Milano: dal Guggenheim di New York in arrivo Picasso, Monet e Gauguin

Dal 17 ottobre 2019 al 9 febbraio 2020

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Dall’Impressionismo alle Avanguardie, dalle tinte vispe di blu di Vincent van Gogh alla confusione d’apparenza di Pablo Picasso, passando per le donne silentemente scrutatrici pennellate da Paul Cézanne: direttamente dal Guggenheim di New York a Palazzo Reale fino al 9 febbraio 2020.

In collaborazione con il Comune di Milano Cultura, Palazzo Reale e MondoMostre Skira, la mostra ripercorre un ciclo artistico evolutosi e disvelatosi in un’eterogeneità di fascinazioni e stimoli differenti. Dal tocco impressionista, abile scrutatore sia degli sprazzi di nature estive o gioconde sotto la neve sia di quei volti eloquenti ritratti da Berthe Morisot, si naviga entro il dinamismo roseo presente ne La lezione di danza (1874) di Edgar Degas; ci si distende poi con l’animo pensieroso dinanzi a Lo stagno delle ninfee (1899) di Claude Monet, il quale sul finir del XIX secolo s’affermò come l’artista messaggero, portavoce dei moti verdeggianti e delle foschie primigenie all’auge della sensibilità dell’uomo moderno.

Ho dipinto cose impossibili a vedersi, ma si diventa pazzi a fare cose simili (Claude Monet)

Sulla scia del Romanticismo, un acuto ammiratore e adoratore dei retroscena inviolati delle terre lontane, in contemplazione delle estatiche bellezze fiorite e adornate di antichi silenzi, ammaliato dai colori vivi dei gialli dei soli e dagli scintillanti neri, fu Paul Gauguin. Con le sue Donne tahitiane (1891) e la scuola di Pont-Aven a legittimare la contemplazione a occhi aperti, le domande Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo? (1897) sovvengono istintivamente a chi si ritrova in un territorio avulso da influenze esterne. Soli, con sullo sfondo unicamente la comparsa dell’isola di Morea, e nient’altro che il silenzio coi suoi spiriti.

Vedo ovunque nella natura, ad esempio negli alberi, capacità d’espressione e, per così dire, un’anima (Vincent Van Gogh)

Dal Guggenheim, il viaggio continua e incontra le pennellate solo apparentemente disordinate, incastrate tra loro a formare composizioni fintamente disorganizzate di Pablo Picasso, maestro di quei lungimiranti fraseggi di Guernica (1937). Il sogno (1932) rivela invece che nessuno, proprio nessuno, riuscirà mai a fornire un’interpretazione delle opere indipendenemtente dalla propria persona: ad approdare nell’onirico è sempre la coscienza, che solo momentaneamente addormentata elabora e ridefinisce ciò che di per sè ha già vissuto e interpretato da sveglia. 

E poi Paul Cèzanne, che con tinte rubine assai sbiadite raffigura l’espressione di sua moglie, Madame Cèzanne, che con uno sguardo eloquente e le mani quasi congiunte esprime un legame di devozione con l’artista. Le tende adornate di verde antico e uno specchio del medesimo colore della sedia conferiscono armonia all’opera, la stessa armonia che la mostra a Palazzo Reale trasmetterà ai visitatori che, passando da Milano, osserveranno le 40 opere, le quali sono già passate per il Guggenheim di Bilbao e l’Hotel de Caumont di Aix-en-Provence. Il tour delle opere farà poi ritorno a New York: dal momento che Claude Monet sosteneva che «una buona impressione si perde così velocemente…», sarebbe realmente un peccato perdersi “l’impressione” di estasiata meraviglia che questa mostra nel cuore milanese può evocare.

Isabella Garanzini per MIfacciodiCultura

 

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