Friedrich Nietzsche, ovvero dell’amore incondizionato per la vita

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Friedrich Wilhelm Nietzsche (Röcken, 15 ottobre 1844 – Weimar, 25 agosto 1900)  è stato uno dei più importanti e suggestivi filosofi dell’Ottocento. La sua riflessione, nonostante manchi di un apparato teoretico forte come quello proposto da altri grandi del suo tempo, ha rappresentato un’inesauribile fonte di ispirazione per pensatori, letterati ed artisti.

Friedrich Nietzsche, ovvero dell'amore incondizionato per la vita

Prima di elaborare una riflessione propriamente filosofica, Nietzsche porta avanti studi filologici, grazie ai quali inizia ad interessarsi alla cultura greca, che rappresenta la vera chiave di volta di tutto il suo pensiero. Riconducibili al mondo greco sono infatti i due celebri principi apollineo e dionisiaco, che trovano una teorizzazione definitiva nell’opera del 1871 La Nascita della Tragedia dallo Spirito della Musica. Il primo, quello apollineo, è principio di ordine, forma, equilibrio e ragione. Il secondo, il dionisiaco, principio di caos, distorsione, irrazionalità e sentimento. Due principi opposti, che però sono imprescindibili l’uno dall’altro. È dalla loro unione che può nascere la vita, è da questo connubio che si origina il mondo. La forza dionisiaca annulla ogni individualità originata a partire dall’apollineo, che agisce sulla realtà ordinandola e rendendola così intelligibile agli strumenti razionali. Da questa eterna lotta a risultare vittoriosa sarà la vita, a discapito del singolo individuo che, a partire dall’azione dionisiaca, si perde nel marasma del tutto. Questi due principi e la loro contrapposizione, tuttavia, non sono realmente ascrivibili al mondo greco: i greci non avevano coscienza della dicotomia individuata da Nietzsche che la elabora mescolando suggestioni appartenenti alla grecità ed elementi provenienti dalla filosofia di Schopenhauer. Nietzsche, infatti, interpreta il mondo greco applicandogli le categorie schopenhaueriane, incurante del fatto che il pessimismo di Schopenhauer affondasse le sue radici nell’India antica, più che nella Grecia classica. Secondo questa interpretazione, i greci giudicavano la vita umana come dolorosa, in quanto mera apparenza basata sul principium individuationis: in questa realtà spietata e governata dalla Volontà, l’individuo non trova alcuno spazio. Tuttavia, i Greci, dimostrando così la grandezza del loro animo, sono riusciti a trovare uno strumento per sopportare il dolore insito all’esistenza: l’arte. Soltanto l’arte, «la vera attività metafisica dell’uomo», può donare alla realtà l’armonia e la bellezza necessarie all’essere umano per poter vivere in questo mondo:

L’arte rende tollerabile la vista della vita ponendo su di essa il velo del pensiero non puro.

Entriamo così nel vivo del pensiero nietzscheano: siamo in presenza di una realtà che è fatta soltanto di rappresentazioni, tuttavia è l’unica realtà possibile. Con Nietzsche siamo ormai lontani dal dualismo kantiano che ci voleva relegati ad una realtà fenomenica, in contrasto con quella noumenica, appalto di un inarrivabile intellectus archetipus: con la riflessione del filosofo prussiano siamo ormai padroni dell’unica realtà che esiste, anche se essa è soltanto apparenza. L’autore ci propone un’immagine nuda e cruda della realtà, che è fatta di rappresentazioni che non sono altro che maschere che ci nascondono un’amara verità, cioè che l’esistenza non ha alcun senso. Quell’indirizzo teleologico che persino Kant  si era sentito in dovere di inserire nel suo sistema filosofico – seppur come argomento dimostrativo e quindi non fondante – perché l’uomo ha bisogno di un fine per poter vivere, ci viene completamente negato da Nietzsche. L’uomo nietzschiano è condannato a barcamenarsi nei meandri di un’esistenza che non è illuminata da nessuno scopo ultimo. Il non senso della vita è racchiuso nella celeberrima dichiarazione della morte di Dio:

Dio è morto! Dio resta morto! E noi l’abbiamo ucciso! Come potremmo sentirci a posto, noi assassini di tutti gli assassini?

Fuor di metafora, Nietzsche, che è bene ricordare non è affatto credente, sta mostrando che, con il venir meno della fede in Dio, che per il popolo occidentale rappresentava un incrollabile punto di riferimento, viene meno anche la possibilità per l’uomo di credere in un ordine cosmico, di individuare cioè un indirizzo teleologico di questa realtà. Ed è proprio in questo punto così critico, nebuloso e apparentemente pessimistico della riflessione nietzschiana, che è ravvisabile la sua grandezza. I toni apocalittici utilizzati per descrivere la situazione dell’uomo moderno, un uomo senza Dio e senza scopo, nascondono in realtà la più profonda di tutte le speranze: se questa esistenza è senza significato, se non vi è un fine ultimo che funge da guida, dovrà essere l’uomo a darsi un suo senso e a trovare un suo scopo, muovendosi in questo mondo e in questa vita, perché realtà altre e migliori non ve ne sono.

Vi scongiuro, fratelli miei, restate fedeli alla terra, e non credete a coloro che vi parlano di vane speranze soprannaturali. Sono avvelenatori, lo sappiano o no.

Nietzsche, negandoci ogni possibilità metafisica trascendente non ci sta gettando nell’abisso più nero, ma ci sta invitando a valorizzare le nostre forze e ad amare la nostra realtà, scoprendo che il metafisico può essere in ogni nostro gesto, qui ed ora.

Francesca De Fanis per MIfacciodiCultura

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