#BeyondtheLyrics – “The Sound of Silence” di Simon & Garfunkel

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#BeyondtheLyrics – The Sound of Silence di Simon & Garfunkel

#BeyondtheLyrics - "The Sound of Silence" di Simon & GarfunkelIl 22 novembre del 1963, nell’oscurità del bagno della sua casa, Paul Simon diede finalmente voce ad accordi e parole confuse che raccoglieva da mesi. Si narra infatti che The sound of silence, inclusa nel primo album realizzato con la collaborazione di Art Garfunkel, Wednesday Morning 3. A.M., fosse stata composta in sei mesi, una riga al giorno.

Daltronde, dietro ogni grande successo, si nasconde più di ciò che vediamo e ascoltiamo: passione, sacrificio, tempo, sudore. Particolari emozioni e stati d’animo sono coltivati per un lungo tempo finché decidono di riversarsi su carta, di imprimere lettere nere con un significato più profondo.

«Hello darkness my old friend…» è uno degli incipit più famosi al mondo, a metà fra i ricordi nostalgici del rock e le raffinate suggestioni di un nuovo genere, quello folk. Qualcuno (Tony Wilson) intuì subito il potenziale di quelle parole, l’atmosfera novella e unica creata da Simon & Garfunkel, tanto da sovra-incidere il brano all’insaputa del duo, dotandolo di un arrangiamento più elettrico: fu così che esattamente nel 1964, the Sound of Silence, cominciò la sua ascesa, divenendo uno dei più famosi brani musicali al mondo.

In un mondo perennemente frenetico, bombardato da continue immagini, suoni, illuminato dalla luce del “dio neon“, il silenzio sembra essere il mantello invisibile che la gente porta addosso per cercare di coprire emozioni, sensazioni e le proprie vite. Ognuno è vestito da un abito di egoismo e insicurezza: nessuno che comunichi, nessuno che si relazioni con l’altro. Si preferisce tacere e isolarsi in un silenzio assordante, in una solitudine buia piuttosto che affrontare paure, dubbi, incertezze.

Simon utilizza una metafora per descrivere il senso di inquietudine e solitudine che deriva dall’incomunicabilità degli uomini, da quei muri invalicabili che tutti temono di affrontare.

#BeyondtheLyrics - "The Sound of Silence" di Simon & GarfunkelIn una dimensione oniricain restless dream I walked alone»), l’uomo si ritrova a camminare nell’oscurità della notte: nell’alone tenue di un lampione (il piccolo e silenzioso cosmo personale) d’un tratto sbuca il lampo di una luce al neon che interrompe la magia della notte e ne compromette il meraviglioso suono. Sotto quell’accecante faro, Simon fa trapelare il nauseante senso di claustrofobia narrow streets», «cold and damp») del vivere in una bolla di vetro: comprende come quella luce abbagliante non sia altro che la sterile realtà in cui si ritrova a vivere, una realtà impregnata d’un forte consumismo. Una società che non è in grado di creare nulla, volta alla  sola produzione e formata da «persone che parlano senza parlare, ascoltano senza ascoltare e scrivono canzoni che non riescono a cantare assieme perché nessuno osa disturbare il suono del silenzio».

«”Fools” I said “you do not know. Silence like a cancer grows”». Con queste parole rabbiose e sgomente, la voce dello scrittore risuona limpida nel buio della notte: una voce che si sceglie ignorare e forse anche deridere («but my words like silent raindrops fell»), come le parole dei profeti (i sognatori) «scritte nei muri della metropolitana e negli androni dei palazzi» e che «diventano sussurro nel suono del silenzio».

Il silenzio cantato da Simon & Garfunkel per gran parte della canzone, non è quella speranza letta tra le ultime righe del testo, quella condizione  a cui tutti gli uomini dovrebbero tendere: un unico e largo sublime silenzio largamente condiviso, come il manto scuro che si venera di notte e che si staglia sulle onde del mare.
Al contrario, il silenzio sembra essere quasi un cancro: lento e inesorabile, consuma gli uomini e soffoca le genti in una morsa invisibile di solitudine, di isolamento, spingendo ognuno a sentirsi meno compreso, meno empatico, un po’ più emarginato.

#BeyondtheLyrics - "The Sound of Silence" di Simon & GarfunkelÈ così che nel finale della canzone, si avverte l’amarezza di chi non riesce a rassegnarsi e adattarsi ad una esistenza fasulla e materialista: il suono del silenzio diviene sempre più labile, fino a configurarsi come un sottile monito di ribellione, rassegnazione e soprattutto speranza. Quella speranza che Simon e degli altri profeti imperterriti continuano a nutrire: se è vero che il cancro dell’isolamento cresce, è anche vero che bisogna combatterlo con le proprie forze, per uscire da una condizione di alienazione e ritornare ad essere un po’ più umani. Abbattendo il muro dell’indifferenza che tiene lontani silenzi che vorrebbero parlare.

Il silenzio non è assenza di comunicazione. Il silenzio nasconde più di quanto immaginiamo: è la somma delle parole urlate senza parlare, dei dolori muti sospesi nell’aria tra noi e chi ci fissa impaziente negli occhi. Il silenzio è una verità che temiamo di far diventare concreta, è un’emozione troppo astratta da spiegare. Il silenzio è un’ eco che assorda e stritola, è uno specchio con cui fare i conti, un fardello che temiamo di condividere, preferendo riempire l’aria delle solite parole inutili e vuote, vecchi cliché, frasi consumate.

«Dovrebbero incontrarsi due silenzi… avrebbero tante cose da dirsi».

 

Hello darkness, my old friend

I’ve come to talk with you again

Because a vision softly creeping

Left its seeds while I was sleeping

And the vision that was planted in my brain

Still remains

Within the sound of silence

 

In restless dreams I walked alone

Narrow streets of cobblestone

‘Neath the halo of a streetlamp

I turned my collar to the cold and damp

When my eyes were stabbed by the flash of a neon light

That split the night

And touched the sound of silence

 

And in the naked light I saw

Ten thousand people, maybe more

People talking without speaking

People hearing without listening

People writing songs that voices never share

No one dare

Disturb the sound of silence

 

“Fools” said I, “You do not know

Silence like a cancer grows

Hear my words that I might teach you

Take my arms that I might reach you”

But my words like silent raindrops fell

And echoed in the wells of silence

 

And the people bowed and prayed

To the neon god they made

And the sign flashed out its warning

In the words that it was forming

And the sign said “The words of the prophets

Are written on the subway walls

And tenement halls

And whispered in the sounds of silence”.

Eleonora Vergine per MIfacciodiCultura

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