Edmondo De Amicis, omaggio all’ultimo dei manzoniani

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Edmondo De Amicis, omaggio all’ultimo dei manzoniani

Gli emigranti

Cogli occhi spenti, con lo guancie cave,
Pallidi, in atto addolorato e grave,
Sorreggendo le donne affrante e smorte,
Ascendono la nave
Come s’ascende il palco de la morte.

Edmondo De Amicis, Poesie – 1882

Edmondo De Amicis
Edmondo De Amicis

Ricordiamo l’ultimo dei manzoniani, poeta dell’amore fraterno e della bontà: Edmondo De Amicis – scrittore, pedagogo e giornalista –  nasce il 21 ottobre del 1846 ad Oneglia e muore a Bordighera l’11 marzo 1908, all’età di 62 anni. Ricordato per il suo romanzo più famoso Cuore (1886), De Amicis rappresenta al meglio lo specchio politico del nascente socialismo italiano di fine Ottocento. Sempre al fianco delle classi operaie, ammassate e vessate, in tutti i modi De Amicis ne è uno stremo difensore con autentico spirito solidale.

Amico di Filippo Turati, nel 1889 dà alle stampe Sull’oceano ammiccando simpatia per i massoni. Sposa gli ideali di Marx e difende i più piccoli sottratti all’obbligo della scuola e costretti a lavorare come animali da soma o addirittura da macello. In linea con il pensiero di Turati, De Amicis auspica il rinnovamento delle coscienze da parte di coloro che hanno le redini del potere: più onestà da una parte e più onere civile dall’altra. Più conoscenza di se stessi, per la massa, maggiori aperture intellettuali a seguito di una cultura migliore, più ampia.
Il rispetto assoluto per il concetto di umanità è alla base della filosofia dell’autore. Contrario all’avvento del capitalismo moderno e il ricambio dell’assetto societario, in De Amicis emerge il concetto di persona nella sua individualità, nel suo essere più intimo.

La sua vocazione alla scrittura in primis e l’amore per il viaggio poi, si concretizzano negli scritti Spagna del 1873, Olanda e Ricordi di Londra del 1874, Marocco del 1876, Costantinopoli del 1878 e Alle porte d’Italia del 1884, quest’ultimo dedicato alla città di Pinerolo e ai suoi dintorni, fino ad arrivare al suo viaggio in America il cui diario, intitolato Sull’oceano è dedicato agli emigranti italiani.

Sull’oceano viene pubblicato nel 1889 e si configura come un’accurata analisi sociale oltre che un romanzo di grande verve narrativa. De Amicis sale a bordo del piroscafo Nord America, poi ribattezzato Galileo, per compiere in ventidue giorni la traversata Genova-Buenos Aires. Durante il viaggio lo scrittore ligure assume la triplice veste di passeggero, cronista e interprete. Con lui troviamo una maculata umanità, fatta da borghesi e da una moltitudine di emigranti settentrionali e non solo. È lo spaccato di un’Italia intera che sale a bordo, un’Italia analfabeta, povera, in cerca di fortuna e che mantiene i suoi valori e la sua dignità.

Da uno stralcio dell’opera: 

Quando arrivai, verso sera, l’imbarco degli emigranti era già cominciato da un’ora […]: una processione interminabile di gente usciva a gruppi dall’edificio dirimpetto, dove un delegato della Questura esaminava i passaporti. La maggior parte, avendo passato una o due notti all’aria aperta, accucciati come cani per le strade di Genova, erano stanchi e pieni di sonno. Operai, contadini, donne con bambini alla mammella, ragazzetti che avevano ancora attaccata al petto la piastrina di latta dell’asilo infantile passavano, portando quasi tutti una seggiola pieghevole sotto il braccio, sacche e valigie d’ogni forma alla mano o sul capo, bracciate di materassi e di coperte, e il biglietto col numero della cuccetta stretto fra le labbra.

de-amicis-2Sull’oceano è un’opera di denuncia sociale e delle condizioni in cui gli “emigranti” sono costretti a viaggiare. Una memorabile galleria di personaggi, che ricordano i “parenti stretti” di quelli che oggi arrivano in massa sulle nostre coste. Questa esperienza che si rivelerà fondamentale per De Amicis, che lo spingerà verso l’adesione al socialismo.

Pubblica ancora, tra gli altri, Il romanzo d’un maestro (1890), Fra scuola e casa (1892), La maestrina degli operai (1895), La carrozza di tutti (1899), Nel regno del Cervino (1904), L’idioma gentile nel 1905. Collabora a varie testate di ispirazione socialista e pubblica Bozzetti di vita militare (1868), Novelle (1872), Ricordi del 1870-71 (1872), Ricordi di Parigi (1879), I due amici (1883); Amore e ginnastica (1892), Questione sociale (1894), Le tre capitali: Torino-Firenze-Roma (1898); La Tentazione della bicicletta (1906), Cinematografo cerebrale (1907), Compagnia (1907), Ricordi d’un viaggio in Sicilia (1908), Nuovi ritratti letterari e artistici (1908).

Sara Rotondi per MIfacciodiCultura

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