Smuovere le coscienze: appena concluso il Festival della Fotografia Etica

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Piazza Broletto, Lodi

A Lodi si è appena conclusa l’edizione annuale del Festival della Fotografia Etica. Un evento diventato un appuntamento storico negli anni, che raccoglie abitualmente centinaia e centinaia di visitatori dalle località più disparate della Lombardia e non solo. L’atmosfera del Festival è quella di una provincia che non è più provinciale – inteso in senso positivo: nonostante la città non sia paragonabile a una metropoli, le mostre fotografiche allestite ogni anno (sempre nel mese di ottobre, durante ogni weekend) portano alla città un fascino che arricchisce e suscita curiosità, andando al di là dei confini locali, della provincia. Specialmente se si è frequentatori assidui negli anni, se si collabora come Amici del Festival facendo qualche servizio utile all’organizzazione, o se si partecipa al progetto Educational per le scuole, non si può non notare che le vie del centro storico si animano di tante voci, colori e personalità. Tante storie diverse – purtroppo drammatiche – che vengono raccontate e presentate al pubblico, tante vicende internazionali e non su cui si cerca di far luce, soprattutto se altri media non ne parlano.

Da nove anni ormai il FFE (questa la sigla molto diffusa sui social) è un progetto promosso dal Gruppo Fotografico Progetto Immagine di Lodi – su coordinamento generale di Alberto Prina e Aldo Mendichi –, ente che sul territorio lodigiano si propone di far avvicinare chiunque voglia al mondo della fotografia, come strumento di diffusione della conoscenza e di comunicazione, per andare sempre alla ricerca di un nuovo punto di vista.

uno scatto tratto da Prima comunione

Ogni anno le sezioni del Festival si suddividono tra spazi tematici, di approfondimento, di sguardo sul mondo, poi spazi dedicati alle ONG e lo speciale World Report Award. Questo è un concorso dedicato alla realizzazione di reportage fotografici di ambito sociale e documentaristico, con lo scopo principale di documentare l’umanità, come recita il sottotitolo Documenting Humanity. Qualunque fotografo e fotogiornalista può partecipare al concorso inviando il proprio reportage per le diverse categorie di Mater, Spot Light, Short Story, Student e Mondo Italia, sottoposto al giudizio della giuria apposita. Quest’anno i vincitori sono risultati Darcy Padilla con il reportage Dreamers (dedicato al villaggio di Whiteclay e alla riserva naturale di Pine Ridge nel South Dakota, tra i luoghi più poveri degli Stati Uniti dove la situazione è più che allarmante per il consumo elevatissimo di alcool di contrabbando); Senthil Kumaran Rajendran con il reportage Boundaries: Human and Tiger Conflict (dedicato alla minaccia costituita dalle tigri in India, per cui le uniche forme di sostentamento per la popolazione sono poste in seria difficoltà); Emile Ducke con il reportage Diagnosis (dedicato al treno di San Luca in Siberia, cioè un convoglio messo a disposizione dal governo per fornire assistenza medica gratuita alla popolazione delle aree più remote); Arne Piepke con il reportage Glaube, Sitte, Heimat (dedicato ai club di tiratori in Germania, realtà molto particolari e conservatrici); Mariano Silletti con il reportage Serra Maggiore (dedicato al borgo omonimo situato in Basilicata, la cui storia è legata alla riforma agraria degli anni Cinquanta).

uno scatto di Letizia Battaglia

Inoltre, in questa nona edizione appena conclusa un onore maggiore al Festival è stata la partecipazione della fotografa Letizia Battaglia, conosciuta a livello internazionale a partire da fine anni Sessanta per i suoi scatti che raccontano la difficile storia siciliana legata alla mafia e alle stragi che nei decenni si sono susseguite. I visitatori in questo caso hanno potuto ammirare le immagini di Palermo e della sua storia, immagini di sangue che però hanno toccato anche le persone più comuni. E ne sono diventati un triste simbolo.

Dunque, l’anno prossimo il Festival della Fotografia Etica festeggia il decimo compleanno. E ad un evento culturale del genere, che promuove tanta conoscenza e sensibilizzazione, non si può far altro che augurare il meglio – dopo tutte le storie raccolte, tra le più varie esistenti, e dopo un’imponente macchina organizzativa che di edizione in edizione si sussegue – per continuare a far smuovere le coscienze di tutti.

Francesca Bertuglia per MIfacciodiCultura

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