Moschino cita Picasso. La Donna che ritrova il potere dell’Arte

Moschino Spring/Summer 2020

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Picasso. Picasso ovunque. Queste le prime impressioni che chi conosce un po’ di storia dell’arte e l’artista spagnolo riconosce osservando la più recente sfilata del brand Moschino. Le scenografie in passerella costruiscono un percorso fatto di maxi-cornici continuamente ‘bucate’ dalle modelle, che come impersonificazioni delle opere d’arte creano uno spettacolo unico. Si riconoscono nettamente tutte le fasi della carriera di Pablo Picasso: dal periodo rosa a quello blu, dal contributo al cubismo alle astrazioni delle figure femminili a Guernica. Le forme degli abiti parlano un linguaggio contemporaneo ma non inedito, ritornano a pieno gli anni ‘80 (spalline alla ‘Dallas’ comprese), coniugate però con forme estremamente geometriche, che accolgono la donna in quadrati, trapezi e cerchi che la rendono particolarmente algida e sicura di sé, pur essendo sempre intinta in quello humor tipicamente Moschino. A tratti si richiamano anche le origini dell’artista, con abiti da flamenco e fantasie squisitamente spagnole. Ogni modella indossa labbra rosso fuoco, il resto del viso viene lasciato luminoso e naturale. Ma quel rosso fa trasparire tutto ciò che questa sfilata/evento ci può regalare.

In una società in continuo movimento, abbattimento e ricostruzione, recuperare elementi dal passato non sembra una cosa così nuova. La novità però, sta in questo caso nel recuperare qualcosa che ha segnato profondamente un’epoca. Gli abiti di Moschino prendono vita grazie a simboli, immagini, icone di un artista che ha regalato alla sua epoca uno specchio in cui tutti potessero vedere cosa esattamente stesse succedendo in quel momento storico. Non si deve infatti dimenticare che ad esempio il cubismo è stato frutto della teoria della relatività di Einstein, che il periodo blu ed il periodo rosa sono stati un’esemplificazione di ciò che l’allora nuova psicanalisi aveva stimolato; Picasso ha mostrato all’arte che artista e tempo storico possono di rado distaccarsi, se non mai. Così, la donna Moschino viene fatta rappresentante sicura di una testimonianza del passato, sottolineando l’importanza di ciò che in senso generale potremmo definire ‘cultura’, ma che sarebbe forse meglio indicare come ‘forziere di ispirazioni’. Ogni tipo di rappresentazione del sé, che sia attraverso la moda, il make-up, la pittura o tutto il resto necessita un recupero, un avvicinamento a qualcosa che già è stato, per poter generare bellezza.

Questa sfilata diventa quindi un’ulteriore conferma di quanto l’arte possa e debba sempre essere a servizio dell’arte, in un mondo in cui a volte si trascura il valore del recupero dimenticando che non si può puntare ad un futuro radioso senza la consapevolezza dei tempi che ci hanno accompagnato e ci accompagnano. Chissà se Picasso nel suo futuro aveva immaginato di essere protagonista di una sfilata Moschino.

 

Mattia Romano per ArtSpecialDay

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