Per un Halloween letterario: Brian Levack e Wilhelm Meinhold

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Per un Halloween letterario: Brian Levack e Wilhelm Meinhold

Per un Halloween letterario: Brian Levack e Wilhelm MeinholdHalloween ha completamente perso il suo significato originario, assumendo connotati commerciali (“dolcetto o scherzetto” o più disparati costumi) da una parte, e cattolici-romani dall’altra (il periodo in cui cade la festa coincide con la celebrazione dei defunti di qualche giorno successiva).

Una delle figure più rappresentative di Halloween, oltre a scheletri e vampiri, è quella della strega. La cultura popolare ci ha abituato a immagini di donne vecchie, brutte, malefiche e desiderose di danneggiare l’altro, vittime della più brutale forma di persecuzione sul finire del Medioevo fino all’Età dei Lumi. La lettura tradizionale della strega è fuorviante e non rispondente alla realtà dei fatti: le cosiddette streghe praticavano culti precristiani, legati alla natura e di matrice sciamanica, non le profanazioni di cui furono accusate dagli inquisitori della Chiesa di Roma e delle varie denominazioni protestanti (Ginzburg 2008, 2002, Cusumano, Parizzi 2011).

Per un Halloween letterario: Brian Levack e Wilhelm Meinhold
Wilhelm Meinhold

A livello internazionale, il più importante studioso di stregoneria è lo storico americano Brian Levack, al quale si deve il possente ed esaustivo Handbook of Witchcraft in Early Modern Europe and Colonial America (2014). Nel volume, egli affida a esperti internazionali lo studio della fenomenologia della stregoneria dal Medioevo fino ai processi di Salem. Il pregio dei contributi di questo volume sono le domande aperte che ogni storico lascia: essi non concludono in modo dogmatico o categorico, ma fanno sì che altri studiosi rispondano alle domande che hanno lasciato in sospeso, permettendo alla ricerca di prendere nuove e inesplorate prospettive. Levack, inoltre, affianca l’approfondimento più squisitamente storico con spunti provenienti dai gender studies e dal rapporto tra stregoneria e letteratura. Parlando di stregoneria e letteratura è importante menzionare uno scrittore tedesco oggi dimenticato, il pastore luterano Wilhelm Meinhold (1777-1851), autore di due squisiti romanzi, Maria Schwindler, die Bernsteinhexe (1843, Maria Schwindler, la strega di ambra) e Sidonia von Borke, die Klosterhexe (1847-1848, Sidonia von Borcke, la strega del convento). Nel primo romanzo, l’autore sfrutta una delle convenzioni più tipiche del romanzo gotico: il racconto del ritrovamento di un antico manoscritto. Nel caso in specie, è un pastore a ritrovare nella sua chiesa un manoscritto che racconta il processo di stregoneria nei confronti di Maria Schwindler, figlia del precedente pastore, e della scampata condanna a morte grazie all’intervento di un giovane innamorato. Il testo di Meinhold ebbe una vasta eco nell’Inghilterra vittoriana,  illustrato da importanti artisti preraffaelliti come Burne-Jones e apprezzato da scrittori del calibro di Oscar Wilde.

Edward burne-Jones, Clara e Sidonia Von Bork 1560 (1860)
Edward burne-Jones, Clara e Sidonia Von Bork 1560 (1860)

In Sidonia, lo scrittore descrive la vicenda leggendaria della nobildonna della Pomerania Sidonia von Borke, giustiziata per stregoneria nel 1620. Nella vicenda originaria Sidonia si trasferisce in un convitto luterano, dove causa scompiglio ed è accusata di stregoneria e poi giustiziata (cfr. Riedl 2004: 138-150, Rudolph 2004: 155-156).

Meinhold recepisce la storia, ma essa ebbe grande successo a livello letterario e artistico in Inghilterra. La madre di Oscar Wilde, Jane Francesca Elgee, lo tradusse come Sidonia the Sorceress (Sidonia la maga), iniziando un successo letterario senza precedenti nel paese. Burne-Jones e Dante Gabriel Rossetti rimasero affascinati dalla vicenda di Sidonia, rappresentandola come femme fatale (Bridgwater 2000: 213-220).

Questo articolo vuole essere un invito ad approcciarsi alla stregoneria in modo diverso: non siamo di fronte a donne malvagie, ma giovani e anziane donne (ma anche uomini), perseguitate e uccise per motivi socio-religiosi. Senza troppi moralismi, sarebbe opportuno, a mio giudizio, ripensare alla figura della strega e non vederla come uno dei personaggi immancabili di una festa commerciale. Levack e le vicende di Meinhold ci aiutano a ripensarla.

Andrea Di Carlo per MIfacciodiCultura

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