Eustress, distress e coping: cos’è lo stress e come affrontarlo

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“Questo periodo è veramente stressante!” “Non dirlo a me guarda, io vivo con lo stress”

Ecco una tipica conversazione tra due conoscenti di qualunque fascia d’età. Il lunedì mattina forse, ma non che il mercoledì sia meglio. Che si tratti di piccoli o grandi stressors, quotidianamente ognuno vive- o convive- con degli agenti esterni che potenzialmente potrebbero arrecare danno alla salute. mentale e fisica, se non a entrambe. Ma come riconoscere quando lo stress è un segnale positivo se si riesce a comprenderne il messaggio?

Andando oltre i luoghi comuni, infatti, lo stress è una risposta a specifica a stimoli esterni che l’organismo giudica come potenzialmente pericolosi e nocivi per l’integrità psicofisica del soggetto o contrari a qualunque azione che mantenga l’omeostasi. L’equilibrio, dunque, verrebbe rotto- o interrotto- dallo stress. Talune volte accade, però, che lo stress agisca al contrario non per turbare la funzionalità in negativo, ma per avvertire sia la mente che il corpo che qualcosa non va.

Segnali, avvertimenti, consigli: lo stress positivo che incita, sprona, induce il soggetto a percepirsi si chiama eustress. L’eustress, o stress positivo, è essenziale perchè non nuoce ma induce al cambiamento. Al contrario, il distress è lo stress negativo, quello che spesso è associato a meccanismi quali la ruminazione (ripetizione mentale costante di episodi, emozioni, stati umorali non elaborati dalla psiche) e altre modalità disfunzionali.

Al fine di proteggersi dal distress, va potenziato il coping, ossia la modalità di far fronte o la risposta allo stress. Nello specifico, il coping è di due tipi:
1. Coping orientato all’azione: consiste nel concentrare i propri sforzi mentali e fisici sulle caratteristiche oggettive del problema. Come in un problema matematico, si soppesano el variabili e si analizza la situazione al microscopio
2. Coping orientato all’emozione: si pone rilievo a quello che lo stimolo elicitante evoca nella persona, domandandosi se tale stato sia o meno gestibile
Inoltre, si parla di coping primario quando il soggetto concentra le sue energie per rispondere immediatamente al problema. Il coping secondario, invece, si riferisce alla reazione e ai pensieri che accompagnano il soggetto dopo aver incontrato il problema.

Non esiste una strategia di coping migliore o peggiore, esiste però la persona e la situazione specifica. Sarebbe irrealistico sentenziare che il coping orientato all’emozione sia universalmente meglio, in tutte le situazioni e i tempi diversi, ma anche se è prediletto in maggioranza dalle donne non significa che sia il migliore a prescindere. Per selezionare il coping più adatto, occorre che la persona si ascolti, e comprenda quale sia la strategia migliore per sè, in quel momento, per quello specifico problema.
Isabella Garanzini per MIfacciodiCultura

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