Ben Harper: quando la musica arriva dal cuore dello Spazio

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Ben Harper: quando la musica arriva dal cuore dello Spazio

Ben Harper: quando la musica arriva dal cuore dello SpazioOggi 28 ottobre, ricorre l’anniversario della nascita di Ben Harper. Musicista e chitarrista eclettico, capace di unire tradizione e innovazione così come amore ed impegno sociale. Ben Harper rappresenta la prova vivente che culture profondamente diverse possono creare dalla loro unione qualcosa di molto affascinante.

Nato nel 1969 a Claremont, una delle città più meridionali della contea di Los Angeles, Benjamin Chase Harper è il frutto dell’amore di Leonard, di discendenza afroamericana e cherokee, e di  Ellen, di origini ebraico-lituane (già così l’incontro di culture mi pare più che evidente). Se spesso, in questo tipo di memoriali, si raccontano quegli episodi che quasi per caso o per fortuna hanno trascinato i loro protagonisti nel mondo della musica, nel caso di Ben siamo agli antipodi, in Antartide per la precisione.

Il piccolo Ben entra in contatto con il mondo della musica praticamente appena venuto al mondo. I suoi nonni materni sono proprietari di un negozio di strumenti, il Folk Music Center (adesso anche Museum) proprio a Claremont. Il nonno è liutaio e insegna al nipote tutti i trucchi e le tecniche del mestiere, la madre Ellen invece indottrina il figlio nell’utilizzo della chitarra acustica come mezzo espressivo.

Avvolto da questo clima caldo, anche climaticamente, e famigliare Ben diventa in poco tempo un piccolo prodigio della chitarra. Soprattutto per il grande repertorio che dimostra di avere per un età così giovane. A dodici anni, durante il suo primo live (lo ripeto perché forse è passato in sordina: dodici anni), dimostra di conoscere musicisti come Ry Cooder, Bob Dylan, Edith Piaf (quale bambino non francofono conosce Edith Piaf!?), Sam Cook, Robert Johnson, Jimmie Rodgers, solo per citarne alcuni.

Ben Harper: quando la musica arriva dal cuore dello SpazioInsomma Ben è un classico figlio d’arte, e pure bravo. La Virgin non ci mette molto a scoprirlo, e nel ’94 lo scrittura, producendo così il suo primo album di studio Welcome to the cruel World. Da qui in poi è un successo più o meno costante, sia di pubblico che di critica. Al primo Ben piace perché esprime un tipo di musica già sentita prima con personaggi del calibro di Bob Dylan e Bob Marley, non so se il “Bob” sia voluto, ma non credo sia una coincidenza. Le canzoni di Ben sono impegnate socialmente, a volte anche politicamente. Come quando (diversi anni dopo) parteciperà ad un tour organizzato da Moveon.org intitolato Vote for change, dove il fulcro della questione era smuovere la coscienza dei cittadini degli Swing States, Stati con un disarmante basso numero di votanti. All’impegno il nostro eroe riesce anche ad accostare un messaggio di amore e serenità che richiama molto quello del re del Reggae, Bob Marley. Anche se con Ben credo che il messaggio religioso alla base della filosofia rastafari sia praticamente assente. Quello che passa in questo caso credo che siano soltanto le positive vibration.

Con un inizio così precoce non si può che avere una discografia di tutto rispetto. Ben Harper ha realizzato, insieme alla sua band storica The Innocent Criminals, quattordici album di studio, l’ultimo uscito proprio quest’anno (e col quale è in tour attualmente negli Stati Uniti) Call it What it is. Se però mi è concesso di consigliare un album in particolare suggerisco il doppio live del 2001 Live from Mars, dove si può apprezzare sia una versione elettrica delle performance sia una acustica, e dove si trovano anche due cover d’autore come Whole lotta love dei Led Zeppelin e The drugs don’t work dei Verve.

Oggi possiamo celebrare i cinquanta anni di Ben Harper ascoltando un live direttamente da Marte, sperando di non schiantarci al suolo.

Damiano Sessa per MIfacciodiCultura

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