghi splendidi ma anche, e spicca come una gemma, uno dei più bei monologhi della storia del cinema contemporaneo, a livello di Mamet e Benioff per intenderci, un fantastico monologo. A pagina 214, per la precisione. Non resta che chiederci cosa si attende a portare Constantine sul grande schermo, raccomandando una direzione di luci e fotografia come per Americani o La 25° ora. O come si potrebbe girare il video di Nebraska, tipo Badlands di Malick.

Insomma, ci siamo capiti. E resti inteso che la presente recensione, posto che Carl Constantine Kosak, annoverato tra i migliori scrittori statunitensi con lo pseudonimo di K.C. Constantine, ha scritto diciassette romanzi ambientati a Rocksburg, vale come sollecito a Carbonio editore a darsi da fare e continuare in questa opera di modernariato letterario di altissimo livello.

Per amor di Dio, amico, cosa diavolo pensa che sia la legge? È un commercio, è un affare, è un compromesso, è negoziato. È scambio, scambio, scambio!

Vieri Peroncini per MIfacciodiCultura

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