Di paura il cor compunto – “La boutique del mistero” di Dino Buzzati

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Fin dal titolo, la raccolta di racconti La boutique del mistero (1968) di Dino Buzzati (16 ottobre 1906 – 28 gennaio 1972) insinua nel lettore un senso di curiosità mista a inquietudine. I temi principali intorno a cui ruota l’opera sono la paura, l’angoscia, la morte. Eventi incomprensibili si succedono l’uno dopo l’altro, agitando i personaggi e, tramite essi, il lettore. Il timore viene insinuato attraverso le ambientazioni sinistre e l’inadeguatezza dei personaggi a far fronte agli avvenimenti che accadono, che si rivelano incontrollabili e inesorabili.

La boutique del misteroAd esempio, in Eppure battono alla porta, l’ambientazione è un’antica villa con un grande parco, minacciata da un violento temporale, che ingrossa il fiume vicino. Ma nessuno, all’interno dell’abitazione, sembra preoccuparsene. O, almeno, finge di non preoccuparsene. La scena iniziale rivela un’atmosfera tranquilla in un ambiente domestico (una sala con caminetto), che però viene progressivamente scalfita attraverso l’accumulo di piccoli dettagli interpretabili come sinistri presagi (ad esempio, le rose ormai appassite che perdono i petali appena vengono sfiorate; le tende normalmente rosse che, per il buio, sembrano nere). Ciononostante, persino quando l’acqua comincia a penetrare nella villa, la famiglia aristocratica che vi abita persiste nell’ostentare sicurezza, con un’incrollabile fede nelle vecchie mura della propria casa. In tutto ciò, mentre si continua a udire «l’orribile rombo che aumentava aumentava dalle fonde voragini della terra», qualcuno arriva a bussare alla porta. Arriveranno a scoprire di chi si tratta? Non voglio svelarvelo, per non rovinare la perfetta climax ascendente di suspense che l’autore è riuscito a creare, e che si può comprendere appieno solo leggendola in prima persona.

Anche in Una cosa che comincia per elle il titolo, quasi in forma di indovinello, stuzzica la curiosità del lettore. Lungo il racconto, si scopre che quella “cosa” che comincia per elle è, in realtà, una persona. Questo racconto parla di emarginazione, e in poche pagine riesce a mettere in evidenza i meccanismi che portano un gruppo di persone a isolare un loro simile: se ne individua una debolezza, una “pericolosità”, e si decide di allontanarlo, senza possibilità di appello. Il fatto più atroce è che la persona che si vuole isolare viene, per giunta, denigrata e offesa, invece di essere compresa e aiutata nella sua difficoltà: «Fuori immediatamente, cane!». Anche in questo caso, vi invito alla lettura del testo per scoprire, più specificamente, di cosa tratta la vicenda.

La boutique del misteroIl colombre sviluppa invece il tema, di fortuna secolare, del mostro marino. Il colombre è un terribile squalo che perseguita le sue vittime fino ad indurle alla morte. Esso è temibile e pericoloso, eppure terribilmente affascinante: solo in pochissimi predestinati possono riuscire a vederlo e, dunque, ad affrontarlo. Il protagonista del racconto, Stefano Roi, è combattuto tra i sentimenti di terrore e di attrazione nei confronti dell’animale: da una parte, si sente più tranquillo lontano dal mare, per non vederlo; dall’altra, si sente un prescelto, con la facoltà di vedere e di affrontare il mostro. Il nucleo della vicenda si può riassumere nella frase: «Grandi sono le soddisfazioni di una vita laboriosa, agiata e tranquilla, ma ancora più grande è l’attrazione dell’abisso».

In ogni racconto è presente qualche fenomeno difficilmente spiegabile con le leggi naturali; Buzzati propone infatti immagini surreali e insiste piuttosto sulla simbologia tipica dei sogni e dell’inconscio. Ne Le gobbe nel giardino, piccole montagnole crescono da sole nel giardino del protagonista (che in questo caso coincide con lo stesso autore, Dino Buzzati). Egli, di fronte all’evento misterioso, cerca di opporre una razionale resistenza: «Va’, va’, ti prego, queste sono superstizioni assurde»; tuttavia, non potendo trovare una spiegazione logica, accetta il fenomeno con estremo sbigottimento.

La vertigine è uno dei principali protagonisti della raccolta, a causa della frequenza con cui compaiono edifici altissimi e incommensurabili, che inghiottono subdolamente il protagonista nelle loro profondità senza possibilità di uscita (Sette piani), si rivelano utopie irrealizzabili come la torre di Babele (La Torre Eiffel), affascinano per il panorama di sublimi bellezze lontane che mostrano (Ragazza che precipita).

La boutique del mistero

Il racconto che, personalmente, mi ha più angosciato, è Una goccia. Che cosa potrebbe avere di così strano, di così inquietante, di così pericoloso una piccola e semplice goccia d’acqua? Nulla, se non il fatto misterioso di vincere la forza di gravità riuscendo a salire le scale, con il classico, ossessionante, snervante rumore “tic, tic”. Cosa rappresenta questa goccia, non è dato sapere, né a livello letterale («Ma che cosa sarebbe poi questa goccia […] un topo forse? Un rospetto uscito dalle cantine? No davvero»), né a livello allegorico («E allora […] sarebbe per caso una allegoria? […] Niente affatto, signori»).

Non possiamo spiegarci tutto quello che accade intorno a noi. In fondo, rimane sempre qualcosa di incontrollato e incontrollabile. Ed è proprio questo il motore perenne delle nostre paure:

Ma no, vi dico, non è uno scherzo, non ci sono doppi sensi, trattasi ahimè proprio di una goccia d’acqua, a quanto è dato presumere, che di notte viene su per le scale. Tic, tic, misteriosamente, di gradino in gradino. E perciò si ha paura.

Arianna Capirossi per MIfacciodiCultura

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