Cesare Lombroso: quanto l’aspetto esteriore dice della personalità?

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Fin dai tempi di Ippocrate si cercò di comprendere maggiormente cosa si celasse dietro i pensieri e i comportamenti di una persona. Convincersi di poter scorgere la psiche attraverso il soma fu una delle intuizioni, logicamente lontane da qualunque forma di conferma sperimentale e scientifica, che permise di arrivare a comprendere maggiormente la correlazione tra il corpo e ciò si cela dentro, tra il sipario rosso e le sue quinte di nero opaco.

Fu Franz Joseph Gall a dare avvio, con la frenologia, a quel collegamento tra «segni esterni, protuberanze e depressioni che si trovano nel cranio, e organi cerebrali interni». Sulla medesima scia, Cesare Lombroso nel 1876 affermò che «vi sono delle caratteristiche somatiche in grado di evidenziare la personalità e i tratti del delinquente». Parlando di atavismo, Lombroso sostenne che tali anomalie, riscontrabili in “prognatismo, labbra spesse e protundenti, il mento quadro e sporgente” rifletterebbero specularmente la personalità e la psiche della persona, deriverebbero da un’eredità primordiale. Fin dall’antichità, infatti, i geni avrebbero permessero il mantenersi intatto di tali conformazioni distorte, che non sarebbero però riscontrabili e visibili ai discendenti più diretti di colui che presenta tali tratti distintivi. Cesare Lombroso è il più celebre degli studiosi che pensò di definire la personalità partendo dall’aspetto estettico ma non fu l’unico.

Nel 1900, Ernst Krestschmer (1921) e William H. Sheldon (1954) parlarono del temperamento, che sarebbe inevitabilmente correlato con l’apparenza fisica. Per Kretschmer vi sarebbe una correlazione tra la struttura somatica, la personalità e i disturbi mentali, che andrebbe a sintetizzarsi in tre tipi costituzionali, ognuno con delle caratteristiche peculiari: il leptosomico, l’atletico e il tipo picnico (si aggiungerà anche il tipo displasico, derivante dalla mescolanza dei precedenti). Sheldon invece propose un modello che metteva in relazione il temperamento con le caratteristiche somatiche. Dopo avere osservato diverse fotografie, l’autore arrivò a identificare tre componenti strutturali primarie: componente endomorfa, la isomorfa e la ectomorfa. Dalla diversa combinazione di queste tre, si originava un somatotipo specifico.

Indubbiamente la fisiognomica è superata, in quanto oggi è comunemente condivisa l’idea che la personalità non sia accessibile da una mera osservazione dell’aspetto estetico della persona, mentre invece bisogna analizzare diverse variabili (ambiente, biologia, aspetti inconsci) che concorrono quotidianamente a influenzare la vita della persona.
Isabella Garanzini per MIfacciodiCultura

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