Umberto Boccioni: un futurista nello spazio

0 1.999

Umberto Boccioni fu uno degli esponenti di spicco del Futurismo, la prima avanguardia storica consapevole. Il manifesto del movimento, redatto nel 1909 e pubblicato il 20 febbraio su Le Figaro di Parigi, fu il primo di una fitta serie di testi programmatici.

Umberto Boccioni: un futurista nello spazio
Forme uniche della continuità nello spazio (1913)

Nato a Reggio Calabria il 19 ottobre del 1882 da una famiglia di origini romagnole, viaggiò durante la sua infanzia e gli anni della formazione in diverse città italiane. Nel 1901 si trasferì a Roma dove, stringendo amicizia con Gino Severini e Giacomo Balla, entrò in contatto con il divisionismo. Il 1907 fu un anno determinante per la sua carriera: soggiornò per la prima volta a Milano e conobbe Filippo Tommaso Marinetti. Nel 1910 partecipa alla stesura del Manifesto dei pittori futuristi ed al Manifesto tecnico del movimento futurista in cui vennero evidenziate con chiarezza le loro intenzioni e fu chiarita la loro posizione nei confronti della tradizione. Con l’entrata dell’Italia in guerra nel 1915 si arruolò volontariamente, ma il 17 agosto del 1916 Boccioni morirà cadendo da cavallo durante un’esercitazione: un destino beffardo poiché a causare la sua prematura morte sarà l’animale eletto a simbolo dell’avanguardia e protagonista di molti lavori da lui realizzati.

La sua produzione fu consistente nonostante la prematura scomparsa. A partire dai dipinti le sue opere, ispirate alla scoperta della cronofotografia, influenzate dalla tecnica divisionista e consce delle novità cubiste, presero sin da subito una strada autonoma. Esse furono in grado di dialogare con i maggiori capolavori realizzati contemporaneamente in Europa: grazie all’uso personale della pittura diede vita nei suoi lavori alla compenetrazione tra figure e ambiente, basti pensare a La città che sale (1910), a La risata (1911), a Gli stati d’animo: Gli addii (1911) o ancora a Materia (1912) .

Nonostante il futurismo proclami l’amore per la macchina e l’innovazione, i temi ricorrenti in particolare per Boccioni rimasero classici: figure umane, case e cavalli. Questo l’unico legame che mantenne con la tradizione.

Umberto Boccioni: un futurista nello spazio
Dinamismo di un cavallo in corsa + case (1914)

Le sculture non tarderanno ad assumere forme del tutto nuove. Nel 1913 realizzò Sviluppo di una bottiglia nello spazio e il più famoso, riprodotto anche sul retro dei 20 centesimi, Forme uniche di continuità nello spazio. Di entrambi strutturò solamente il gesso senza passare alla successiva fusione: il passaggio al bronzo, che imprime ai lavori un’aurea di tradizionalità, fu eseguito dopo la sua morte e le prime copie furono fuse intorno agli anni Trenta. Ad essere rivoluzionario, anche in questo caso, non sarà il tema visibile (una natura morta e una figura umana), ma quello invisibile: lo spazio. La tecnica usata per la messa in opera si concentra sulla trasformazione subita dai corpi durante il loro movimento, tenendo in considerazione che non esiste uno stato di quiete assoluta. Lo spazio si fonde con l’oggetto raffigurato nella velocità, incidendo su di esso anche quando l’oggetto è apparentemente fermo.

Questo interesse quasi ossessivo per lo spazio e per gli effetti generati da esso sull’oggetto gli garantirono di rimanere fedele ai precetti del movimento avanguardista e di dipingere, scolpire e realizzare il nuovo. Il nuovo e il futuro entrarono nelle sue opere anche grazie all’utilizzo di materiali non canonici e di matrice industriale, che l’artista dichiarò espressamente adatti nel Manifesto tecnico della scultura futurista da lui firmato l’11 aprile del 1912: legno, cartone, fili di ferro, latta, stoffe. Con Fusione di una testa e di una finestra (1911) e con Dinamismo di un cavallo in corsa + case (1914) diede vita a due dei primi assemblage della storia indicando la strada alle future installazioni di artisti come Richard Serra.

R. Whiteread, Casa, 1993

L’interessante compenetrazione tra figura e ambiente sulla quale puntò Umberto Boccioni, se da un lato assume forme vicine all’astrazione, dall’altro si spinge verso lavori più recenti, interessati a rivendicare un passato differente ed aprire le porte ad un futuro diverso. In Dinamismo di un Cavallo in corsa + case l’immagine crea un’illusione percettiva dove le forme sembrano fondersi, gli oggetti subiscono una compressione impressa dallo spazio circostante e perdono la loro immediata riconoscibilità. In Forme uniche di continuità nello spazio il gioco sembra inverso in quanto la figura sciogliendosi nell’ambiente perde la sua identità. Uno spazio che assume un valore maggiore rispetto all’oggetto singolo ed agisce su di esso e sul suo movimento. Il lavoro del futurista acquista quindi un significato anche sociale e psicologico che per molti versi si avvicina ai più recenti lavori dell’inglese Rachel Whiteread, che giocando sui rovesciamenti di interno ed esterno esprime attraverso i suoi lavori tematiche sociali legate alla percezione dello spazio. La Whiteread con Casa del 1993 sottolinea come lo spazio privato venga spesso esposto pubblicamente mentre lo spazio pubblico e la vita in esso stiano sparendo. Due modi differenti e distanti per sottolineare l’importanza fisica e sociale dello spazio.

Greta Canepa per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.