Edward mani di forbice come Chagall: inventori di una danza nella neve

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Era il 1990 quando “Edward mani di forbice” uscì nelle sale, e fu immediatamente un successo.

Vedi, prima che lui venisse in questa città la neve non era mai caduta, ma dopo il suo arrivo è caduta. Se ora lui non fosse lassù, non credo che nevicherebbe così. A volte può vedermi ancora ballare tra quei fiocchi.

Kim e Edward, un’avventura che prende avvio dal “c’era una volta” raccontato da un’anziana signora a una bambina, adagiata in un enorme letto rosso. E’ sera tardi, le luci nella casa sono calde mentre fuori il blu elettrico della notte si amalgama alla neve candida che volteggia nel cielo livido dei presagi della notte. I fiocchi cadono, cadono incessantemente su un manto addormentato che pare una tinta di Marc Chagall, e invece è un mondo di fantasia, ideato da Tim Burton. Laggiù in lontananza sorge un castello, posizionato nel punto più alto che l’occhio umano possa intravedere nelle nebbie: è lì, dietro un giardino di origami floreali, che Edward osserva il mondo da dietro la finestra. Edward: la realizzazione incompiuta (mancano le mani, al loro posto ci sono delle forbici) di un inventore morto improvvisamente prima di aver ultimato la sua creazione

Una volta, tanti e tanti anni fa, viveva in quel castello un inventore, e tra le tante cose che faceva, si racconta che diede vita ad un uomo. Un uomo con tutti gli organi: un cuore, un cervello, tutto. Be’, quasi tutto. Perché, vedi, l’inventore era molto vecchio, e morì prima di finire l’uomo da lui stesso creato. Da allora, l’uomo fu abbandonato, senza un papà, incompleto e tutto solo.

Da lassù, Edward si avvicinerà al mondo, e lo farà coi suoi ritmi, con la sua ingenuità e la mancanza di conoscenza. Osserverà, come i bambini, e porrà una serie infinita di domande su come funzionino le cose. Analogamente a quanto accade a chiunque si ritrovi catapultato in una realtà nuova, lo spaesamento e la mancanza di punti saldi vengono a colmarsi, almeno parzialmente, quando sopraggiunge una figura, amicale o amorosa, che d’improvviso cattura l’attenzione. Ed ecco Kim (Winona Ryder), che con la sua fanciullezza racchiusa in un abito bianco e con i fiocchi di neve intrappolati per sempre nei vaporosi capelli biondo ramato, diventa a tutti gli effetti la portavoce di emozioni primigenie e autentiche.

«È un personaggio molto dolce, innocente ed entusiasta e non spaventoso» (Winona Ryder parlando del personaggio di Edward)

Il desiderio, l’avvicinamento ma soprattutto la curiosità: sono questi gli ingredienti che hanno reso “Edward Scissorhands” uno dei film di maggior successo di Tim Burton, perché in grado di conquistare il cuore ma soprattutto una pellicola che spinge ad agire, ad avviarsi comunque nel mondo anche se le risorse, conoscitive, emotive, sembrano non essere sufficienti. Ci sarà sempre, lungo il cammino, qualcuno di simile, e questo può cambiare il corso degli eventi. Zac! Per sempre, come quella notte di tanto tempo fa in cui nevicava e una storia vera veniva raccontata per la prima volta.

 

 

Isabella Garanzini per MIfacciodiCultura

 

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