#1B1W / “Io uccido”, con Faletti tra il “fascino” del male e l’arguzia dei dettagli

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Un uomo intelligente a volte dà al mondo più di quello che riceve, uno furbo cerca di prendere il più possibile e dare il cambio il minimo indispensabile. A quale delle due categorie potrebbe essere ascritto Uno e Nessuno? E’ uno che ha cercato più di dare o più di prendere dal mondo? La domanda parrà assurda, o quanto meno spiacevolmente provocatoria trattandosi dello pseudonimo del serial-killer protagonista del romanzo Io Uccido di Giorgio Faletti ( Badini Castoldi Dalai editore, 2009), ma è la semplice dimostrazione di come l’esordio nella letteratura thriller del poliedrico autore sia in grado di travalicare la suspense e la meticolosità di qualsiasi indagine di polizia, per scendere nella profondità umana – ciò che tra i tentativi letterari adoro percepire.

Lo sconcerto di una storia ingarbugliata, alla stregua di una qualsiasi pagina della cronaca nera più atroce che si possa pescare dai momenti più bui della realtà, lascia il passo ad una riflessione profonda proprio legata al protagonista. Precisiamo, non che sia necessario definire un serial-killer, “intelligente” o piuttosto “furbo” – figuriamoci – ma il romanzo sembra ambiziosamente spingere alla sospensione di qualsiasi giudizio morale per godere di una storia avvincente di cui il protagonista non può che essere all’altezza, per via di quei meandri della psiche che in lui diventano profondi tunnel d’identità.

Che ci piaccia o no, quell’uomo ha fatto tutto per amore, un abnorme e incondizionato amore nei confronti […], afferma ad un certo punto lo psicopatologo nel corso della storia nata dall’immaginazione di Faletti, aggiungendo chiaramente anche l’ “oggetto” del suo amore, che non può essere – per ovvi motivi – riportato.

Commentare un romanzo thriller, cercando logicamente di seguire la trama, è affare complicato dovendo fronteggiare il rischio di non svelare più di quanto sia lecito fare, pertanto seguire il pentagramma dei personaggi, che – a mio avviso. con la loro individualità sono la serratura sul fascino più intenso di questo best seller, è la traccia più opportuna.

Allora, va aggiunto, che la complessità della personalità di Uno e Nessuno, di quella voce con cui era arrivato il senso della morte, è la stessa di un altro protagonista l’agente speciale dell’Fbi Frank Ottobre, così come del generale Parker, così come di tutti quelli che si affacciano a questa storia, in maniera più o meno breve, ma sempre e comunque intensa ed incisiva.

Così come va detto, che è la colonna sonora ad essere altrettanto spessa e fondamentale nell’atmosfera di questo thriller. Una storia che cementa attimi ed esistenze in una ricercatezza evocativa che è un vero valore aggiunto.

Io uccido, una dichiarazione di guerra alla vita. Una storia che intreccia il fascino del male e l’arguzia dei dettagli – lì dove tradizionalmente si dica nascondersi il diavolo –  in grado di essere colta dallo sguardo pronfondo degli inquirenti.  Una storia di quel mondo gentile che esiste solo quando qualcuno cerca di intesserlo per te cercando di proiettarti in un mondo in cui nessuno può morire, ma poi nella quotidianità compare questo qualcuno che dice Io Uccido e comincia ad interferire con la sua vita in quella di altri, allontanando quel mondo gentile, costretto a ritornare solo in una delle tante dimensioni che la vita intreccia, sovrappone e disfa in quelle tante sfide che pone ai nostri piedi.

Antonia De Francesco per MIfacciodiCultura

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